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È il bisogno di esprimere e far emergere il disagio la causa finale di queste opere: un disagio che è disadattamento e che sceglie artificio e natura per parlare. L'uditorio è universale; i toni sono incolori, dal bianco puro al nero assoluto, passando per tutta la scala di grigi; i contenuti sono letteralmente strappati alla quotidianità, snaturati, combinati, fusi in forme strazianti, fatti oggetto di metamorfosi fantastiche, resi protagonisti di ambientazioni oniriche e surreali. Chi guarda si mette in ascolto, come in attesa di un suono, non riuscendo ad immaginare se sarà musica o parola o un grido. Il visitatore saprà scorgere l'umorismo celato dietro l'angoscia?
Federico Bebber nasce a Udine nel 1974; si occupa di arte digitale dal 1998. Da allora produce le sue opere utilizzando strumenti digitali su materiali foto-illustrativi; il processo creativo è solitamente lento e notturno. Grande opportunità che mi si dona... finalmente unire le immagini, la meravigliosa arte di Bebber un fotografo che amo alle mie parole...alle mie umilissime sensazioni.
Vi auguro di gustare appieno ogni singolo fotogramma, che colpisce per la sua perfezione e per il suo arrivare ai nervi in scosse telluriche di meraviglia.

Antonella Taravella


 

 

La notte ha un ventre molle che partorisce embrioni, ramifica d’angoscia dentro nidi nei quali improvvisi s’insinuano spiragli. Lampi di luce a illuminare abissi, flash di forme e scorci sull’esistenza, sull’intima natura della propria tempra. Da questo momento notturno, da questa angoscia esistenziale spesso nasce l’atto creativo. La notte è nelle mani e nelle immagini di Federico Bebber, l’autore che per “fotoimpasto” di nero assoluto, purissimi bianchi, grigi, sfumature, chiaroscuri, nelle sue creazioni riesce a dare alla notte quella luce che è squarcio tra le tenebre. L’oscurità vivifica, si popola di germi, esseri che danno vita a un mondo fantastico e nascosto. Fiabesco e orrido, meraviglioso e angosciante, bellissimo e incredibile. In questo mondo possiamo camminare solo in punta di piedi, appena respirando, inetti ed estranei, stupefatti, spiando l’arte che si svolge come un filo d’Arianna dipanato da un gomitolo che conduce al mistero, alla stanza segreta, al cuore nero nel covo liquefatto. Bachi rinchiusi negli ovuli setosi di un pensiero creatore. Chilometri di fili che s’involvono e si svolgono fino a scoprire l’essere rinchiuso. Farfalle in potenza. Crisalidi che emergono dal nulla. Parti ed arti, occhi e braccia. Gambe come polpa nuda, rami gonfi tra le viscere del corpo. Utero gravido che laboriosamente espelle forme d’esseri, forse umani, forse elfi o spiriti o fantasmi. Sagome sofferte e sofferenti, strette tra cunicoli ed anfratti, costretti a sfondare o fendere con la stessa materialità del proprio corpo la pressione opposta che li tende. Lembi viscidi e membrane che si affollano a coprirli. La luce è oltre la fatica. Fasci muscolari, squame di serpenti, pelli d’animali, tentacoli a tirare, strati innumerevoli di fango. Mostri oppressi spinti a estrarre dalla viscosità dello spazio scorticato, il proprio viso o parti del corpo maculato, incuneandosi alla vista, emergendo con forza verso lo sguardo. Immortalati nell’istante supremo dello sforzo. Sospesi nell’attimo o sorpresi. D’essere sopravvissuti o semplicemente vivi o ancora una volta nati, partoriti, venuti al mondo. A volte è lo sguardo che s’infiltra, indaga, penetra. Scorge linee morbide e brillanti di cosce, seni o fianchi. Creature ritratte nel luogo del rifugio, nascoste dentro il grembo oscuro che le occulta e le protegge. Segregate al mondo. Nell'umido del buco imbastendo bozzoli sperimentali. Interrotti conati di trasformazione, per speranza o disperazione.
A farsi pelle, mucosa, epitelio, foglia d’albero corteccia. Forme vitali in metamorfosi di specie. Da animale a vegetale. Da umana femmina a mollusco. (Im)perfetta infusione di natura che risucchia ogni essere vivente che in essa e con essa, in tutt’uno assorbito, vive e muore, nasce e finisce, metabolizzato, metamorfizzato. Ogni cupo anelito sfuma nell’ansia liberatoria delle immagini offuscate, quelle in cui più forte si sente l’esplosione di un suono che è grido, è raggiungimento, è soglia. Il movimento che sfoca agli estremi e dentro i particolari, il bianco che splende ed abbaglia, ne fanno potenza divincolata dai lacci, volo e speranza. Si accentua invece il senso di tristezza, di solitudine nella fissità di certi sguardi femminili vuoti, persi in ferite inferte che grondano lacrime ed eritemi. Un continuo e doloroso divenire, l’armonia anelata di una tela di ragno, per devianza di disegno distrutta da un colpo d’artiglio, sfilacciata e confusa. Resti di sogni in porzioni e segmenti. Illuminazioni. Filamenti ostruttivi per avvolgersi a spirale, magma anfibio primordiale da cui emergere a tratti recando il segno dell’abisso tra mani. La notte a raccontare l’ansia dei respiri cessati, del tempo scorsoio, il sangue di ferite innominabili e l’implacabile fine dei cipressi. Un mondo affine quello a cui Morfea77 dà parola. Lingua maledetta. Neve che brucia è Antonella Taravella. Oscurità che splende di contraddizioni. Stille di sangue e baci di fuoco. Gelo d’incendio, inferno di labbra. E poi ancora aghi e chicchi, vetri e tagli, buchi e chiodi, vertigini in gola. Un lessico ricco e fremente, invenzioni originali di costruzioni verbali, potenza, drammaticità. La sua voce in poesia è come un archetto che tende le corde di un violino e ne trae suoni cupi ed intensi. Pervasi d’amore viscerale che, nelle stesse viscere delle figure immaginate da Federico Bebber, si specchia e risuona. Antonella commenta ogni immagine proposta in questa mostra con testi poetici di sua produzione. Un connubio che emoziona. Artisti che restano impressi per piacevolezza del leggere e del vedere che sanno offrire. Un’espressività, quella di entrambi questi autori, da coltivare, osservare, seguire per godimento di chi ama l’arte e ha entusiasmo di incontrare talenti dai quali attendersi sempre nuova linfa creativa e vitale.

