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sabato, 21 febbraio 2009
In... --recensioni, diventodivento, carlo versè

 

 



Biografia
 
Carlo Versè
[Diventodivento] nasce ad Ostia il 25 ottobre del 1963.
Non ha pubblicato mai nulla e ha cominciato a 16 anni a scrivere canzoni e tutt’ora che ne ha 43 prosegue in questa sua inclinazione. Il suo passato di musicista polistrumentista gli garantisce un’attitu-
dine verso la musicalità delle parole. Scrive perché non può farne a meno, è un’esigenza quasi fisiologica.
La sua ispirazione, dice lui, ha lunghi momenti di pausa, ma  poi, mordicchiato da    topi  nell’anima,   riaccende  il  pc  e
scrive parole che si ritrovano nei suoi scritti.
La sua scrittura è caratterizzata da un’impostazione istintuale. Lui afferma che ciò che scrive lo scrive di getto e non apporta quasi mai correzioni. Ama la solitudine, ma, in certe occasioni, preferirebbe scrivere un po’ meno ed avere una vita più serena. “Sono nato in riva al mare, sono cresciuto su una spiaggia”, questa frase, che è di Gino Paoli, è il suo biglietto da visita, è un’immagine che lo rappresenta benissimo, perché ama il mare e fino dall’età di 4 anni è andato a vela. Nelle sue metafore letterarie, parlando del mare, si evince fortemente questo amore per il mare.
 
 

 

 

Recensione
 
“Volevo volare” questo il titolo di una lirica dell’autore. Semplice nella sua essenzialità potrebbe essere il titolo di una canzone ma è anche l’aspirazione di un’artista che si esprime attraverso parole e musica. Come ci rivela nei suoi cenni biografici la canzone è stata il suo punto di partenza. Nel suo scrivere troviamo echi di questa capacità tanto da rendere le sue liriche piacevolissime all’ascolto, Così troviamo rime non rigidamente incastonate nella metrica poetica ma libere da schemi.
Ti intreccio lucenti collane di vento
leggere, di mille diversi colori
e mentre lavoro sorrido contento

Ho passato una vita a cercare
ho guardato il mio mondo deluso
ho poi cercato stanco e confuso
di stender le ali, volevo volare

In “Quiete” le consonanze si fanno più strette fino ad arrivare a specchiarsi in parole vicine nei loro suoni.
Attesa appesa
trema e trama
in scene oscene

Ampio spazio alla natura e al suo parlare. Vento e pioggia, sole e stelle, fiumi e laghi e così via. Il poeta li guarda con occhi da bambino come rivela nei versi:
Semplice essenza di vita
come risa di bimbo
si cresce e si lascia
la crudele anima candida
che impietosa offende
nella sincerità.

Si cresce ma testimoniano, queste parole, il gran desiderio di restare bimbo nel proprio animo. Ed ecco che libera il fanciullo in Piccole Fate, tenera filastrocca scritta con ritmo da ritornello e che nella rima esprime tutta la sua musicalità.
Un vento straniero passato per caso
si ferma stupito a guardare incantato
una musica nuova pian piano l'ha invaso
guarda solo le fate... sul lago fatato

Non mancano spunti di riflessione interiore quasi a volersi fermare nel canto, sostituito da un recitato come a parlare a se stesso.
Leggiamo
aspetto che venga l'alba stanco ti tante stelle
oppure
Io che credo nel non credo
Ho fatto del mio vuoto un voto

Si svela così un uomo attraverso la propria poesia. Raccontarsi in versi e il nostro autore riesce bene nell’intento. Carlo dice nei suoi cenni biografici di voler scrivere meno forse con l’obiettivo di distillare maggiormente i propri sentimenti per porgerceli in una bevanda dal gusto più intenso. I presupposti ci sono e sono sicuro che nella sua evoluzione artistica il poeta e il musicista ci darà sempre il meglio di sé. E noi gli auguriamo di tenere fede a questo verso che scrive a conclusione di una sua lirica:
…non posso e non voglio tradire me stesso.
Davide Ferrara
 
 

 

 

Credo
Io che credo nel non credo
Ho fatto del mio vuoto un voto
Cercando Dio in un maggiore
Dolore in un minore

Io che credo in ciò che vedo
Nei gesti delle persone
Nelle ore tirate lunghe
Parlando di confusione

Io che credo in cose incerte
Nei gesti delle persone
Nel dubbio che sta nascendo
Mentre scrivo una canzone

Io che credo nelle storie
Di gente che si butta via
Gettando il cuore nei soldi
e la vita in un'utopia

Io che credo negli ubriachi
E nel vino che li ha bevuti
Nelle risate folli
E negli ultimi saluti.
 

