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♦Le foto sono visibili a tutto schermo cliccando sulle stesse♦
Ho il piacere di introdurre la mostra on-line di Renato Orsini, un caro amico ed un fotografo di grande levatura, che siamo onorati di ospitare sulle nostre pagine.
Le sue foto raccontano di mondi introversi ed affascinanti: percorrere i suoi lavoro significa sempre attraversare luoghi e momenti di rara intensità.
Renato, attraverso le immagini racconta il suo modo di essere e di vedere il mondo che lo circonda, attento ai particolari ed alle situazioni, con il suo "terzo" occhio colpisce sempre e cattura l'attenzione di chi osserva i suoi lavori. Magistrali i suoi scatti in bianco e nero, genere che l'Artista ama particolarmente e che conquistano immediatamente per la forza che trasmettono. Scatti ai quali va il mio plauso giacché sono tra i migliori che abbia avuto modo di vedere nel web.
Vi lascio alla visione della mostra dei suoi scatti, che attesta coi fatti l'unicità e la particolarità che li contraddistingue, molto più di quanto possano dire le mie parole, grato all'Artista che ha messo a disposizione le sue opere.
Paolo Rafficoni
Mi soffermo ad osservare le foto, l' altalenare di quelle situazioni e di quei momenti in cui la vita ci chiama ad essere Attori di noi stessi. Accanto ad ogni immagine, balzano subito all' occhio le didascalie: di volta in volta, emozioni forti...
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incanto e stupore di fronte al perpetuarsi dell' alba, di un tramonto; momenti di cruda melanconia per un sogno in cui si continua a credere,di accorato rimpianto per quegli attimi rimasti sospesi tra l' acuto desiderio di vederli esauditi e lo scoramento per l' incertezza e la staticità che li rendono così apparentemente vicini a noi, eppure irrimediabilmente distanti; mute, accorate preghiere come ultime spiagge su cui sostare in attesa di un segno, di un cambiamento che consenta di riemergere da uno stato di abbandono, di inadeguatezza, di solitudine. Una carrellata di immagini visive di sicuro impatto, accompagnate dalle straordinarie didascalie di Manuela Verbasi: didascalie che "spogliano l' anima", che rendono attoniti e si leggono con estrema attenzione, centellinate come da un calice che contenga i sentimenti, le paure, le frustrazioni, i momenti gioiosi che tutti affrontiamo o viviamo soggettivamente e, solo nel momento in cui la magistralità di chi le espone in questo modo, sortisce l' incontenibile esplosione di una consapevolezza prima ignorata. Una pagina superba per i contenuti di grande spessore! Un ringraziamento a Renato Orsini per la sua professionalità e a Manuela Verbasi per l' attenzione e la sensibilità con le quali, ancora una volta, ha saputo rendere di grande valore artistico e letterario un' altra splendida pagina su Frammenti di Rosso Venexiano.
Giulia Luigia Tatti
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Ti sognerò ogni notte, felicità
tra sentieri d'amarantina poesia
germoglio di un bacio indulgente
sul fiorire d'un sussurro veleno
ombrato d'inveterata solitudine.
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S'apre appena il cielo ai raggi, forte al cuore.
Nelle vele spiegate dal tuo vento il canto caldo
di sirene, braccia stanche e cime ben tese.
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Farfalle di vento a sciogliere ciocche bionde
profumate di limone bianco e cedro.
Voli di mani bianche a ferire il cielo
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Calice di promesse al confine d'un profilo
tra corolle di giacinti e infinità di occhi.
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Il battito irregolare è ossessione, il senso
d'un cuore a fuoco… è sgomento.
Il mio mondo ferito dentro il mondo
sofferto di fiele e martirio profuso
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Prego tremante sorrisi, di te l'amore
aspettando carne da segnare di baci.
Impoverita, impolverata, e fiera
tra fronde ombrose di malinconiche prigioni
rimuovo spilli conficcati a mano.
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Rimbalza tra le costole la mia amarezza
confusa tra ricordi di parole sorriso
ha piedi freddi la mia terra di smorfie
e sguardo scomodo di passi
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Mentre il vento sferzava
di vetro opalino il mare
riflettendo in scintillii di notte
istanti d’estasi eterna.
Di velluto i baci
su labbra dischiuse.
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Sotto la suola delle tue scarpe, la neve
sul mio sguardo, pioggia, a sospirarti ancora.
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Nell’infinito resta un mattino di mani
da aprire a carezze sulla tua faccia assente.
Strappo il tormento tra i capelli e l’asfalto
e muoio di follia d'amore incontenibile.
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Alle spalle nel deserto dei timori
lo sguardo s'addormenta all’alba
litania di grida acute in fondo agli occhi
profilo immobile del mio fiato corto
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Corre verso altri tramonti
vita distesa ad asciugare d'alba
l’orma che affonda in grida giocose.
Dentro l’inferno è dolore calmo e fiero
che frange di pioggia sotto un cielo padre
di nuove rughe ai lati degli occhi
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Senza ormeggi violo il blu sconosciuto
lascio di schiena fasci di silenzi incerti
sulla banchina delle mani buone, è già sera.
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Finestra mai più aperta,
curva scintillante in sospensione
fievole punto lontano, immolato
in nicchie d'orizzonte trasversale,
radice strappata a morsi dal cuore.
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Sono di passaggio i colori dei miei anni
nell'inverno del domani denso allo stesso modo
Il tempo cambia direzione all'eco dei momenti
trattenuti tra sussurri e sonno dentro imperfette nott.
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Sul tetto stelle delle mie prigioni
qua e là frammenti di luce bassa
macchie d'ali a mordermi labbra
incollate a nostalgie orgogliose.
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Ferita d'inverno in questi occhi rossi
del nord pungente il freddo nel vento
inghiotte saliva fra morsi di lingua, cenere,
smembrata eco, la mia disperazione.