Loredana Semantica

 

 


E la neve s’impiastriccia sulla fronte
cola in rigagnoli a mescolarsi
[in lacrime]
fascinosa m’abbaglia d’oscurità
schiaccia i miei piedi
piccoli trampolini di nudità
[mentre tremo]
nell’alba che avviene
le maledizioni sono bucate pupille
mentre una lama sottile intaglia
[la tempia corrugata]
e vedo il riflesso di un canto smorzato
avrei chicchi di sogni fra le dita
rotolanti silenzi
[abbandonati sui palmi]
di questa notte di dolore
le speranze hanno un solo rumore
come di vetri in frantumi
[colma d’aghi accorciati]
mentre i tuoi occhi chiedono solo il buio

 

 

In fondo sono io quella che ti brama lenta
attendo le tue parole dall'alba al tramonto
ne conto vocali e consonanti sulle dita
ingenuamente sorrido scontrandomi
con la mia stessa pace e memoria
piegandomi ad ogni tuo sbalzo e rettilineo.

Siamo la metà di una mela che si annerisce
nel tempo e nelle mattine scontrose appese
miele che cola su tagli netti e profondi
siamo l'eremita che piega le voglie
la novizia sconsacrata che prega la tua carne
ricercandoci sulle scoscese notti capovolte

E non c'è pace o quiete fra le nostre vite
ma solo silenzi percorsi da gemiti esplosi
fresche promesse fra le coltri che hanno odori
a cui dare nomi da supplicare fremendo
rispettando tempi e credere d'esser fiato
quando si è solo dei corpi a cui rendere ombre.

 

 

La mia carne si sfrega sulle palpebre stanche.
Vomito il terrore che reprimo spingendo le dita sullo stomaco che si contrae.
Si deterge con ondate di nausea.
Sono sfinita oggi più che mai…oggi più che mai.
Non troverò l’alba ad aspettarmi domattina,ma solo altro buio e altro dolore a gocciolare.
Stremata.
Ciondolo le gambe sulla vacuità di questo respiro.
Sono cratere di dolore.
Un vuoto a rendere,un vuoto a perdere.
Un vuoto.
Frantumo le pietre che ho solcato di sorrisi fino a ieri.
Frantumo le dighe che mi hanno sempre reso piccola poltiglia e ora sono diretta nel mare del mio mondo instabile.
E rimarrò tale.Dolorosamenteviva mentre il mio sorriso rimarrà violato.
Nella notte che mi disconosce figlia ma mi tramuta in puttana.
Vorace corpo da completare con grugniti e lascivo sperma.
Nel silenzio di un lenzuolo che si fa nodo da grattare e strappare.
E sarà la notte a cullarmi ora.

 

 

Non ho gravità sulle mie braccia
spalancate al mondo le osservo
e con cui condivido il vento

quel profumo che mi scorre addosso
sinfonia dei miei sensi
sopiti sul tuo collo
screziati appena dal sole
che avvolge e riflette

i prismi m’attraversano
si fanno colore e giaciglio
e tutto il tuo dolore è solo un ricordo

un taglio verticale sul passato
e l’oggi è il nostro respiro
il domani la nostra vertigine migliore
marchio rovente sulle corde vocali
che giacciono sconfitte in gola

-mentre l’amore si piaga-

 

 

Ora so che nuoce gravemente alla salute
addentare carni sottili
smuovere con dita bollenti
pigmenti di piacere.

[scalfire nelle notti salate
la friabile dentatura
mentre si muove la città ai nostri infanti piedi]

E la fiamma sui selciati di cielo
è solo un buco nato fra le costole sporche
rinascita spalmata
fra chiodati lembi di nulla.

[evado salvando ciò che non possiedo
masticando ciò che vorrei per non regredire
mescolandomi al mio storpio sentire]

Graffiare le impronte nella neve
per ricordarmi che l’estate
è solo fangosa inquietudine
d’arrestare nel sole in disgelo.





 

 

-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: Manuela Verbasi
-Supervisione: Paolo Rafficoni
-Foto di Federico Bebber.
-Parole di  Antonella Taravella [morfea77]
-Recensione di Loredana Semantica -Editing: Antonella Taravella, Alexis, Emy Coratti
-Pubblicazione opere di Federico Bebber autorizzate dall'Artista
-Staff di Frammenti
-tutti i diritti riservati agli autori, vietato l'utilizzo e la riproduzione di testi e foto se non autorizzati per iscritto

diciannovemarzoduemilanove

 

 


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martedì, 23 dicembre 2008
In... morfea77, --recensioni, antonella taravella

 

 

[Sono di carne e fiati. Occhi cedevoli e dighe emozionali nelle vene.
Di silenzi sporchi di parole dure]

 

 

Presentazione

Umidi silenzi, notti screziate e palpiti quasi feroci.
Omogeneo respiro che si aggruma sotto lo sterno in denso fluire. E’ notte incantata, gravida, dove viscerali emozioni si alternano e si fondono. E’ un viaggio etereo nella fisicità di emotive contrazioni, dove parole vermiglie e gotiche raccontano per contrasto straordinarie sensibilità percettive. Antonella Taravella è Poeta che non media e si offre totalmente nelle proprie contraddizioni con magistrale capacità di incidere a fuoco immagini che fluiscono quasi organiche, rivestendo di pelle e carne ogni emozione che detta ai propri fogli poetici con inusuale intensità.
“Gravida è la notte” per quest’artista della parola e in ogni suo parto poetico troveremo costante l’assoluta originalità stilistica che d’ogni propria viscerale emozione lascia indelebile segno.
Leggere questa splendida raccolta di poesie è uno scavare con dita adunche
 
 
 
impigliandosi in tele arrossate, esaltate  percettivamente da riuscite sinestesie, da metafore dense ed un continuo alternarsi di voli e cadute al ritmo di un cuore che pulsa; è graffiare nervi scoperti che parole uncinate riportano in superficie.
“Gravida è la notte” si avvale anche, come valore aggiunto e a dimostrazio-
ne dell'ecletticità artistica di Antonel-
la Taravella, di interessanti ed intriganti poesie scritte in concerto con altri Poeti che hanno voluto, appunto, rendere meritato tributo al di lei talento creativo.
Poesie “a due penne” dove si evince la forte personalità di Taravella, riuscendo, lei, a vestire ogni stile con il quale ha duettato, del leit motiv portante di tutto il suo riconoscibilissimo DNA poetico, fondendolo armonicamente con lo stesso.
Si, Gravida è la notte e questo primo vagito ha un nome che dovrete segnarvi: Antonella Taravella!

