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Biografia
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 Carlo Versè
[Diventodivento] nasce ad Ostia il 25 ottobre del 1963.
Non ha pubblicato mai nulla e ha cominciato a 16 anni a scrivere canzoni e tutt’ora che ne ha 43 prosegue in questa sua inclinazione. Il suo passato di musicista polistrumentista gli garantisce un’attitu-
dine verso la musicalità delle parole. Scrive perché non può farne a meno, è un’esigenza quasi fisiologica.
La sua ispirazione, dice lui, ha lunghi momenti di pausa, ma poi, mordicchiato da topi nell’anima, riaccende il pc e
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scrive parole che si ritrovano nei suoi scritti.
La sua scrittura è caratterizzata da un’impostazione istintuale. Lui afferma che ciò che scrive lo scrive di getto e non apporta quasi mai correzioni. Ama la solitudine, ma, in certe occasioni, preferirebbe scrivere un po’ meno ed avere una vita più serena. “Sono nato in riva al mare, sono cresciuto su una spiaggia”, questa frase, che è di Gino Paoli, è il suo biglietto da visita, è un’immagine che lo rappresenta benissimo, perché ama il mare e fino dall’età di 4 anni è andato a vela. Nelle sue metafore letterarie, parlando del mare, si evince fortemente questo amore per il mare.
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Recensione
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“Volevo volare” questo il titolo di una lirica dell’autore. Semplice nella sua essenzialità potrebbe essere il titolo di una canzone ma è anche l’aspirazione di un’artista che si esprime attraverso parole e musica. Come ci rivela nei suoi cenni biografici la canzone è stata il suo punto di partenza. Nel suo scrivere troviamo echi di questa capacità tanto da rendere le sue liriche piacevolissime all’ascolto, Così troviamo rime non rigidamente incastonate nella metrica poetica ma libere da schemi.
Ti intreccio lucenti collane di vento
leggere, di mille diversi colori
e mentre lavoro sorrido contento
…
Ho passato una vita a cercare
ho guardato il mio mondo deluso
ho poi cercato stanco e confuso
di stender le ali, volevo volare
In “Quiete” le consonanze si fanno più strette fino ad arrivare a specchiarsi in parole vicine nei loro suoni.
Attesa appesa
trema e trama
in scene oscene
Ampio spazio alla natura e al suo parlare. Vento e pioggia, sole e stelle, fiumi e laghi e così via. Il poeta li guarda con occhi da bambino come rivela nei versi:
Semplice essenza di vita
come risa di bimbo
si cresce e si lascia
la crudele anima candida
che impietosa offende
nella sincerità.
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Si cresce ma testimoniano, queste parole, il gran desiderio di restare bimbo nel proprio animo. Ed ecco che libera il fanciullo in Piccole Fate, tenera filastrocca scritta con ritmo da ritornello e che nella rima esprime tutta la sua musicalità.
Un vento straniero passato per caso
si ferma stupito a guardare incantato
una musica nuova pian piano l'ha invaso
guarda solo le fate... sul lago fatato
Non mancano spunti di riflessione interiore quasi a volersi fermare nel canto, sostituito da un recitato come a parlare a se stesso.
Leggiamo
aspetto che venga l'alba stanco ti tante stelle
oppure
Io che credo nel non credo
Ho fatto del mio vuoto un voto
Si svela così un uomo attraverso la propria poesia. Raccontarsi in versi e il nostro autore riesce bene nell’intento. Carlo dice nei suoi cenni biografici di voler scrivere meno forse con l’obiettivo di distillare maggiormente i propri sentimenti per porgerceli in una bevanda dal gusto più intenso. I presupposti ci sono e sono sicuro che nella sua evoluzione artistica il poeta e il musicista ci darà sempre il meglio di sé. E noi gli auguriamo di tenere fede a questo verso che scrive a conclusione di una sua lirica:
…non posso e non voglio tradire me stesso.
Davide Ferrara
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Credo
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Io che credo nel non credo
Ho fatto del mio vuoto un voto
Cercando Dio in un maggiore
Dolore in un minore
Io che credo in ciò che vedo
Nei gesti delle persone
Nelle ore tirate lunghe
Parlando di confusione
Io che credo in cose incerte
Nei gesti delle persone
Nel dubbio che sta nascendo
Mentre scrivo una canzone
Io che credo nelle storie
Di gente che si butta via
Gettando il cuore nei soldi
e la vita in un'utopia
Io che credo negli ubriachi
E nel vino che li ha bevuti
Nelle risate folli
E negli ultimi saluti.