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Sopravvivo mentre muoio lacerando
tra ricordi crocifissi nella stanza e tremo.
Non c'è rumore nel mio cuore fermo
nessuna voce, nessuna che io senta.
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-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: Manuela Verbasi
-Supervisione: Paolo Rafficoni
-Foto di Renato Orsini
-Parole di Manuela Verbasi
-Recensioni: Paolo Rafficoni e Giulia Luigia Tatti
-Editing: Manuela Verbasi, Alexis, Emy Coratti
-Staff di Frammenti
-tutti i diritti riservati agli autori, vietato l'utilizzo e la riproduzione di testi e foto se non autorizzati per iscritto
sedicifebbraioduemilanove
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Non usate quei versi di Manuela Verbasi
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E' una notte silente, il cielo trapuntato di stelle, due o trecento gabbiani bianchi virano e si fanno ombra plumbea di tenue luna, riflesso ambrato ne'gl'occhi verdi, chiari, degl' innamorati osannati, umiliati, traditi, sfigati e lasciati, di dolcezza melensa imbrigliati. Un volo in deltaplano, con la mutanda in mano, un sogno virtual metropolitano del blogger splinderiano.
Stille aulenti a sprazzi, rincorrono tra i lazzi immaginari cazzi, collane di parole ardite, libidinose sentite, rugiada stagionata, cagliata, piccanti introspettive, profonde e vive, d'angeliche megere molto umane, brutte come la fame.
Ogni tanto il carciofone lo pigliano le bone.
Un poeta immalinconito disegna sulla tavolozza dei sogni, arcobaleni di tramonti tra riflessi aranciati sul mare spumoso ed infinito, picchietta col dito l'infradito, apostrofa l'accento ed è contento. Un poeta rimante, claudicante ex cantante, con ulcera perforante, tremante e saccente, s'inchioda d'in su la testa mai rasta, ciò che resta d'un sogno di cartapesta: un turbante volante e rotante, fa niente, ma è evidente ch'è deficiente.
Romantica retorica si flagella e piange sua sorella, lacrima di luna, che costa una fortuna. batte le ciglia, è un battito d'ali sui canali, scioglie i nastri e i nodi, singhiozza sale e miele e tanta cioccolata con il fiele, sospira ad ogni zuccherosa pausa, tra i capelli d'un bel rosso menopausa.
Bimbi felici ricamano sorrisi calpestando verdi prati, contano i battiti del cuore, un cuoricino di bambino piccolino, finestra spalancata sul domani... ma restano villani. Nessuna malinconia, le foglie gialle, l'autunno, l'inverno dentro... scappati via!
Sogno e son Desto soffiano sulle labbra in pioggia di parole, un "ti amo" a gocce, tenendosi le mani e poi le bocce, in viaggio ad occhi chiusi, un po' delusi, provano a cantare le ultime canzoni scanzonate quasi sciocche filastrocche barocche, divise in quartine e sestine a ciocche. Poesia improvvisata scrive ogni giorno una grande cazzata, non ci colpisce, alla lunga sfinisce, non va in pensione l'ispirazione, o è alienazione? Alla larga, alla stretta, Poeta in bicicletta, ohilì, ohilà, che cacchio ho scritto qua? Lo dico con cordoglio, è un grande imbroglio.
Bella la chiusa, splendida partenza, ne avremmo fatto senza... tremo, è bella davvero... mò scendi dal pero, un po' dark, di sangue schizzata ma resta na strunzata, spilli nel cuore non fanno rumore, fantasmi del passato, chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, un gatto nero nero, è un noir da cimitero... ho un brivido davvero, superstiziosa, guai ma sai... non si sa mai. Non ci ho capito niente ma non lo dico perché son fico... e poi il poeta s'offende e smonta le tende. Quello presuntuoso e un po' pedante, pensa d'esser più di Dante, ma di Dante ce n'è uno, tutti gli altri son nessuno.
Il più megalomane è petomane e tuona e si consola di un temporale viola. Molto piaciuta la grappa alla ruta. Sotto la pelle, in punta e tacco di stelle, vibrano unghiate sorelle, fra risate a crepapelle. in un festino del maestro, m'inchino... giravolte di frittelle e rifritte patate, già andate. Bellissima, colorata, infinita la partita della vita, sfiniti i polsi, la ceralacca, la politica, la cacca, strizza i capezzoli e via dalle pieghe e dai rivoli dell'ipocrisia.
Poesia introspettiva un po' cattiva, cerca musa a muso duro. Già letto, d'errori ne ha un cassetto tra lemmi frizzi, e scazzi a mazzi, nei testi musicali di musica leggera, definisce licenza poetica l'ignoranza vera. Nello scendere dolce amaro d'ogni sera, al tramonto, ogni rondine fa primavera ma è una chimera e un flirt con la badessa val più di una messa. Copiato sulla tela ha pennellato, un pensiero abusato, poi sviene ad ondate, fra le sue catene di parole riciclate.
Poeta minchione ma grande grande assai, le doppie non azzecca mai, se scrive come Ariosto, ti chiedi costernato se sia miracolato, pavone cazzuto in posa come il Rocco, pur rimanendo gnocco.
Se non si capisce, almeno stupisce. Se oggi ha postato, ha già dato, Non ha tempo è tornato. Ripartito sfinito. Bigotto col botto. Originale non scrive crinale. Orrendo è tremendo. Mette enormi foto chi è vuoto.
Infine, commento non ricambiato, prima piangendo s'è dato, ma non realizzato, s' è impiccato alle corde dell'anima (de li mortacci sua), trovato esalato, fra sospiri e fiati spezzati, venti di grecale o tramontana in una domenica puttana, spazzando via nuvole informi d'organza ricoperte di raso, di fragole e panna, sopra fiumi di seta e velluto o puntini sospesi nei nostri cieli neri, com'esuli pensieri nel vespero migrar.