Oliviero Angelo Fuina
 

 

 

Recensione
Antonella Taravella [morfea77] nasce a Verona il 2 marzo del 1977 dove vive e lavora. Inizia a scrivere nel mese di maggio del 2006 nel suo attuale blog: (htpp//never-tear-us-apart.splinder.com) dove man mano migliora il suo imprimere emozioni, fino a pubblicare le sue parole in molti multiblog sempre presenti su splinder. Le opere pubblicate “Gravida è la notte” (ed. Lulu 2008).
L'impatto immediato con la poesia di Antonella ti conduce verso un erotismo raffinato appena sussurrato. La parola si fa immagine curata, fotogramma di vivisezioni in cui l'autrice sviscera una straordinaria capacità di sondare il mistero della vita, le sue implicazioni metafisiche. La parola è forte: va diretta dentro i sensi dell'uomo. Denuncia sofferta di misteri della vita. Gli si riconosce un sapiente uso del fraseggio. “Sei respiro
che si fa virgola
sulla mia ricca quiete”
è un condensato di sensazioni percepite, vissute, volute, desiderate. Un immaginario sensuale che trasfigura dalla parola scritta ad evocazioni sensoriali In “Arenile d'ossa” c'è tutta l'urgenza di “urlare” al mondo il proprio grido di dolore “Ho una bestia nel ventre
mi graffia il cavo dolore
-solletica il plasma”.......
dolore ricomposto nel sentiero della narrazione lucida della poesia che sublima e allieva la ferita esistenziale. “Parola gravida
 in dolorose stasi
-nell'altare dei miei polsi
erranti
a gocciolar silenzi-”
La parola prende forma e si materializza, si scompone e si raggruma, dove chi legge percepisce un sibilo sotterraneo che s'insinua e rapisce. La poesia di Antonella è un turbinio estatico, capace come pochi altri nell'evidenziare la bellezza della lingua italiana.
 
 
In “-L'esicasmo di un acino-” è mirabile la padronanza del vocabolario. Esicasmo ovvero la teoria e la pratica ascetica seguace della dottrina appartenente al cristianesimo orientale che aveva come fine l'esperienza mistica dell'estasi.
C'è ancora una lettura critica evidenziatasi nello scorrere  "-Arenile d'ossa-" nell'affrontare:
“Taglio inferto
sulla rauca lingua
-che s'infetta a morsi
delle tue parole
vestite a lutto di giorno -”
una sintassi così originale nella rappresentazione morfologica della frase che diventa senso compiuto, descrizione pessimistica ma altrettanto caustica di un dolore patito e mai sanato. Ma non irrimediabile.  Viene a crearsi una forma di catarsi che vira verso la liberazione, l'abbandono, l'estasi   di desideri mai sopiti. Ritorna la sensualità in “- La Vertigine Pendula - “ e l'erotismo velato:
“E nel fragile segno
del tuo decadente rovo
ho la libido che oscilla
come pendulo ardire”
Tutta la poesia di Antonella è voce dell'anima, dei moti più reconditi, graffia e induce a chi come noi  la legge, a chiederci cosa sia ancora nascosto dentro. Non c'è mai caduta di senso, di ritmo o di espressione. Sussiste fin dal principio della sua prosa poetica una spasmodica tensione alla ricerca di un significato ancestrale della vita. L'ineluttabilità della vita. Il mistero che la fa amare e odiare. La sua poesia contribuisce a svelare ciò che in superficie non ha spiegazione. La sua straordinaria vena creativa sonda la natura umana e la porta a conoscenza di noi tutti. Originale quanto affascinante penna, ad Antonella tributiamo un sentito e sincero grazie.

Roberto Rinaldi
 

 

 

-Sillabario di pelle-
Sei respiro
che si fa virgola
sulla mia ricca quiete

Adamantina presenza
nello scroscio delle tue labbra
sul mio sillabario di pelle

-Resto, ferma
sul ciglio instabile della notte
che si fa fragile in attesa
della tua perla
che si fa sdrucciola carezza-

Mentre m’addenso
fra le tue cosce
ansimando affamate
parole da soffiarti in gola

E bisbigliarti
il disciolto piacere
che nel ventre implode
 

 

 

-Arenile d’ossa-
Ho una bestia nel ventre
mi graffia il cavo dolore
-solletica il plasma
creando gemellaggi
epiteliali e sovversivi-

Si fa ingranaggio adulterato
in polvere d’ossa
-a svezzare questo silente
vaneggiare di cardiaci
battiti in amore-

Taglio inferto
sulla rauca lingua
-che s’infetta a morsi
delle tue parole
vestite a lutto di giorno-

Cosce pregne bianco avorio
sull’arenile dei muscoli
-a corrodere d’amore
i miei fianchi
morti-

Parola gravida
in dolorose stasi
-nell’altare dei miei polsi
erranti
a gocciolare silenzi-
 
-Imperfetta-
Drammatici silenzi
a scoperchiare il cielo.

Dipingendo la notte
con il tracciarmi pelvico del tuo ardore.

Simbiosi semiperfetta
sussurrandoti sogni
sovrapposti
sollievo superarti

Drogata nel dirupo del sospiro
solo parole a gocce fra le tue dita.

Distogliendo le ossessioni
nella maggioranza calpestata.

