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[...] ah la mia vita...la mia vita o di essa quel che rimane si distenda al di là dei tetti irti di comignoli, apra il conclave delle donne incaute.

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Biografia
Donatella Maino
-Butterfly56-
Donatella Maino nasce a Pergine Valsugana, Trento, alla vigilia di un Natale del dopoguerra, da genitori relativamente maturi. Quando i suoi occhi si aprono al mondo vede solo rovine. Tutto il suo habitat è disgregato dalle bombe che hanno fatto di Trento, città di frontiera con presidio tedesco, luogo di tragici scontri con le forze alleate. Trascorre l'infanzia e l'adolescenza nell'indigenza che poi canterà in un suo brano "Un mondo scomparso". In quinta elementare la maestra riconosce in lei l'attitudine a fantasticare con le parole attraverso una prosa dedicata a "X Agosto" di Giovanni Pascoli, poesia che stimola l'immaginazione dell'autrice, fino a farla diventare tutt'altro pur rimanendo nel contesto e nell'intento del Poeta. Dopo le elementari sarà indirizzata a frequentare scuole ad indirizzo amministrativo dove, con grande fatica, otterrà il diploma di segretaria d'azienda. Le condizioni della famiglia non le permettono di andare oltre ma la sua grande passione per le materie letterarie la porteranno a frequentare assiduamente mercatini di libri che mai riusciranno a spegnere la sua sete per la lettura alla quale si abbevera quotidianamente in contrapposizione al desiderio dei genitori che la vorrebbero più attenta ai problemi famigliari dai quali rifugge incominciando a comporre brevi versi e considerazioni introspettive nelle quali realizza le sue prime utopie. L'Italia sta risorgendo dalle ceneri, in pieno boom economico, Donatella Maino si scontra con il primo, vero grande dolore della sua vita. Il padre perde la vita in un incidente automobilistico, al quale, dopo un mese, farà seguito la dipartita della madre, malata di cancro.
Sarà l'inizio di un calvario, di un pellegrinaggio che la porterà a conoscere la fame e l'indifferenza dei suoi simili. Genova, dove vive la sorella della madre, con una nidiata di sette figli, è la prima tappa di accoglienza. In questa splendida città, Donatella, conosce il mare ed è amore, subito amore che la compenserà dai morsi della fame, inevitabili compagni di una quotidianità che divide una pagnotta di pane in dieci bocche da sfamare. Rimane quanto basta per capire che il peso della sua presenza incide notevolmente sulla famiglia. Ritorna a Trento ospite di un'altra zia che sta vivendo la realtà agghiacciante della malattia, in fase terminale, del marito. Rivive la perdita dei genitori da poco subita e conosce e s'aggrappa al ragazzo col quale, dopo un anno, si sposerà. L'anno precedente il matrimonio lo trascorre in casa del fratello, di quattordici anni maggiore di lei, sposato e completamente fuori da ogni problematica riguardante le necessità affettive della sorella. Donatella Maino si sposa in un giorno di maggio, splendente di bianco, bagnata di chicchi di lacrime per le assenze ingiustificate. Da Parigi arrivano notizie delle prime manifestazioni di piazza, in Italia i giovani lavoratori e gli studenti rispondono con i tamburi, a Trento, la Facoltà di Sociologia viene occupata dagli studenti, è l'anno 1968. Indottrinata dal padre, attivista del Partito Comunista Italiano, quando la bianca Trento (Città dei Principi Vescovi e del primo Concilio Ecumenico) dichiarava che i comunisti mangiano i bambini, Donatella Maino svolta all'estrema sinistra,
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abbracciando l'idea del P.S I.U.P. (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria) e, benché sposata con un uomo "incolore", indossa un eskimo e sfila per le vie cittadine urlando gli slogan inneggianti al Che e alla rivoluzione che emancipavano la donna fino a scrivere sugli stendardi: l'utero è mio e me lo gestisco io.
A Trento nascono le Brigate Rosse con a capo Renato Curcio che porteranno l'Italia a soccombere alle varie manifestazioni di terrorismo, non ultima l'uccisione dell'Onorevole Aldo Moro. In questa totale confusione di ideali esasperati, l'autrice scrive e legge qualsiasi cosa le capiti sotto mano, compreso il Libretto Rosso di Mao Tze Tung e aleggia sempre più nei suoi scritti l'utopia di un mondo veramente migliore. Nel suo incedere si ritrova ad aspettare un bambino, Luca, che nascerà in un clima famigliare già minato dalle incomprensioni coniugali. Accolto con grande amore, il figlio ridimensiona le velleità politiche di Donatella che l'avevano vista in piazza a schivare manganellate della polizia che caricava i dimostranti almeno due volte al giorno. Consapevole del suo ruolo di madre si dedica anima e corpo al piccolo essere che le sta cambiando la vita in positivo. Getta l'eskimo in soffitta e tenta di immergersi in una quotidianità appagante, è il periodo dell'amore filiale, di liriche che tutt'ora il figlio conserva come dimostrazione di una madre un po' sopra le righe ma che elargiva a piene mani tutto l'amore di cui era capace. Donatella Maino si separerà dal marito quando il figlio avrà circa una decina d'anni, vivrà di lui, solo di lui per molto tempo, lo accompagnerà al matrimonio col cuore spezzato ma convinta che abbia tutto il diritto a formarsi una famiglia.