Manuela & Giosuè Carducci
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-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: Manuela Verbasi
-Supervisione Paolo Rafficoni
-Editing: Paolo Rafficoni
-Racconto di Manuela Verbasi
- Staff di Frammenti
Negli occhi, nel cuore, nel tuo pane
bianca di burro, nera la notte di caffè
indugio di sensi, lenzuola e sete e fame
disperare di letti o stelle ed alibi ed albe
sanguinanti d'inganno, ritratti d'incerto.

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Biografia
Manuela Verbasi
[Venexiana]
[Anake su Splinder]
nasce a Francoforte il 22 ottobre 1963 da genitori italiani. Fin da piccola si diletta a scrivere poesie, vincendo l’unico Concorso Nazionale a cui partecipa all’età di 10 anni e i suoi testi vengono recitati da Ubaldo Lay al teatro Toniolo di Mestre Venezia.
Al corso di studi regolari effettuati in Venezia, fa seguire lo studio del pianoforte per qualche anno, partecipa per passione a corsi universitari di giornalismo, pubblicità, letteratura italiana del ‘900, inglese, informatica.
Recita per anni, in maniera egregia, con la compagnia teatrale amatoriale “Formigheta” del C.T.G. diretta da Guerrino Antonello, in commedie dialettali di Carlo Goldoni, di Giacinto Gallina ed altre in lingua italiana.
Nell'album fotografico, particolare emozione rivive nell’interpretazione della zia Clotilde in: “Non ti conosco più” di Aldo De Benedetti e di Maria Maddalena nella “Passione di Cristo”.
Sposa Morìs nel 1985, insieme creano la migliore poesia mai scritta: la loro figlia Elena oggi diciannovenne. Con grande pazienza di Morìs, il matrimonio procede discretamente, senza nessuno che cucina da ben 22 anni.
Lavora -pur di non cucinare- da 19 anni nelle ricerche sociologiche e studi di mercato, collabora attualmente con alcuni importanti Istituti nazionali ed internazionali di ricerca ed è Supervisore per il Nord-Est di alcuni tra i più importanti in Italia.
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Commissionate dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha svolto indagini rilevanti sui corsi di fomazione organizzati dalle aziende, sulle professioni e per Banca d'Italia, sulla gestione del denaro delle famiglie, sulle spese e la gestione delle stesse, del gradimento da parte dei consumatori e dell'impatto pubblicitario sugli stessi. Per l'Ufficio Italiano Cambi, presso l'Aeroporto di Venezia, ha condotto uno studio sui movimenti di denaro transitati in Italia intervistando i passeggeri stranieri in partenza dall'Italia e ancora oggi è impegnata, per indagini riservate: vere e proprie ispezioni presso le Aziende relativamente agli standard dei servizi qualità delle stesse e del personale nei riguardi della clientela.
Dal 2005 è responsabile per conto di Ipsos, del coordinamento in sede Rai del personale e delle operazioni di voto della giuria popolare demoskopica di Venezia per il Festival di Sanremo insieme al dott. Ubaldo Montanari funzionario Rai.
Per Ipsos, commissionata da Mediaset, nelle ultime elezioni politiche, responsabile del coordinamento delle proiezioni elettorali di 22 seggi campionati nella provincia di Venezia.
Il 10 maggio 2006 punta tutto su Rosso Venexiano. Stanca di leggere le poesie di Neruda -che adora- copia incollate da auto-proclamati poeti e poetesse in ogni blog di poesia, decide di creare uno spazio per gli autori non ancora famosi -o famosi un po’ meno di Neruda e comunque non copia incollanti.
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Scrivono di lei:
Come una rosa, rossa e blu, trasparente, dove il corpo bagnato d'amore, si rimescola in mille profumi. Ed il senso del sesso si riempie d'amore.
Momenti e parole che arricchiscono la mente del lettore di una mancata ipocrisia e danno all'istinto una ragione.
Le dita, le labbra, le carezze, il respiro affannoso, si animano nei baci e nel desiderio d'amplesso.
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Non occorrono molto per descrivere la poesia, che fiorisce dalle semplici parole di Venexiana, ma è sufficiente leggere le sue calde immagini, senza porsi nessun freno pregiudiziale.
E si potranno finalmente vivere insieme a lei quei nostri momenti, talvolta persi a causa della ragione.
Una dolcezza fisica infinita e sempre colorata di rosso e di blu, legata all'amore profumato.
Il sesso può essere poesia...
Andrea Leonardi
club de poétes Torino
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Recensione
Ogni volta che si legge la poesia di Manuela si prova grande emozione, un'emozione ricca di atmosfere e ricolma di desiderio. Nel suo verseggiare, accurato, preciso, a volte cadenzato, si ritrovano i caratteri di un'esperienza che ha radici che spesso affondano nel suo vivere...Quando le parole prendono vita significa che la poesia ha raggiunto il cuore, vuol dire che leggere non basta più, è necessario fermarsi ed attendere che un sospiro si espleti fino a diventare immagine che ti avvolge cullandoti in un sentimento passionale, la cui forza si evince dal lessico sempre originale e ben strutturato. Il soggetto della sua poetica è l'amore, non sdolcinato, banale, mieloso e tradizionale...ma forte, tragressivo, insinuante, che come un guanto si lascia sfilare come un gioco sensuale "(...) nel centro esatto del cristallo rosso in pieno petto. Tu al centro di me, goccia di sangue e vena pulsante, musica nella mia gola... sorgente a cui m'abbevero obliando il presente. Tu, voce nelle mie orecchie e morbidezza di baci fra morsi; arancio ch'esplode nella bocca riempiendola di sapore...nei tempi assorti, dove i silenzi sono caramelle da succhiare, ti spoglio guardandoti ad occhi chiusi, attraversando sogni nati per caso, intrappolata da intrecci di baci francesi e mani sapienti che mi scartano piano.". In questi versi si ritrova quell'amore non banale di cui si accennato nelle righe precedenti, parole che danno il metro con cui ci si deve accostare alla sua poesia...Un'ottica da cui bisogna partire per comprendere appieno il significato reale della poetica di questa autrice, il cui sorgere artistico si dipana in un vortice di reale sensualità e concretezza nell'immagine...La sua ricerca lessicale è componente caratteristica del suo verseggiare e accanto a ciò si ritrovano altresì quelle immagini che ti fanno pensare, come ad esempio questa "(...) radice strappata a morsi dal cuore.", ove si esplica con forza dirompente un desiderio concreto, quasi carnale, ove la metafora rende appieno un'esigenza di passione...I versi di Manuela possiedono equilibrio, le parole hanno in sè una sottile linea guida in cui prevale, quasi sempre, quel pathos che dona al verso verità d'amore...