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Navigarti
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Cercami...
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Di tanto ignoto mare
in onde spettinato
mi innamoro a navigare
orizzonte tondo lato.
Così vorrei scoprirti
navigandoti i pensieri
dolcemente favorirti
carezzando seni fieri
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Perduto in pensieri bassi
cerco di alzarmi e cado
trovando nella terra
un facile riparo
aspetto che venga l'alba
stanco di tante stelle
e della luna così bella
che sembra un'illusione.
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Piccole fate
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Piccole fate che danzan leggere
su freschi laghi nascosti tra i pini.
Arrivano tutte da un vecchio podere
che posson vedere soltanto i bambini
Danzano in tondo così, senza peso
il tempo, felice, sta fermo e le osserva
l'antico volto aperto al sorriso
protegge le fate da un'ombra proterva
Fatinabella danza al centro del cerchio
una brezza di mare l'aiuta a volare
una goccia di luna sul viso gaio
rende il suo sguardo gioioso e solare
Un vento straniero passato per caso
si ferma stupito a guardare incantato
una musica nuova pian piano l'ha invaso
guarda solo le fate... sul lago fatato
ora scende sull'acqua e quel ballo accompagna,
e suona soffiando tra i rami, impacciato
Fatinabella si ferma e gli insegna
Ora il canto del vento e senz'altro intonato
Fatinabella lo invita a danzare
alzando le onde di quel lago d'argento
Il vento le insegna come forte soffiare
volare è più bello se fatto col vento.
E volano via spazzando le nuvole
col cuore leggero di chi non ha limiti
protagonisti di mille altre favole
e non spettatori poggiati sui gomiti
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Pristina
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Solo tu
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Fermati fiume, fermati ora
vedi il mio corpo, è morto e non vola
Viaggia leggero, nella corrente
Viaggia, viaggia , viaggia e non sente
Nato montano
un giorno d'estate
ho corso nel grano
nel cuore le fate
qualcosa ho imparato
ma a cosa è servito
se mi hanno ammazzato
se mi hanno tradito
È qui che mi fermo,
Finito è il mio tempo
e sì, e sì , e sì che io resto
non posso e non voglio tradire me stesso
Strappami il cuore, strappalo via
lascialo in terra, questa terra che è mia
Perdo la vita, dalle mie vene
mi lega alla terra, come catene
Anime perse
dal volto segnato
né pane né cuore
un passato negato
si impastano lente
cercando un confine
un limite estremo
che non sia la fine
È qui che mi fermo,
Finito è il mio tempo
e sì, e si , e si che io resto
non posso e non voglio tradire me stesso
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Sole semplice e goccia di vita assoluta.
Sorsi di sorrisi, colore del calore
amare senza amaro
Per te divento di vento
Tu sole.
Solo tu.

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Volevo Volare
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Ho passato una vita a cercare
ho guardato il mio mondo deluso
ho poi cercato stanco e confuso
di stender le ali, volevo volare
stanco, di camminare incapace
cercavo in quel solitario volo,
i larghi gesti di un funambolo
ignorando il suono del torace
muto, come il suono del silenzio
sognavo spesso di esser vento
cercando nel ritmo qualche accento
non volendo dei pensieri far negozio
Poi, come in un cambio di stagione
il sole ha rotto le mie nuvole
aprendo poi le ali sulle favole
dandomi in quel volo la ragione
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Semplice
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Semplice essenza di vita
come risa di bimbo
si cresce e si lascia
la crudele anima candida
che impietosa offende
nella sincerità.
Crescendo cambiamo
addolciti nei modi
ma altro non siamo
Che la strada da fare
per arrivare scavando
alla nostra anima perfetta
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Quiete
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Voglia di pioggia
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Attesa appesa
trema e trama
in scene oscene
Corpi torti
in posti imposti si
stracciano e tacciono
Quiete e sete su
un volto stravolto
dal vino divino.
Aspetto la morte
di quiete vestita;
non felice, non fenice.