Nel 1996 le viene riscontrato un cancro maligno per cui subirà l'intervento con conseguente mutilazione del seno ma con l'incoscienza o il coraggio che l'hanno accompagnata tutta la vita, rifiuta categoricamente la chemioterapia. Ripudiata, per l'accadimento, dal compagno di allora decide di chiudere anche la seconda esperienza affettiva. Nel 1999 nasce il primo nipote, Riccardo, al quale si lega a doppio filo rivivendo la propria maternità. Nel 2005 un altro fiore, Simone, viene a far parte del giardino di questa donna che tanti semi ha sparso nel crudo terreno della vita.
Nel 2000 ritenta la sorte con l'uomo che crede di aver aspettato da sempre, l'incastro cosmico perfetto. Si risposa nel settembre del 2005.
Donatella Maino, quasi alla soglia della terza età, impegna il suo tempo lavorando presso i musei della sua città e nel tempo libero si dedica completamente alla scrittura. Sempre nel 2005 (anno veramente proficuo...) pubblica la sua prima raccolta di poesie con la Casa Editrice Il Filo prima, con la Lulu successivamente, titolandola: Di rami e foglie, quasi a perpetuarsi nelle stagioni e nei cicli della vita e nel 2006, in autoedizione con la Lulu.com americana pubblica "Il peso del cielo." Nel novembre del 2007, esattamente il terzo giorno del mese, si scontra, per l'ennesima volta, con un destino decisamente avverso ma è "ancora qui a raccontarla"... direbbe Marquez. Il cuore di Donatella fa i conti con una vita vissuta, forse troppo intensamente, troppo di ogni cosa: infarto.
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Recensione
L' immersione nella lettura dei componimenti di Butterfly56, ovvero Donatella Maino, trasmette quel desiderio di conoscenza, di stupore per quanto intorno accada, e lo stordimento iniziale, presto superato dalla ferrea volontà dell' Autrice, volge a contrastare il tempo e i risvolti beffardi che, da semplici forme del pensiero diventano filosofia sulla vita e sulla morte. La scrittura intesa come principio, come mezzo, come dimensione assoluta, mescolanza di realtà e finzione, vero, falso, possibile e impossibile in un amalgama omogeneo e armonico. L' Autrice, si muove con maestria ed eleganza anche in quel tempo e in quello spazio sovente incerto, indefinito, sospeso in una dimensione in cui gli accadimenti alla fine sembrano scomparire, scompaiono i luoghi, scompaiono i personaggi ed emergono espressioni significative che inducono a riflettere su temi di elevata ampiezza e importanza quali il significato della vita, dell'amore, della libertà. Restano soltanto le parole in cui chi scrive si cerca, si ricerca, si rivela oppure si maschera, si confonde, si nasconde. Dai suoi versi, evincono il suo tempo, la sua storia, tutta la sua felicità e tutto il suo dolore: accarezza la memoria e la dimenticanza, la bellezza cresciuta e passata, il desiderio, la malinconia. Prosegue il suo profondo viaggio introspettivo, con un intreccio di ipotesi sul senso dell’essere in un tempo e in un luogo, sul provenire da altri tempi e da altri luoghi, sulla continuità di percorso su se stessa e degli altri, sugli interrogativi a domande senza una risposta,
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sulle incertezze di fronte alle risposte venute senza una domanda, delle possibilità e delle impossibilità della Conoscenza. Le sue poesie, a volte assumono i toni di una preghiera, con una dolcezza verso tutto quanto sia già manifesto, o ancora con la caparbietà e la ribellione verso quanto non si sia compreso o potuto contrastare. Una donna forte, coraggiosa, passionale che racconta la sua storia mediata attraverso il suo animo e la sua memoria, che dilata i periodi per lei più significativi, s' interroga sui problemi quotidiani e sui sistemi che muovono le problematiche Universali. La propria interiorità è la sua vera forza, quella stessa che scalfisce la vernice del formalismo lasciando spazio agli impulsi e ai sentimenti autentici, conscia del proprio valore e della propria dignità. È testarda e combattiva, cerca di farsi artefice del proprio destino e conquistarsi un piccolo spazio di libertà e autonomia. Profondamente grati a Donatella per i sentimenti di cui apprezziamo lo spessore e la possibilità di poterli condividere senza riserve, con stima e ammirazione profonda per il suo percorso letterario, politico e umano, ci sentiamo di annoverarla tra la cerchia dei nostri Autori più importanti e validi augurandole meritati successi e un grande in bocca al lupo per ogni suo giorno a venire.