Francesco Anelli
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Non è cosa facile, entrare nelle emozioni e nei sentimenti di un Autore, di un Poeta, ma la differenza tra chi metta in fila delle parole e chi, invece, a quelle parole dia un senso, un significato, un evolutivo snodarsi emozionale lo si percepisce subito, fin dalle prime battute.
Ho letto altre recensioni indirizzate a Venexiana (Manuela) e concordo perfettamente con quanto le viene attribuito. Il viaggio affascinante che si intraprende leggendo i suoi testi, è un incedere attraverso l' eleganza della forma con cui vengono espressi, non esiste retorica perchè Manuela non è mai retorica: c'è passionalità nei suoi versi, c'è coinvolgimento, c'è amore. Non esiste volgarità nel suo esprimersi: l' Amore, nei suoi testi è Poesia! I ritmi a volte dolci, altre volte incalzanti, volteggiano con musicalità e armonia, si permeano e coinvolgono gli stadi emozionali che suscitano in chi legga i suoi componimenti. Un amore che assume le tonalità via via marcate, e così, un tenue colore rosa andrà a mitigare, ad addolcire i lividi viola che un dolore abbia impressi sul cuore e si veste di dolcezza e passione. Manuela è una Donna forte, decisa, una donna che si vive addosso ascoltando le proprie pulsioni, la propria interiorità che la conducono ad attente riflessioni e considerazioni laddove avvertisse una incombente fragilità che scaturisce dalla grande carica di umanità che la contraddistinguono. Ho imparato a conoscerla, ad apprezzarla al di là delle sue composizioni e posso affermare senza tema di smentite che Manuela è la classica, grande Amica che vorremmo tutti aver incontrato: la preziosità della stima, della considerazione e dell' amore che dona agli altri, sempre in modo discreto ma incisivo e costante, ci rimandano nitidamente il valore che una persona possiede, senza forzature o manipolazioni.
Tante parole, sono state spese per te, cara Manuela, ed io non farei altro che ripetermi e con minore capacità, non mi resta quindi che dirti a chiare lettere ciò che gli altri pensano ma che non ti hanno scritto: Ti voglio bene!
Ti auguro sempre e maggiori soddisfazioni dal tuo impegno letterario, affinchè tu possa abbondantemente raccogliere i frutti dei buoni sentimenti che ad altri hai donato.
Giulia Luigia Tatti
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"Aliti di vita"
Troviamo ancora tempo per l'amore, ai nostri giorni? Forse sì. Forse "fra due respiri" (come recita il titolo di una delle composizioni di questa raccolta).
Sarebbe facile limitarsi a parlare della sensualità che scaturisce dai versi di Venexiana. Anzitutto, l’amore - com’è qui inscenato o comunque riprodotto - non scade mai nella banalità, ma si snoda sulle frequenze su cui già cavalcarono gli immortali cantori del classicismo. Inoltre, causa e risultato di questi abbracci o, se si vuole, "avvinghiamenti", non sono calma e beatitudine, bensì attriti e scintille, "lampi e tuoni!".
L'impeto del cuore, razo di questo libro, trova spesso il suo compimento in alcove nemmeno troppo celate. E ci ritroviamo così tutti quanti voyeurs di scene di grande raffinatezza; una raffinatezza dalla matrice a tratti crudele. Ora i corpi si cercano tra musica ovattata, divani, tappeti preziosi, ori, velluti... una pagina dopo, essi sono soltanto l'ombra di se stessi - una macchia sull'iride di chi ha appena guardato un bel film -, e si sono lasciati dietro intonaci che "si sfaldano poi cadono" e "letti spettinati".
Che ci sia la luna piena sopra Venezia o ci ritroviamo a viaggiare oltreoceano, la macchina fotografica dell'anima è sempre presente. Con impareggiabile maestria, Venexiana lancia i suoi canti (vedi le smaliziate allitterazioni, quasi degli scoppiettii di sillabe che si rincorrono volendosi bene, come in "Amor foresto"), disegna vignette romanzesche (è il caso delle 'lettere d'amore', o 'letters of love': scritti brevi ma dalle caratteristiche di poesie in prosa ancor più che di epistole) e, con voce voluttuosa, riesce a far materializzare davanti ai nostri occhi lingerie da sogno e, poco più oltre, la silhouette di una donna che, avvolta dalle brume di un’alba senza tempo, percorre veloce e furtiva uno dei ponti della Serenissima.
Ovviamente, non si può che provare curiosità per i risvolti biografici della poetessa. Qualcosa della "vera" realtà sembra trasparire qua e là, soprattutto nelle già citate 'lettere' e nelle varie prose, che parlano di viaggi e di incontri en passant; ma si ignora quanto o quanto poco di personale sia in esse contenuto. E forse ciò è un bene: in tal modo, il fascino rimane inalterato. Già: seppure noi siamo individui ben radicati nell'oggi, e dunque avvezzi a razionalizzare e, soprattutto, quantificare, non sapremo mai in quale percentuale ha inciso la fantasia su queste narrazioni.