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Il cielo già pieno di pioggia
Si beve la luce del giorno
Ingordo non cede una goccia
E semina sete lì intorno
Un vecchio seduto lo guarda
Cercando di non bestemmiare
Il grano a morire non tarda
Il vecchio può solo aspettare
Cercando il rombo del tuono
Della pioggia soltanto il ricordo
Aspettando le lacrime buone
Nei cerchi tracciati da un corvo.
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-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: Manuela Verbasi
-Supervisione: Paolo Rafficoni
-Autore di Rosso Venexiano: Carlo Versè [Diventodivento]
-Recensione: Davide Ferrara
-Editing: Anna De Vivo [Ande]
- Staff di Frammenti
-tutti i diritti riservati agli autori, vietato l'utilizzo e la riproduzione di testi e foto se non autorizzati per iscritto
ventifebbraioduemilanove
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La camicia di lino
Notte senza Luna. Non c'ho fatto caso subito. I lampioni, i fari delle auto, le insegne e le persone mi hanno distratto. Mi hai distratto tu, mi ha distratto quella cascata di capelli lisci, neri su una pelle 'naturalmente' color cioccolata. Un viso dolce dai lineamenti regolari e uno sguardo che è un invito a perdersi in quegli occhi verde chiaro che riescono ad essere così armoniosi nel contrasto con il colore della pelle. Sono solo da pochi minuti e ancora sento l'odore dei tuoi capelli su quella camicia di lino bianco che ho comprato perché mi hai detto che ti piaceva e che me la vedevi bene addosso. In effetti mi sta bene, ma mai come sta bene a te che l'hai indossata per prima. Eravamo a casa tua e mi hai detto: "Dammi un attimo per cambiarmi, poi andiamo a mangiare qualcosa perché ho fame!". Ho sorriso. Come dire di no ad una voce come la tua? Arrivi da una terra lontana migliaia di chilometri e io ti ho conosciuta qui, quasi per caso. E' stato solo tre mesi fa e già mi sembra di non poter fare a meno di quel cantilenare tipico della tua lingua, delle parole in un italiano ibrido che mi dici già ridendo sapendo che stai per coniare una nuova parola. Sorrido e aspetto che tu ti cambi. Sei astemia e a casa tua, solo succhi di frutta. Berrei volentieri un whisky, mi accontento di un succo di frutta alla pera. lo sorseggio e poi, quando ti vedo uscire dalla tua stanza, quasi mi strozzo. Indossi la mia camicia ed un paio di jeans e ridi. Tutto risplende in un tuo sorriso e i miei occhi scendono a guardare la mia camicia. Nonostante i taschini posti all'altezza del seno, vedo i tuoi capezzoli spingere spavaldamente la camicia in avanti. "Non vorrai mica uscire così!!". Ridi e scappi in camera. Ti raggiungo e mi sfuggi cerchi di scappare con sempre meno convinzione. Ti tengo le mani sopra la testa e tu invochi aiuto ridendo. Ti bacio e il silenzio prende il sopravvento. E' un bacio che non finisce più. Ti tengo le mani con una sola mano e con l'altra slaccio uno per uno i bottoni della camicia. Mi sembra chiaro a questo punto chi dei due sia il cacciatore e chi la preda: tu sei il predatore ed io la preda... ed è dolcissimo. E' un gioco che amiamo fare e che è stato spontaneo fino dai primi giorni. Facciamo l'amore ed è una violenza dolcissima. I minuti passano... non ce ne rendiamo conto ma il tutto ci porta ben oltre l'orario di chiusura dei ristoranti. Decidiamo di andarci a mangiare un panino sulla spiaggia. E' settembre e l'aria la sera è ancora dolce. Passiamo al chiosco a rifornici di panini, succo d'arancia per te e birra per me. Risaliamo in macchina e l'odore dei panini con la salsiccia in quel momento, fanno fare a Chanel e a tutti i profumi più blasonati una misera figura! Vogliamo stare tranquilli. Conosco un posto dove la sera lasciano le sedie a sdraio sulla spiaggia ed è proprio lì che sono diretto. Pochi km dal centro abitato, lontano dalle luci, dalla gente e dal caos. Percorriamo una stradina tra cespugli di macchia mediterranea che sarà lunga quattrocento metri e ad ogni passo, l'assenza della Luna diventa sempre più evidente. Non si vede un tubo! Procedo a passi cauti e tu mi stai