La Redazione tutta dell' Associazione Culturale Rosso Venexiano, si stringe a te con un grande, caloroso abbraccio.
Giulia Tatti.
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Fuori di me
Quanti veli
ho strappato al cielo
in laccio di passaggio:
non ho più mare, né sentieri
né labbra alla coppa
che mi ha resa bisognosa
d'essere serva e padrona
della vigna in recinzione.
non più mistero, tutto è
per divenire chiaro,
si rigermina il seme dell'innocenza
nelle vene gonfie al metacarpo,
mappe all'ignoto carcere di Dio.
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Solo una volta,
è tutto il mio tempo.
Non posso averne altro,
inesorabile,
senza rimedio,
lasciare andare
spesso è mortale,
poiché solo una volta…
è tutto il mio tempo.
Solo una volta si vive
ed infinite volte
si scompare.
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Totale e delicata
ricerca dell’inottenibile.
Pensieri educati
dall’arte della seta,
poi sempre
quell’unica seducente
benché scontata posta,
un singolo filo,
uno spavento unico,
per sollevare
i desideri,
tutti.
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Fuori di me
Il vero amore,
se giunge troppo presto,
o peggio troppo tardi,
non si riconosce,
e quando capita,
meglio chiamarlo con
nome diverso o
solo più adatto,
poiché nel presto
ci affoghi,
è tutto intenso
è acqua ovunque
un urlo alla vita,
nel tardi è spavento,
paura di rimanere
con sabbia in bocca,
quella stessa uscita
dalla clessidra rotta,
lanciata contro il muro
dai non sono mai stato.
Ma accade uguale
Ed è vitale e sano,
basta evitare di
farsi abbagliare,
quando decidiamo.
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Il cane di pezza
Mi hanno avvelenato il cane di pezza
non era un lupo ma la sua unghia
scriveva per me d'eclissi di luna,
significava stormi di lettere
quando m'indovinava con le spalle al muro.
ora ozio di malinconia
a consolare le ore con gli occhi chiusi
verso la folgore che solca il cielo.
Mi renderò ancora degna alla vita
gettando ogni tanto un soldo in aria:
la tua testa è la mia croce
nella palude delle somiglianze.
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Fra le dita
Cadono sempre sul momento le ali dei mulini
in questa parte di tempo flagellato
dal fumo della mia fisionomia
che torna indietro a proposito di niente
mentre ti guardo fra le dita di una mano
dal palmo arrogante senza storia.
sopra ogni cosa succhi spenti
nelle discromie di giarrettiere al quarzo
trafugate nella cassa del Longines.
mi lavo il desiderio in una riga di parole
e nelle voci di cui il silenzio è pieno.
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Per contenerti (dedicata alla scomparsa di mio fratello)
Ora sei cenere
murata alla mia mano:
tempio per contenerti vivo.
mai il vento passi muto
sul tuo volto compiuto nella morte
sui capelli bagnati
nelle mani costrette al graffio
su gli occhi d'ebano
chiusi alla tua africa.
Avorio con mille segni d'unghia
la legna per l'inverno,
anni salvati dal passo della tigre
per giungerti sorella e madre
prima, appena prima
del cantare in requiem
l'oro rimasto sulle dita.
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Una colomba bianca
E' di ghiaccio quest'aria
di pietre corte e uomini rimasti:
braccia muoiono nelle braccia,
gli occhi sono pieni di tempo
e di fiori divorati dall'erba
Amo la luce della mia ombra,
il pozzo del mio corpo popolato l'amo,
finché al prossimo sole albeggerà
una colomba bianca d'ovatta
e di ingoiate bende.
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Di spalle
Nutrice d'erba medica
la notte slacciata
a come appari
cieca di tanto vedere
mi perdono il grembo
alle sorgive del mondo.
ho forse ucciso mio padre
col silenzio di ciò che ha fine.
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Di rami e foglie
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Il peso del cielo
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Bianco crudo
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-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: P. Rafficoni
-Supervisione: Manuela Verbasi
-Autore di Rosso Venexiano: Donatella Maino
-Recensione: Giulia Tatti
-Editing Emy Coratti
-Staff: E. Braune - M.Verbasi - G. Tatti - C. Desogus - A. Pittoni - P. Sprega - E. Coratti
-tutti i diritti riservati agli autori, vietato l'utilizzo e la riproduzione di testi e foto se non autorizzati per iscritto
Cinquenovembreduemilaotto
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