A volte, scorrendo i titoli, la sensazione è che l'Autrice abbia voluto riferirsi a un attributo anonimo, ma, addentrandocisi nelle singole composizioni, qualsivoglia dubbio viene dissipato: Venexiana sa l'amore, sa dell'amore.
L'armamentario simbologico è un'abile estrapolazione di immagini da favola che, rimodellate sul pentagramma della modernità, acquistano, nelle loro variazioni, un carattere originale che è di per sé un vero e proprio marchio di fabbrica. Venexiana ci rammenta che ci si può persino amare - perché no? - sotto un temporale ("Amanti avvolt’in musical frastuono"), ma raramente concede un'opportunità alla speranza del domani: la gioia è solo una sequenza di istanti fugaci.
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Ecco ad esempio che ci imbattiamo in due amanti umiliati che si leccano le ferite "ancora una volta / per non abbracciarci // Per non cedere / alle lusinghe / di un bacio in gola". O in due fantasmi che si amano al suono di un'ugualmente fantomatica musica all’interno della cornice di un Teatro della Fenice deserto, disertato. In quest‘ultimo caso può darsi che si tratti degli spiriti medesimi che, in "Occhi verdi", partecipano a un "muto banchetto".
Spesso l'amore riflette se stesso, come in "Eva". E sempre e ancora abbiamo meravigliosi scorci di una natura che rispecchia gli stati d'animo (in "Forse Autunno", la poetessa confessa di essere "stanca di verde": fotogramma assai suggestivo, come quello della "rugosa foglia" che "Ora, velluto giallo, è / Sposa di radici e sogni").
Il dolore dell'assenza non è mai chiamato per nome, ma viene rappresentato con l'uso sapiente di una tecnica che io oso definire "cinematografica". Non è una mera coincidenza che alcune "scene" mi abbiano riportato alla memoria i momenti più fumosi, più onirici, di Eyes Wide Shut, opera ultima - e ultimativa - di Stanley Kubrick.
Sogno... non smetterò mai (...)
("Letter of love")
Sono fantasie? Si tratta di desideri incompiuti o che urlano di essere ri-realizzati?
Se è vero che "Vida es sueño", come intonava il buon Calderon de la Barca, ciò vale ancor di più per questo sentimento che più di ogni altro entusiasma e - sì! - avvampa i nostri sensi. Certo, non è facile: non c’è tempo, innumerevoli e gravose sono le catene che vorrebbero trattenerci. Ma, in ogni caso, amare occorre. L’amore è la più convincente affermazione di vita. Amore anche "Nonostante noi" (titolo di un'altra di queste belle poesie).
Un discorso a parte merita la sezione Cose così. Qui le metafore si fanno addirittura sublimi. Il sentimento, l'attrazione magnetica (ma irrimediabilmente senza futuro) si rivestono di quei significati universali cari a tutti gli amanti; e, anche quando il tono diventa più sbarazzino, esso tradisce una sorridente esperienza ("Venere sorgente / Spia di complimento / Si fa shakerare / Per suo godimento" [in: "Cose Così (vodka limone)"]).
Oggi possiamo tranquillamente affermare di avere tutti molte cose in comune, pur conservando un 'io' ben distinto. Ci arrabbattiamo, spesso con il fucile in mano, tra i mille ostracismi del labirintico Tutti-i-Giorni, e getteremmo alle ortiche un bel po‘ del nostro bagaglio personale pur di riuscire ad andare avanti, per conquistare un pezzettino in più del territorio di guerra. Ma c'è qualcosa a cui non sapremmo mai dire di no: le nostre passioni, "aliti di vita / a cui non rinunciare".
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Cose Così [fiato corto]
Trapasso i sensi ed inseguo il tempo
immeritevole io d'un mondo d'ossa
che si diramano stanche e attorcigliano
nuvole nere nei giorni di burrasca.
Alle spalle nel deserto dei timori
lo sguardo s'addormenta all’alba
di grida acute in fondo agli occhi
sul profilo immobile del mio fiato corto
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Cose Così [nostalgie orgogliose]
Sul tetto stelle delle mie prigioni
qua e là frammenti di luce bassa
macchie d'ali a mordermi le labbra
incollate a nostalgie orgogliose
rimbalza tra le costole la mia amarezza
ha piedi freddi la mia terra di smorfie
e sguardo scomodo di passi
Cose Così [a soffio di baci]
Duellare con il vento a soffio di baci dentro succhi più in fondo...
pressano i pensieri della voglia di te
e piegano e anch'io mi piego
sto per gridare contro il tuo ansimare all'improvviso...
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Cose Così [blu cina]
Rosa antico valica specchi precari
indossa sorrisi a commentare il tempo
lasciandolo luccicare di parole blu cina
[portami via dal baratro dei tuoi desideri]
Eccitante il senso che sono i pensieri
in quel tempo d'amianto a togliere fiato
piegati all'odore pungente del mondo
[cerco ancor invano di tenere il respiro]
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Cose Così [ad occhi chiusi]
E’ un tempo interminabile questo che serpeggia sinuoso avanti a noi, un baratro in cui sprofonda la voglia nell’attesa e si fa eco e torna e ritorna a metà d’ogni respiro, nel centro esatto del cristallo rosso in pieno petto. Tu al centro di me, goccia di sangue e vena pulsante, musica nella mia gola… sorgente a cui m’abbevero obliando il presente.
Tu, voce nelle mie orecchie e morbidezza di baci fra i morsi; arancio ch’esplode nella bocca riempiendola di sapore… nei tempi assorti, dove i silenzi sono caramelle da succhiare, ti spoglio guardandoti ad occhi chiusi, attraversando sogni nati per caso, intrappolata da intrecci di baci francesi e mani sapienti che mi scartano piano.