Senzatetto sulle solitudini
sordidi solstizi
sassofoni suonano
soffocandomi

Nell’ingratitudine
dell’affetto
ho creduto

Imperfetta


 

 

 

-La vertigine pendula-

Smagliatura che saetta
in vertigine
la carne
del tuo sensibile attrito

Cornice di sogno
che si curva
sull’appena pronunciato
gemito

Mi assento
ombrosa sul caldo
sonno del tuo fiato
mentre la notte si fa mancanza

Sono petali
le tue voglie
da scandire in foglie
a trattenersi

E nel fragile segno
del tuo decadente rovo
ho la libido che oscilla
come pendulo ardire

 

 

 

-Squame-
E si è vertigini
sollazzi di parole
agglomerate alla paura
che la notte ci vomiti

che seducente si struscia
sulla gola afflitta
da un respiro contorto.

-sono frammenti di sogni
conficcati sulle pupille-
appesi al tempo e al dolore
in squame di fragile carne

 
-Vertigine scomposta-
Nel mio ventre ho
spire scomposte
di parole in fila

come collane da stringere a cappio

in vertigini di nuvole
arroventate

distorti anatemi
scrocchiano sulla lingua
e in humus mi mutano lenti


 

 

 

-Nei lamenti delle voci perse-
Ho paradisi innescati
fra le lenzuola
del distratto lamento
in tacito strazio di
voci perse
nella stropicciata fame
di bruciati ti amo.
Di saliva e fior di loto
ho perso binari
e sorretto santuari.
Mentre all'insaputa degli occhi
ho avvolto rughe
e piume stinte
in neve di fiamma.
Cifrando i respiri
in filastrocche di ombre
e rami spogli
 

 

 

-Bela lugosi's dead-
Ho il graffio della vertigine
che circonda il respiro
assuefatta dall’utero
che le mie narici
sventrano

Sono la saliva smarrita
che al tuo cospetto
scava gli orifizi
e sillaba incostante
parole stanche

Sarò il sangue
di quelle ciotole sbeccate
e del tuo assurdo
incastrarmi
dominandomi le vocali

E il ventre si fa sipario
delle tue movenze
inciampando sulla
staticità del monte
che si fa lucido

Appoggiati
e pulsami in gola
mentre si fa nube
la sicurezza
che mi sbricioli
 
-Santuario-
Sono meta che sfuma
dal sapore che varia
sulla carne che di acre
ha l’anima

ho l’aria
che vuota m’insedia

fra le ombre
e i suoi intrecci

e mentre scanso
la mia memoria
affondo nella neve ed oltre
bisbigliando lente parole

-nel riordinare
affreschi
ho visioni di urli
che hanno ugole
incastrate
in sbarre a cui non si dà
nome-

-sono un santuario vuoto
che di tenebra
si congela-


 

 

 

-I 7 rintocchi dell'alba-
Ho lenti giorni
a precipitarni nella carne,
pieghe sfiorite
immortalate
poco prima dell’alba
e dei 7 rintocchi

-una calunnia
per occhi infangati
agghindati rosso vino
e polvere d’amorfo
porfiro-

Il palpito si fa sponda
del circolare orlo
che s’appende sterile
ai denti
mentre le rughe nei polsi
testimoniano
che l’eremita amore
è fluida carenza

-dissemino la paura
sulla schiacciata spalla
mentre l’ombra si fa stella
impastata al cielo-

E nel raccogliermi di miele
assorbo i vetri
del giardino
che si scompone in uggiosa
solitudine

 

 

 

-L’esicasmo di un acino-
Nell’illusione ho camminato
arruffando il tempo
che sui miei piedi si dirama

Ho gocciolato parole
fra le stanche correnti d’aria
macchiando di bisbigli
l’affetto che si fa grumo

Ho modellato la notte
calpestando le bocche
che di rosso tingevano
l’incastro del tuo amore

Sono un sussurro accartocciato
scaturito da quest’acino d’uva
che spezzo a denti stanchi
mentre il tuo esicasmo
tace

avviluppandosi
nella memoria
delle viscere

 
-Guscio di pelle-
Graffio al petto
a dondolarmi vertebra
Di mosto bagni
le mie labbra

La tua pelle assente
di gabbie ferrose
amido e polvere
Nella giacenza del costato

Guscio escoriato
lemmi di parole
in lento spezzarsi
in distici gravidi di lava

Sono teca di lacrime
da suggere come mammelle
unguento di smossi rovi
Adulazione di fianchi

E dissociata fame



 

 

 

 


-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: P. Rafficoni
-Supervisione: Manuela Verbasi
-Autore di Rosso Venexiano: Antonella Taravella [morfea77]
-Presentazione: Oliviero Angelo Fuina, Roberto Rinaldi
-Editing: Emy Coratti, Anna De Vivo
-Staff di Frammenti

-tutti i diritti riservati agli autori, vietato l'utilizzo e la riproduzione di testi e foto se non autorizzati per iscritto

ventiduedicembreduemilaotto

 
 

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lunedì, 22 dicembre 2008
In... morfea77, --recensioni, antonella taravella



Presentazione

Umidi silenzi, notti screziate e palpiti quasi feroci. Omogeneo respiro che si aggruma sotto lo sterno in denso fluire. E’ notte incantata, gravida, dove viscerali emozioni si alternano e si fondono. E’ un viaggio etereo nella fisicità di emotive contrazioni, dove parole vermiglie e gotiche raccontano per contrasto straordinarie sensibilità percettive. Antonella Taravella è Poeta che non media e si offre totalmente nelle proprie contraddizioni con magistrale capacità di incidere a fuoco immagini che fluiscono quasi organiche, rivestendo di pelle e carne ogni emozione che detta ai propri fogli poetici con inusuale intensità.
“Gravida è la notte” per quest’artista della parola e in ogni suo parto poetico troveremo costante l’assoluta originalità stilistica che d’ogni propria viscerale emozione lascia indelebile segno.