stretta dietro, per l'esattezza ti porto a cavalluccio, perché hai paura degli animali che ci possono essere! Rido e ringrazio il cielo che sei uno scricciolo e che tutto sommato posso fare un figurone portandoti sulle spalle senza rischiare un enfisema polmonare! Le dune che nascondo la spiaggia dalla strada 'ci' fanno sudare un po' ma finalmente guadagniamo la spiaggia. Apriamo le sdraio, mangiamo il panino e poi non c'è niente da fare. Non riesco a fermarti: via i pantaloni, via la camicia e ti vai a tuffare nel mare. "Dove vai, fermati! Hai appena divorato un panino con la salsiccia e io non sono un bagnino!". Per fortuna l'acqua è fredda e ti fermi con l'acqua a mezza coscia. Mi chiami. Io detesto l'acqua fredda: ho freddo a fare il bagno in mare anche ad agosto alle due del pomeriggio. Faccio un tuffetto, mi rinfresco e poi mi sdraio al sole per riprendere calore, spesso battendo i denti. Però stasera non posso resistere. C'è un vento di scirocco che rende l'aria densa, sensuale. Via la polo, via i jeans e ti raggiungo. Camminando verso di te mi rendo conto che tu sei solo la stella che mi è più vicina perché alzando gli occhi al cielo mi accorgo che senza Luna anche le stelle più timide si fanno vedere e sono migliaia... Si vede chiaramente la via Lattea. Arrivo e ti abbraccio da dietro e non so perché ma guardando la via Lattea, le mie mani vanno a coprire i tuoi seni mentre ti dico: "Guarda su..." tu rovesci il capo indietro appoggiandolo sulla mia spalla e cominci a dirmi qualcosa nella tua lingua e io non capisco ma dal tono della voce capisco che sei colpita anche tu, anche perché non accenni a rialzare la tua testa dalla mia spalla e l'universo ha stasera due attenti spettatori in più. Più stiamo al buio e più le stelle aumentano di numero e anche ora cade il silenzio, ma il silenzio del mare. Siamo entrambi senza parole nel vedere quanto sia bello il mondo. Il cielo è così nero che non si distingue la linea dell'orizzonte e ad un certo punto tu punti un dito e incominci a dirmi una parola nella tua lingua. Non capisco... guardo cosa stai indicando e allora capisco: barche da pesca con le lampare. Sembrano stelle cadute in mare. Ci godiamo lo spettacolo dal mare ancora qualche minuto poi abbracciati ce ne torniamo sulla spiaggia, alle 'nostre' sdraio. Io sto tremando ma anche tu lo fai e ti vedo battere i denti.... hai freddo. Non abbiamo portato teli da mare per asciugarci, quindi prendo la mia polo e ti asciugo le gambe, poi do un'asciugata anche alle mie e stiamo meglio. Decidiamo che due sdraio sono troppe e ci accomodiamo scomodissimi in due su una sola sdraio. Non sono mai stato così felice nella mia vita di stare in una posizione scomoda. Diciamo che la posizione meno scomoda era quella che scatenava istinti ai quali abbiamo lasciato fare il loro naturale decorso fino a che all'alba, ci siamo addormentati. Alle sette Il bagnino, che conosco da quando avevamo entrambi dieci anni, ci viene a svegliare portandoci cappuccini con la panna e 'danesi' appena sfornati. Mi guarda con un briciolo di invidia, ma è invidia bonaria. La riaccompagno a casa e vado al lavoro. Lei ha il viso segnato e io non devo essere molto più presentabile... anzi! Indosso finalmente la mia camicia di lino nuovo e con quella vado a lavorare. Uno squillo sul cellulare, un tuo messagio: "Tutte le stelle del cielo brillano meno della tua anima". Sorrido, la chiamo e le dico non senza fatica quelle cinque lettere fatidiche. Appuntamento a cena a casa sua, e ancora non so se la giornata lavorativa volerà o sarà lenta come quando da bambino aspetti il Natale. Comunque passerà ed io ho i tuoi capelli sulla mia camicia, il tuo profumo sulla mia stropicciatissima camicia e sento che tu sei arrivata nel cuore del mio cuore.
Diventodivento
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-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: Manuela Verbasi
-Supervisione Paolo Rafficoni
-Editing: Manuela Verbasi
-Racconto di ©Diventodivento
- Staff di Frammenti
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