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Cose Così [terra nuda]
Schiudo pensieri per te inebriata di sensi
srotolo visioni di sana lussuria
arpa tra le tue mani
confusa d'alito caldo
cielo di spalle sulla terra nuda
manto fertile che si veste d'amore.
Cose Così [ora vivo]
Splendi nei colori d'ogni tuo sorriso
e nell'anima mia presa dal sogno dolce
d'un amore da cui attingo vita
imperfetta e fugace
femmina ora vivo piena
e non conosco alternativa a te
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Cose Così [brividi]
Ferma fra due respiri
in silente adorazione di te
tese le mie corde a serrarti.
Dentro me i tuoi brividi
aliti di vita
a cui non rinunciare.
Cose Così [lettere d’amore]
Conserverò tue lettere d’amore
Le terrò strette con un nastro di velluto
Nascoste che nessun possa sfiorarle
E poserò le labbra a trattenerle
Respirerò il profumo su di loro
Impresso fra i tuoi polsi e la camicia
Sospesa fra l’amore e le parole
Cercando fra i pensieri un tuo ricordo
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L'amor foresto
Calle celata ai distratti
Ricolma d’afrore pungente
Scorcio notturno, riposto
Gerani vivaci e piovasco
Frenesia d’amore foresto
Brama scarlatto sipario
Petali dischiusi, lamento
Respiro corto d'alito lento
Luna si fa altalena
Schiava d’amore in piedi
Arpeggio delizioso, dita
Flebile lanterna antica
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Forse Autunno 2
Capriole di carta,
Lasciva danza di scirocco,
Fibbia di fango a passeggio,
Involontaria recita
Su rovi di parole.
Stanca di verde, muta
Rugosa foglia esangue
Si lascia cadere piano.
Ora, velluto giallo, è
Sposa di radici e sogni.
Diluvio d'incessante cielo,
Scuri nembi di raso nero
Sommessamente, sono
Greve pianto autunnale,
E livide perle d’opale.
Scorrono via gocce,
Lentiggini di pioggia fina,
Malinconie irradiate,
Di ombrelli e di risate
Sentieri scarni di poesie bagnate
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Cose Così [gusto limone]
Dalla notte all’alba
Balla sul balcone
In mano un cocktail
Di vodka al limone
Venere sorgente
Spia di complimento
Si fa shakerare
Per suo godimento
Ora sole brilla
Tra cosce imbrattate
Notte s’è accanita
Su di lei e sull’estate
Eva
Notti sfumate di rumori.
Complici stanze vuote,
Chiusero gli occhi
Per rispettare, chi,
Fra un sospiro
E un fremito
Si amò
Così.
|

|
Voyeur
Sottane svolazzanti
Colonne tornite da scalare
Paris, la Senna, gli Artisti
I nudi sulle tele
Sensualità raffinata
O solo voglia di scopare
Libri stropicciati
Su bancarelle confuse
Lasciate le librerie
Degli studenti svogliati
Dei professori francesi
Dagli sguardi invadenti
Dalle mani rugose
Odorose di vino
E di sesso divino
Fumo di sigarette
E triangoli di tessuto sottile
Pelo nero,
Odor di fica e di tiglio
Seni pesanti
Che le dita fan tremare
Cosce pallide sbocciano
Da nere calze a rete
Sul ferro di una bicicletta arrugginita
Sognanti Voyeur
Con la patta sbottonata
Si fan trasportare…
Sorridere di letti
Inumidendo labbra
Succhiando dita
Da far succhiare
Chiudete gli occhi...
Assecondando muti
Il baciarsi dei fianchi della notte...
Rumori di reti distrutte
In stanze spoglie
Con tende rubino
E letti spettinati.
Angeli imperfetti
ad espiar la colpa
d'essere liberi.
|

|
Cose Così [radice strappata]
Scompare nel fruscio, il sospiro
seguendo la direzione del vento
dimentico dei respiri fumosi
d'una storia d'aria fresca
intensa ed improvvisa.
Finestra mai più aperta,
curva scintillante in sospensione tragica
fievole punto lontano immobile
nascosto d'orizzonte trasversale,
radice strappata a morsi dal cuore
|
E dentro le mie spalle mi ritrovo
Silenzio di parole da trovare
Tramestio di passi sotto pelle
Intonaci si sfaldano poi cadono
Non posso io cambiare la mia vita
Sul cuore rosso i palpiti attenuati
E dentro le mie spalle mi ritrovo
|

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Voyeur
Sottane svolazzanti
Colonne tornite da scalare
Paris, la Senna, gli Artisti
I nudi sulle tele
Sensualità raffinata
O solo voglia di scopare
Libri stropicciati
Su bancarelle confuse
Lasciate le librerie
Degli studenti svogliati
Dei professori francesi
Dagli sguardi invadenti
Dalle mani rugose
Odorose di vino
E di sesso divino
Fumo di sigarette
E triangoli di tessuto sottile
Pelo nero,
Odor di fica e di tiglio
Seni pesanti
Che le dita fan tremare
Cosce pallide sbocciano
Da nere calze a rete
Sul ferro di una bicicletta arrugginita
Sognanti Voyeur
Con la patta sbottonata
Si fan trasportare…
Sorridere di letti
Inumidendo labbra
Succhiando dita
Da far succhiare
Chiudete gli occhi...
Assecondando muti
Il baciarsi dei fianchi della notte...
Rumori di reti distrutte
In stanze spoglie
Con tende rubino
E letti spettinati.
Angeli imperfetti
ad espiar la colpa
d'essere liberi.
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Sussulto... lampo e tuono!