 

Leggere questa splendida raccolta di poesie è uno scavare con dita adunche impigliandosi  in  tele  arrossate,  esaltate percettivamente da riuscite sinestesie, da metafore dense ed un continuo alternarsi di voli e cadute al ritmo di un cuore che pulsa; è graffiare nervi scoperti che parole uncinate riportano in superficie.
“Gravida è la notte” si avvale anche, come valore aggiunto e a dimostrazione dell'ecletticità artistica di Antonella Taravella, di interessanti ed intriganti poesie scritte in concerto con altri Poeti che hanno voluto, appunto, rendere meritato tributo al di lei talento creativo.
Poesie “a due penne” dove si evince la forte personalità di Taravella, riuscendo, lei, a vestire ogni stile con il quale ha duettato, del leit motiv portante di tutto il suo riconoscibilissimo DNA poetico, fondendolo armonicamente con lo stesso.
Si, Gravida è la notte e questo primo vagito ha un nome che dovrete segnarvi: Antonella Taravella!

Oliviero Angelo Fuina


Recensione

Antonella Taravella [morfea77] nasce a Verona il 2 marzo del 1977 dove vive e lavora. Inizia a scrivere nel mese di maggio del 2006 nel suo attuale blog: (htpp//never-tear-us-apart.splinder.com) dove man mano migliora il suo imprimere emozioni, fino a pubblicare le sue parole in molti multiblog sempre presenti su splinder. Le opere pubblicate “Gravida è la notte” (ed. Lulu 2008).

L'impatto immediato con la poesia di Antonella ti conduce verso un erotismo raffinato appena sussurrato. La parola si fa immagine curata, fotogramma di vivisezioni in cui l'autrice sviscera una straordinaria capacità di sondare il mistero della vita, le sue implicazioni metafisiche. La parola è forte: va diretta dentro i sensi dell'uomo. Denuncia sofferta di misteri della vita.

Gli si riconosce un sapiente uso del fraseggio.

“Sei respiro

che si fa virgola

sulla mia ricca quiete”

è un condensato di sensazioni percepite, vissute, volute, desiderate. Un immaginario sensuale che trasfigura dalla parola scritta ad evocazioni sensoriali

In “Arenile d'ossa” c'è tutta l'urgenza di “urlare” al mondo il proprio grido di dolore

“Ho una bestia nel ventre

mi graffia il cavo dolore

-solletica il plasma”.......

dolore ricomposto nel sentiero della narrazione lucida della poesia che sublima e allieva la ferita esistenziale.

“Parola gravida

 in dolorose stasi

-nell'altare dei miei polsi

erranti

a gocciolar silenzi-”

La parola prende forma e si materializza, si scompone e si raggruma, dove chi legge percepisce un sibilo sotterraneo che s'insinua e rapisce.

La poesia di Antonella è un turbinio estatico, capace come pochi altri nell'evidenziare la bellezza della lingua italiana.

 

In “-L'esicasmo di un acino -” è mirabile la padronanza del vocabolario. Esicasmo ovvero la teoria e la pratica ascetica seguace della dottrina appartenente al cristianesimo orientale che aveva come fine l'esperienza mistica dell'estasi.

C'è ancora una lettura critica evidenziatasi nello scorrere  “- Arenile d'ossa - “ nell'affrontare:

“Taglio inferto

sulla rauca lingua

-che s'infetta a morsi

delle tue parole

vestite a lutto di giorno -”

una sintassi così originale nella rappresentazione morfologica della frase che diventa senso compiuto, descrizione pessimistica ma altrettanto caustica di un dolore patito e mai sanato. Ma non irrimediabile.  Viene a crearsi una forma di catarsi che vira verso la liberazione, l'abbandono, l'estasi   di desideri mai sopiti. Ritorna la sensualità in “- La Vertigine Pendula - “ e l'erotismo velato:

“E nel fragile segno

del tuo decadente rovo

ho la libido che oscilla

come pendulo ardire”

Tutta la poesia di Antonella è voce dell'anima, dei moti più reconditi, graffia e induce a chi come noi  la legge, a chiederci cosa sia ancora nascosto dentro. Non c'è mai caduta di senso, di ritmo o di espressione. Sussiste fin dal principio della sua prosa poetica una spasmodica tensione alla ricerca di un significato ancestrale della vita. L'ineluttabilità della vita. Il mistero che la fa amare e odiare. La sua poesia contribuisce a svelare ciò che in superficie non ha spiegazione. La sua straordinaria vena creativa sonda la natura umana e la porta a conoscenza di noi tutti. Originale quanto affascinante penna, ad Antonella tributiamo un sentito e sincero grazie.

 

Roberto Rinaldi


 

-Sillabario di pelle-

Sei respiro
che si fa virgola
sulla mia ricca quiete

Adamantina presenza
nello scroscio delle tue labbra
sul mio sillabario di pelle

-Resto, ferma
sul ciglio instabile della notte
che si fa fragile in attesa
della tua perla
che si fa sdrucciola carezza-

Mentre m’addenso
fra le tue cosce
ansimando affamate
parole da soffiarti in gola

E bisbigliarti
il disciolto piacere
che nel ventre implode
.
 

 

-Arenile d’ossa-

Ho una bestia nel ventre
mi graffia il cavo dolore
-solletica il plasma
creando gemellaggi
epiteliali e sovversivi-

Si fa ingranaggio adulterato
in polvere d’ossa
-a svezzare questo silente
vaneggiare di cardiaci
battiti in amore-

Taglio inferto
sulla rauca lingua
-che s’infetta a morsi
delle tue parole
vestite a lutto di giorno-

Cosce pregne bianco avorio
sull’arenile dei muscoli
-a corrodere d’amore
i miei fianchi
morti-

Parola gravida
in dolorose stasi
-nell’altare dei miei polsi
erranti
a gocciolare silenzi-

-Imperfetta-

Drammatici silenzi
a scoperchiare il cielo.

Dipingendo la notte
con il tracciarmi pelvico del tuo ardore.

Simbiosi semiperfetta
sussurrandoti sogni
sovrapposti
sollievo superarti

Drogata nel dirupo del sospiro
solo parole a gocce fra le tue dita.

Distogliendo le ossessioni
nella maggioranza calpestata.