 

 

Navigarti
Cercami...
Di tanto ignoto mare
in onde spettinato
mi innamoro a navigare
orizzonte tondo lato.

Così vorrei scoprirti
navigandoti i pensieri
dolcemente favorirti
carezzando seni fieri
Perduto in pensieri bassi
cerco di alzarmi e cado
trovando nella terra
un facile riparo

aspetto che venga l'alba
stanco di tante stelle
e della luna così bella
che sembra un'illusione.
 
 

 

 

Piccole fate
Piccole fate che danzan leggere
su freschi laghi nascosti tra i pini.
Arrivano tutte da un vecchio podere
che posson vedere soltanto i bambini

Danzano in tondo così, senza peso
il tempo, felice, sta fermo e le osserva
l'antico volto aperto al sorriso
protegge le fate da un'ombra proterva

Fatinabella danza al centro del cerchio
una brezza di mare l'aiuta a volare
una goccia di luna sul viso gaio
rende il suo sguardo gioioso e solare

Un vento straniero passato per caso
si ferma stupito a guardare incantato
una musica nuova pian piano l'ha invaso
guarda solo le fate... sul lago fatato

ora scende sull'acqua e quel ballo accompagna,
e suona soffiando tra i rami, impacciato
Fatinabella si ferma e gli insegna
Ora il canto del vento e senz'altro intonato

Fatinabella lo invita a danzare
alzando le onde di quel lago d'argento
Il vento le insegna come forte soffiare
volare è più bello se fatto col vento.

E volano via spazzando le nuvole
col cuore leggero di chi non ha limiti
protagonisti di mille altre favole
e non spettatori poggiati sui gomiti
 

 

 

Pristina
Solo tu
Fermati fiume, fermati ora
vedi il mio corpo, è morto e non vola
Viaggia leggero, nella corrente
Viaggia, viaggia , viaggia e non sente

Nato montano
un giorno d'estate
ho corso nel grano
nel cuore le fate
qualcosa ho imparato
ma a cosa è servito
se mi hanno ammazzato
se mi hanno tradito

È qui che mi fermo,
Finito è il mio tempo
e sì, e sì , e sì che io resto
non posso e non voglio tradire me stesso

Strappami il cuore, strappalo via
lascialo in terra, questa terra che è mia
Perdo la vita, dalle mie vene
mi lega alla terra, come catene

Anime perse
dal volto segnato
né pane né cuore
un passato negato
si impastano lente
cercando un confine
un limite estremo
che non sia la fine

È qui che mi fermo,
Finito è il mio tempo
e sì, e si , e si che io resto
non posso e non voglio tradire me stesso
Sole semplice e goccia di vita assoluta.
Sorsi di sorrisi, colore del calore
amare senza amaro
Per te divento di vento
Tu sole.
Solo tu.

 

 

Volevo Volare
Ho passato una vita a cercare
ho guardato il mio mondo deluso
ho poi cercato stanco e confuso
di stender le ali, volevo volare

stanco, di camminare incapace
cercavo in quel solitario volo,
i larghi gesti di un funambolo
ignorando il suono del torace

muto, come il suono del silenzio
sognavo spesso di esser vento
cercando nel ritmo qualche accento
non volendo dei pensieri far negozio

Poi, come in un cambio di stagione
il sole ha rotto le mie nuvole
aprendo poi le ali sulle favole
dandomi in quel volo la ragione
 
 

 

 

Semplice
Semplice essenza di vita
come risa di bimbo
si cresce e si lascia
la crudele anima candida
che impietosa offende
nella sincerità.

Crescendo cambiamo
addolciti nei modi
ma altro non siamo
Che la strada da fare
per arrivare scavando
alla nostra anima perfetta
 

 

 

Quiete
Voglia di pioggia
Attesa appesa
trema e trama
in scene oscene

Corpi torti
in posti imposti si
stracciano e tacciono

Quiete e sete su
un volto stravolto
dal vino divino.

Aspetto la morte
di quiete vestita;
non felice, non fenice.
Il cielo già pieno di pioggia
Si beve la luce del giorno
Ingordo non cede una goccia
E semina sete lì intorno

Un vecchio seduto lo guarda
Cercando di non bestemmiare
Il grano a morire non tarda
Il vecchio può solo aspettare

Cercando il rombo del tuono
Della pioggia soltanto il ricordo
Aspettando le lacrime buone
Nei cerchi tracciati da un corvo.
 
 

 

 


 
 
-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti:  Manuela Verbasi
-Supervisione:  Paolo Rafficoni
-Autore di Rosso Venexiano:  Carlo Versè  [Diventodivento]
-Recensione: Davide Ferrara
-Editing: Anna De Vivo [Ande]
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Autore » © Ass.ne Salotto Culturale Rosso Venexiano


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