Un vecchio casolare ros' antico
si staglia dall'immagine campestre
estate gialla tutto s'è incupito
lavanda il cielo tinto e pur violetto
Di corsa a ripararsi dal maltempo
la pioggia infradiciati li ha parecchio
fra il fieno si può star qualche momento
e togliersi quei panni appiccicati
Si sente un vento forte poi fragore
tempesta è fiato corto poi l'amore
amanti avvolt'in musical frastuono
nel dondolio ondeggiante
sussulto... lampo e tuono!
|
Occhi verdi
Giravolte di lingue in delirio
Disegnano arabeschi su pelle.
Scandaloso arpeggio di voci,
Petali sfogliati e disinganno.
Declivio di rosee dolcezze,
Muto banchetto d’ombre.
Profili di letti spogliati,
Stanze, occhi verdi e laghi.
Denudati battiti silenziosi,
Foglie, fiori, profumati specchi
Riflessi d’Amore, null’altro.
|

|
Letters of love
Caro Amore,
stasera sento forte la tua stanchezza, il desiderio di abbracci si fa più forte... manchi.
E' perchè manchi che ho deciso di scriverti: non basta un messaggio, non basta una mail di dieci parole... non basta...
passo il tempo a fissare punti vuoti cercando te, il tuo sapore, nel ricordo della tua lingua invadente nella mia bocca a sbattere sui denti.
Un fremito, Amore mio solo a pensarci, il cuore si fa pesante e gronda di dolorosa assenza, grida la sanguinante mancanza del tuo avvolgermi di tenerezze e di passione.
Grande Amore, che cresce e si espande, ritrovo te, in ogni spazio di me...
Amore che lascia sospesa l'anima a strusciarsi di desiderio. Amore come fuoco ormai acceso inarrestabile.
Amore come te, come noi...che ritrovo in ogni canzone.
Amore... cuore di vetro soffiato color rubino, melodia a due voci e sospiri eccitati dentro la bocca di lingue succhiate...
Amore, di odori e sapori sulle tue dita, sguardi perduti che vorrebbero parlare di letti e lenzuola umide.
Echi di te, tatuati nella mente... nel cuore che ti regalo, adesso, eternamente e nel pensiero costante... con cui continuo ad abbracciarti.
|

|
Nonostante Noi
Ironicamente soli
fra mille altre solitudini
vestite di colori e suoni
di carezze mai date
Umiliati, Noi
a leccarci ferite
ancora una volta
per non abbracciarci
Per non cedere
alle lusinghe
di un bacio in gola
A mezz'ora
di silenzi e sguardi
o ad una vita
di passione fortissima
Amore impossibile
vivrai sottovoce
in pensieri dolcissimi
dolcezze e battiti
nodi in gola e lacrime
Nonostante Noi
stupidi
orgogliosi
cuori vaganti
in cammino
verso Te
|
La Fenice
Silenzio strano di un teatro vuoto
tra velluti e penombre in
luogo misterioso...
tende rosse di velluto pesante
fra ori e rossi...solo noi.
Atmosfera sensuale e frizzante
nella penombra ricca di chiaroscuri
in uno storico teatro venexiano
appartati fra i tendaggi noi
complici amanti dell'amore.
In un loggione al quarto piano
quelli della nostra età si volano addosso
si stringono più forte per non perdersi
e la magia della musica si sente
pur nell'ovattato silenzio.
|

-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: P. Rafficoni
-Supervisione: Manuela Verbasi
-Autore di Rosso Venexiano: Manuela Verbasi [Venexiana][Anake]
-Recensione: Francesco Anelli, Giulia Luigia Tatti, Peter Patti, Andrea Leonardi
-Editing: Emy Coratti
-Staff di Frammenti
-tutti i diritti riservati agli autori, vietato l'utilizzo e la riproduzione di testi e foto se non autorizzati per iscritto
quattordicidicembreduemilaotto
Negli occhi, nel cuore, nel tuo pane
bianca di burro, nera la notte di caffè
indugio di sensi, lenzuola e sete e fame
disperare di letti o stelle ed alibi ed albe
sanguinanti d'inganno, ritratti d'incerto.

|
Biografia
Manuela Verbasi
[Venexiana]
[Anake su Splinder]
nasce a Francoforte il 22 ottobre 1963 da genitori italiani. Fin da piccola si diletta a scrivere poesie, vincendo l’unico Concorso Nazionale a cui partecipa all’età di 10 anni e i suoi testi vengono recitati da Ubaldo Lay al teatro Toniolo di Mestre Venezia.
Al corso di studi regolari effettuati in Venezia, fa seguire lo studio del pianoforte per qualche anno, partecipa per passione a corsi universitari di giornalismo, pubblicità, letteratura italiana del ‘900, inglese, informatica.
Recita per anni, in maniera egregia, con la compagnia teatrale amatoriale “Formigheta” del C.T.G. diretta da Guerrino Antonello, in commedie dialettali di Carlo Goldoni, di Giacinto Gallina ed altre in lingua italiana.
Nell'album fotografico, particolare emozione rivive nell’interpretazione della zia Clotilde in: “Non ti conosco più” di Aldo De Benedetti e di Maria Maddalena nella “Passione di Cristo”.
Sposa Morìs nel 1985, insieme creano la migliore poesia mai scritta: la loro figlia Elena oggi diciannovenne. Con grande pazienza di Morìs, il matrimonio procede discretamente, senza nessuno che cucina da ben 22 anni.
Lavora -pur di non cucinare- da 19 anni nelle ricerche sociologiche e studi di mercato, collabora attualmente con alcuni importanti Istituti nazionali ed internazionali di ricerca ed è Supervisore per il Nord-Est di alcuni tra i più importanti in Italia.
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Commissionate dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha svolto indagini rilevanti sui corsi di fomazione organizzati dalle aziende, sulle professioni e per Banca d'Italia, sulla gestione del denaro delle famiglie, sulle spese e la gestione delle stesse, del gradimento da parte dei consumatori e dell'impatto pubblicitario sugli stessi. Per l'Ufficio Italiano Cambi, presso l'Aeroporto di Venezia, ha condotto uno studio sui movimenti di denaro transitati in Italia intervistando i passeggeri stranieri in partenza dall'Italia e ancora oggi è impegnata, per indagini riservate: vere e proprie ispezioni presso le Aziende relativamente agli standard dei servizi qualità delle stesse e del personale nei riguardi della clientela.