Senzatetto sulle solitudini
sordidi solstizi
sassofoni suonano
soffocandomi

Nell’ingratitudine
dell’affetto
ho creduto

Imperfetta

 

 

-La vertigine pendula-

Smagliatura che saetta
in vertigine
la carne
del tuo sensibile attrito

Cornice di sogno
che si curva
sull’appena pronunciato
gemito

Mi assento
ombrosa sul caldo
sonno del tuo fiato
mentre la notte si fa mancanza

Sono petali
le tue voglie
da scandire in foglie
a trattenersi

E nel fragile segno
del tuo decadente rovo
ho la libido che oscilla
come pendulo ardire

 

 

-Squame-

E si è vertigini
sollazzi di parole
agglomerate alla paura
che la notte ci vomiti

che seducente si struscia
sulla gola afflitta
da un respiro contorto.

-sono frammenti di sogni
conficcati sulle pupille-
appesi al tempo e al dolore
in squame di fragile carne


-Vertigine scomposta-

Nel mio ventre ho
spire scomposte
di parole in fila

come collane da stringere a cappio

in vertigini di nuvole
arroventate

distorti anatemi
scrocchiano sulla lingua
e in humus mi mutano lenti

 

-Nei lamenti delle voci perse-

Ho paradisi innescati
fra le lenzuola
del distratto lamento
in tacito strazio di
voci perse
nella stropicciata fame
di bruciati ti amo.
Di saliva e fior di loto
ho perso binari
e sorretto santuari.
Mentre all'insaputa degli occhi
ho avvolto rughe
e piume stinte
in neve di fiamma.
Cifrando i respiri
in filastrocche di ombre
e rami spogli

 

 

-Bela lugosi's dead-

Ho il graffio della vertigine
che circonda il respiro
assuefatta dall’utero
che le mie narici
sventrano

Sono la saliva smarrita
che al tuo cospetto
scava gli orifizi
e sillaba incostante
parole stanche

Sarò il sangue
di quelle ciotole sbeccate
e del tuo assurdo
incastrarmi
dominandomi le vocali

E il ventre si fa sipario
delle tue movenze
inciampando sulla
staticità del monte
che si fa lucido

Appoggiati
e pulsami in gola
mentre si fa nube
la sicurezza
che mi sbricioli


-Santuario-

Sono meta che sfuma
dal sapore che varia
sulla carne che di acre
ha l’anima

ho l’aria
che vuota m’insedia

fra le ombre
e i suoi intrecci

e mentre scanso
la mia memoria
affondo nella neve ed oltre
bisbigliando lente parole

-nel riordinare
affreschi
ho visioni di urli
che hanno ugole
incastrate
in sbarre a cui non si dà
nome-

-sono un santuario vuoto
che di tenebra
si congela-

 

-I 7 rintocchi dell'alba-

Ho lenti giorni
a precipitarni nella carne,
pieghe sfiorite
immortalate
poco prima dell’alba
e dei 7 rintocchi

-una calunnia
per occhi infangati
agghindati rosso vino
e polvere d’amorfo
porfiro-

Il palpito si fa sponda
del circolare orlo
che s’appende sterile
ai denti
mentre le rughe nei polsi
testimoniano
che l’eremita amore
è fluida carenza

-dissemino la paura
sulla schiacciata spalla
mentre l’ombra si fa stella
impastata al cielo-

E nel raccogliermi di miele
assorbo i vetri
del giardino
che si scompone in uggiosa
solitudine







-L’esicasmo di un acino-

Nell’illusione ho camminato
arruffando il tempo
che sui miei piedi si dirama

Ho gocciolato parole
fra le stanche correnti d’aria
macchiando di bisbigli
l’affetto che si fa grumo

Ho modellato la notte
calpestando le bocche
che di rosso tingevano
l’incastro del tuo amore

Sono un sussurro accartocciato
scaturito da quest’acino d’uva
che spezzo a denti stanchi
mentre il tuo esicasmo
tace

avviluppandosi
nella memoria
delle viscere

-Guscio di pelle-

Graffio al petto
a dondolarmi vertebra
Di mosto bagni
le mie labbra

La tua pelle assente
di gabbie ferrose
amido e polvere
Nella giacenza del costato

Guscio escoriato
lemmi di parole
in lento spezzarsi
in distici gravidi di lava

Sono teca di lacrime
da suggere come mammelle
unguento di smossi rovi
Adulazione di fianchi

E dissociata fame



 
 

-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: P. Rafficoni
-Supervisione: Manuela Verbasi
-Autore di Rosso Venexiano: Antonella Taravella [morfea77]
-Presentazione: Oliviero Angelo Fuina, Roberto Rinaldi
-Editing: Emy Coratti, Anna De Vivo
-
Staff di Frammenti

-tutti i diritti riservati agli autori, vietato l'utilizzo e la riproduzione di testi e foto se non autorizzati per iscritto
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Autore » © Ass.ne Salotto Culturale Rosso Venexiano


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Info:Frammenti di Rosso Venexiano @ Staff Frammenti redazione Rosso Venexiano
venerdì, 01 gennaio 1999
In... morfea77, di mela e di marea, antonella taravella

 


Boldini -Nudo-
©Paolo Sprega


 

 

Filastrocca del desiderio

Tu sei la mia lucida voglia
quel lento deporre di armi
sulla passatoia di pelle
che si fa respiro
 
-quell’incipriarsi di polveri
sguardo di miele
che s’infrange sui fianchi-
 
Filastrocche supplicate
sulla tua carne eretta
mentre le vocali
scivolano come saliva calda.
 
-voglia e memoria
precipitata sui palmi
che lenti ti sbucciano-
 
Mentre le mie ginocchia crollano gioiose
fra gli esicasmi dei tuoi gemiti

-attesi dalla mia pelle
come mistica salvezza-
 

 

 

Es la fragrante noche

Odorosa la tua pelle
mi pervade le narici
simulacro di vorace fame
 
-annegandomi fra le tue pupille
nell'attesa d'esser presa
sulle costole con le tue spinte-
 
Dita cercano il tocco
immergendosi nel velluto fruttato
che ad occhi chiusi
colanti meraviglie
immagino
 
mi godrei il sapore
circolare lento
sulla lingua e sul palato
 
-come un corposo
vino d'annata
uva schiacciata sotto il palato-
 
Lentamente percorrerei le curve
disossate dal tempo
farei mio ogni angolo scosso
del tuo respiro
nel desiderio d’essere ossigeno
 

 

 

Gorgo di piacere

Sei vertebra del mio corpo
fiato asceso alla gola
poro sgranulato
sulla mia lingua febbrile
-sogno di pelle
a graffiarmi la schiena-
 
lucido
piacere
a saturarmi
la bocca
 
i tuoi fianchi
ad incidere i miei
le tue labbra
a solcare il mio ventre
e le tue dita a scrivermi parole
-disseminando ricami di rovi-
 
Eremita
d’insaziabile gorgo
al cospetto
delle mie pupille
 

 


 

 

Black Dalia

Catturai la preghiera sulle tue carni
annegando e rinnegando l’assoluzione
nell’empio odor d’oppio
sulla discinta veste che strappata al seno
mostra il morso
formazione di denti
rovesciati sul bianco frammento
che ora sognante vi mostro
Genero il pulpito serioso
granulante versamento che rotola
nella vertigine e sul torace
mentre l’attesa è voce rauca
a grattare la mia bocca
mentre l’alba sonnolenta
si deterge sulle mie gambe
l’assente dolore
Lucidando di fianchi e di bacino
il ludico gioco che inventi e tratteggi
ogni notte a venire
e sospendi l’ardito sul funambolico
destino armeggiando
nel tempio di quel dio che mi da nome
correndo come un folle sulle pupille
e nel restante corollario d’eternato gemito
 

 

 

DolcAgro

[Dolcagro
il tuo odore mi sgranula
mi rende fresia
odorosa notte
che mi fa lacrimare
cervice bluastra
nell'epidermide unta
-mentre dibatto
il dolore
sul mio viso
che si fa nuvola
e gli occhi in pioggia-
 
La vertigo
-delle cuspidi-
nell'ansimo
della mia bocca
che s'arrende
alla perfezione
della tua saliva
 
Io sono il rosso
ed il nero
-polso inclinato
alla gomma
del tuo calco-]
 

 

 

Nel MorfAle della divinazione

Grani di stupore
scorrono lenti sulle nocche
rovesciandosi sulle vermiglie unghie

divinami in verbo
che i miei fianchi
ti sussurrano
 
                                                brivido sulla pelle
                                                al rovescio del canto
                                                che nella notte screma
                                                nel sostituto
                                                del tuo agonizzante piacere

ho ombre sulla vacua pelle
mentre l’arsura del peccato
si marmorizza
 
pregno di silenti
voragini
che al buio mi urlano
 
                                                saliva sacra
                                                a gorgheggio impellente
                                                sodomita della mia impronta
                                                gocce dolci di quel sangue
                                                che mi baciò a tradimento  

e tendo le reliquie
di un rituale che mi sfama
in ripudio
 
sono la sconsacrata
l’infante vorace
l’eresia divorata
 
-che sussurra alla notte
il cilicio dei pentiti-
 

 

 

Unico indizio:Il Vizio della nostra Fame

Sei il respiro che mi circonda le membra
danza che si condensa nel letto
mentre mi svesti di parole
Sei l’impaziente profumo
che si sviscera
sulle mie cosce in risalire
Pelle scomposta
da ricamare a lingua sciolta
nel sussulto delle tue spinte
Abbaglio di cielo
che nella notte mi graffia
la vergine ugola
Odorosi amplessi
da sniffare nell’intimità
della desertica notte
Mentre la voce si frantuma
nell’anima che migra
fra le tue braccia
Ed io,cornice di carne
ti levigo di viziosa fame
rimboccandoti emozioni
 

 

 

La Notte Scalza

Copiosa scivola la mia densità
sii lembo di spiegazzata carne
sdrucciola essenza rovesciata in gola
 
Meraviglia umana
scrostata in lento ascendere
 
Frammento di ricordo
in polverose ore
che giacciono fra le lenzuola d’ebano
 
Tempo in volo
che acceca e disarma
 
Nella distrazione
accendo diastole
che m’inceppano il respiro
 
Abbandonandomi
scalza alla notte
 

 

 

Di Graffiate Voci

Ogni singola voce graffiata
s’appresta a succhiarmi le mammelle
il latte si versa nei palmi
[gocciola il labbro
e il mio desiderio
s’appresta ad ungermi le cosce]
merletti a frusciare nella notte
pelle che profuma di aranciati sospiri
ruvida si sgronda di stelle
questa notte
di sbucciate nuvole
[e nel tuo sguardo
resta la parola sdrucciola
raffinata di miele e di rose]
 

 

 

Screpolati Polsi

E seguo l’indice,
la screpolata parola
di dichiarato amore,
che si nega e giace nelle tue pupille.

Parlarti sbucciata
con i contorni del mio sospiro
sulle dita,lì,
appese al tempio del noi.
E sperare nel sole
in quella luce traversa
che lega il giorno
ai nostri polsi sfilati.
Mentre le righe di pelle
sono quel lenzuolo che manca
sulla pelle infiammata
e la notte che avanza.
 

 

 

Chimica

Chimica
Dentro.
Profondamente dentro.
Dita tessili.
Dentro a cucirmi orgasmi.
Tutta una sequenza di orli e punti sottili.
Lambendo come miglior sarto le parole a fior di lingua.
Dentro tremo e divengo ventre liquido.
Dentro.
La notte porta il ritratto di ore sotto stelle fiorenti.
Condensa su pareti di ghiaccio.
Mentre affondo la mia lingua fra le tue curve cieche.
Dentro tu mi crei abiti.
Non voglio fiocchi.
Solo la sequenza tossica delle tue spinte.
Dentro.
A rotolarsi con le viscere e la testa che frinisce.
[E sempre quella mano sulla fronte...
E l'altra lì,così,due dita sole...
E quando fica e testa sono pronte
riempile di cazzo e di parole.
_
P.Valduga]
 

 

 

[A m a n t e s]

Si succhiarono gli occhi
fra le vele cieche
che adombravano le parole
-ruvida quiete carnale-

Mielata dalle convulse noie
che l’alba minava le ore
bocciolo sgranato
-sulle mani che legavano-

L’amore piagava la vita
nell’assurda piega
che il loro abbraccio
-espiava sul cuore tardivo-

E il frantumarsi in un colpo
delle distanze
si annegavano stringendosi
-virando sulla loro fame-
 

 


 

 

[F e l l a t i o]

Di lingua t'affilerò
le labbra
succhiando le giunture del tempo
sgrondando caldo miele di pelle

suggerò con mani feroci
quell'intimo drappeggio
che ti è carne eretta
succhiando linfa
godendo del tuo silente assenso

vibrano le vene
sconquassando i pensieri
in rapsodie d'umori
la mia carne porta il nome
la mia fame i segni
e vorrei penetrare
l e n t a
l'incavo delle tue notti
 

 

 

 


-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Redazione
-Direttore di Frammenti: P. Rafficoni
-Supervisione Manuela Verbasi
-Autore di Rosso Venexiano  ©Morfea77
-Selezione Opere: Morfea77
-Editing Manuela Verbasi, Emy Coratti
-Immagine grafica: Paolo Sprega su opera di Boldini -Nudo-
-Staff di Frammenti

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venerdì, 01 gennaio 1999
In... recensioni libri, --recensioni, antonella taravella, marthe blau



 
 


Nelle sue mani - Marthe Blau

EDIZIONE: Mondadori, collana Piccola Biblioteca Oscar, 2005. TRADUTTORE: M. Bellini

TRAMA

Eloide si ritrova catturata dagli occhi magnetici di un collega al tribunale durante un caso importante, la tranquilla vita da donna sposata e madre di un figlio che ama più della sua stessa vita viene messa in difficoltà. Da lì ha inizio ciò che la farà morire e poi crescere. Il desiderio di lui del suo potere, di come lei assorbe gli insegnamenti, anche nelle umiliazioni più feroci e di come lei si sente sua... man mano che la storia evolve il sentimento che sente nei confronti del suo Master fiorisce sfiorando l'amore e l'amore, se non si è davvero coppie anche nella vita di tutti i giorni, è a mio avviso e da quanto si evince dal libro quanto mai un’utopia. "Concentrati su quello che sto per farti. Ti farò impazzire. Non potrai più farne a meno. Aspetterai la mia chiamata, pregherai perché ti convochi, verrai di corsa e farai tutto quello che ti chiederò. Ti crogiolerai nell'attesa di me. Nella mancanza di me. Non potrai più godere senza pensare a me." Ci sono attimi in cui il Master la vezzeggia e sembra quasi possa capitolare nei sentimenti, ma il gioco messo su fra i due protagonisti si legge nella ferrea volontà di Lui e nella vita privata che lo vede in procinto di sposarsi... e la vita di Eloide muta... in peggio... il marito non è più desiderabile e il lavoro perde importanza, il figlio no... lui rimane come un bagliore nel buio nel quale lei si aggrappa con tutte le sue forze e
soprattutto sarà il pensiero che la riporterà alla realtà, prima d'essere sbranata dal desiderio.

COMMENTO

Questo libro, iniziato a cuor leggero, ha creato tsunami emotivi man mano che le pagine correvano, man mano che le vicissitudini di Eloide riempivano le righe e l'animo della lettrice o lettore. Contiene pagine ad alto contenuto erotico e a certi potrebbe anche far storcere il naso, potrebbe quasi essere scambiato per un banale Harmony da viaggio, ma non è così perché fa parte della catena Mondadori con le copertine rosse e nere Nell'atto finale di questo libro, si apre il sipario nel quale si credeva rinchiusa... gli confida una paura e lui invece di proteggerla da essa la fa compiere rendendo tutto marcio e senza più il piacere che lei provava ad adempiere al suo dovere di “slave”. Tutto si conclude nella triste agonia per la scelta fatta o fatta esplodere, l'amore mai ricambiato e il desiderio che arde e che non avrà mai reale sfogo, visto che lui non ha mai posseduto il suo corpo ma solo la sua mente, rendono triste ma anche vittoriosa Eloide, che torna alla sua vita e a suo figlio. [E' stato un po’ come entrare dentro al mio periodo nero questo libro, a quante volte si sente quella voglia d'essere ciò che non si è, di forzare eventi... o d'immischiarsi in giochi troppo grandi... e a quanto il desiderio porti a seguire delle chimere idealizzandole e poi... poi scoprire che non sono altro che sogni o incubi... essere sempre se stessi, senza indossare maschere per compiacere l’altrui Ego.]


Antonella Taravella


 

 

-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: Manuela Verbasi
-Supervisione: Paolo Rafficoni
-Recensione di: Antonella Taravella [Morfea77]
-Correzioni di Livia Aversa
-Editing e grafica: Alexis
-Staff di Frammenti

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Programmazione

Concorso Sguardi
4°Concorso Nazionale di Poesia indetto da Rosso Venexiano



dal 15 settembre
al 15 novembre 2009
Bando di concorso Sguardi [fra pochi giorni] per la partecipazione gratuita a Antologia poetica edita dall'Ass.ne Salotto Culturale Rosso Venexiano


vietati video e slide nei post


Iniziative
Temi a cui ispirarsi

tag: sabbia
Sabbia, nulla è più fuggevole della sabbia... dal 5 settembre


Rosso Foto
Rosso Foto Concorso di Settembre


tema: fotografa le tue vacanze
invia le tue foto a rossofoto@gmail.com
entro il 30 settembre 2009


Prossimo tema

tag: elementi della natura
Aria, acqua, terra e fuoco.
dal 12 settembre


Incantesimi lab

Perle
Perla del giorno


Per_la Biblioteca Frammenti

Per_la Biblioteca Les Folies


RV Magazine

quindicinale stampabile

Rosso Grafica
Vincitori Contest Estivo

Rossografica

Pubblicazioni
Favole e Fiabe

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Concorso Lietocolle

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Bando di concorso LietoColle
per la partecipazione gratuita a
Antologia poetica
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tra erotismo e santità

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