Dal 2005 è responsabile per conto di Ipsos, del coordinamento in sede Rai del personale e delle operazioni di voto della giuria popolare demoskopica di Venezia per il Festival di Sanremo insieme al dott. Ubaldo Montanari funzionario Rai.
Per Ipsos, commissionata da Mediaset, nelle ultime elezioni politiche, responsabile del coordinamento delle proiezioni elettorali di 22 seggi campionati nella provincia di Venezia.
Il 10 maggio 2006 punta tutto su Rosso Venexiano. Stanca di leggere le poesie di Neruda -che adora- copia incollate da auto-proclamati poeti e poetesse in ogni blog di poesia, decide di creare uno spazio per gli autori non ancora famosi -o famosi un po’ meno di Neruda e comunque non copia incollanti.
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Scrivono di lei:
Come una rosa, rossa e blu, trasparente, dove il corpo bagnato d'amore, si rimescola in mille profumi. Ed il senso del sesso si riempie d'amore.
Momenti e parole che arricchiscono la mente del lettore di una mancata ipocrisia e danno all'istinto una ragione.
Le dita, le labbra, le carezze, il respiro affannoso, si animano nei baci e nel desiderio d'amplesso.
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Non occorrono molto per descrivere la poesia, che fiorisce dalle semplici parole di Venexiana, ma è sufficiente leggere le sue calde immagini, senza porsi nessun freno pregiudiziale.
E si potranno finalmente vivere insieme a lei quei nostri momenti, talvolta persi a causa della ragione.
Una dolcezza fisica infinita e sempre colorata di rosso e di blu, legata all'amore profumato.
Il sesso può essere poesia...
Andrea Leonardi
club de poétes Torino
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Recensione
Ogni volta che si legge la poesia di Manuela si prova grande emozione, un'emozione ricca di atmosfere e ricolma di desiderio. Nel suo verseggiare, accurato, preciso, a volte cadenzato, si ritrovano i caratteri di un'esperienza che ha radici che spesso affondano nel suo vivere...Quando le parole prendono vita significa che la poesia ha raggiunto il cuore, vuol dire che leggere non basta più, è necessario fermarsi ed attendere che un sospiro si espleti fino a diventare immagine che ti avvolge cullandoti in un sentimento passionale, la cui forza si evince dal lessico sempre originale e ben strutturato. Il soggetto della sua poetica è l'amore, non sdolcinato, banale, mieloso e tradizionale...ma forte, tragressivo, insinuante, che come un guanto si lascia sfilare come un gioco sensuale "(...) nel centro esatto del cristallo rosso in pieno petto. Tu al centro di me, goccia di sangue e vena pulsante, musica nella mia gola... sorgente a cui m'abbevero obliando il presente. Tu, voce nelle mie orecchie e morbidezza di baci fra morsi; arancio ch'esplode nella bocca riempiendola di sapore...nei tempi assorti, dove i silenzi sono caramelle da succhiare, ti spoglio guardandoti ad occhi chiusi, attraversando sogni nati per caso, intrappolata da intrecci di baci francesi e mani sapienti che mi scartano piano.". In questi versi si ritrova quell'amore non banale di cui si accennato nelle righe precedenti, parole che danno il metro con cui ci si deve accostare alla sua poesia...Un'ottica da cui bisogna partire per comprendere appieno il significato reale della poetica di questa autrice, il cui sorgere artistico si dipana in un vortice di reale sensualità e concretezza nell'immagine...La sua ricerca lessicale è componente caratteristica del suo verseggiare e accanto a ciò si ritrovano altresì quelle immagini che ti fanno pensare, come ad esempio questa "(...) radice strappata a morsi dal cuore.", ove si esplica con forza dirompente un desiderio concreto, quasi carnale, ove la metafora rende appieno un'esigenza di passione...I versi di Manuela possiedono equilibrio, le parole hanno in sè una sottile linea guida in cui prevale, quasi sempre, quel pathos che dona al verso verità d'amore...
Francesco Anelli
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Non è cosa facile, entrare nelle emozioni e nei sentimenti di un Autore, di un Poeta, ma la differenza tra chi metta in fila delle parole e chi, invece, a quelle parole dia un senso, un significato, un evolutivo snodarsi emozionale lo si percepisce subito, fin dalle prime battute.
Ho letto altre recensioni indirizzate a Venexiana (Manuela) e concordo perfettamente con quanto le viene attribuito. Il viaggio affascinante che si intraprende leggendo i suoi testi, è un incedere attraverso l' eleganza della forma con cui vengono espressi, non esiste retorica perchè Manuela non è mai retorica: c'è passionalità nei suoi versi, c'è coinvolgimento, c'è amore. Non esiste volgarità nel suo esprimersi: l' Amore, nei suoi testi è Poesia! I ritmi a volte dolci, altre volte incalzanti, volteggiano con musicalità e armonia, si permeano e coinvolgono gli stadi emozionali che suscitano in chi legga i suoi componimenti. Un amore che assume le tonalità via via marcate, e così, un tenue colore rosa andrà a mitigare, ad addolcire i lividi viola che un dolore abbia impressi sul cuore e si veste di dolcezza e passione. Manuela è una Donna forte, decisa, una donna che si vive addosso ascoltando le proprie pulsioni, la propria interiorità che la conducono ad attente riflessioni e considerazioni laddove avvertisse una incombente fragilità che scaturisce dalla grande carica di umanità che la contraddistinguono. Ho imparato a conoscerla, ad apprezzarla al di là delle sue composizioni e posso affermare senza tema di smentite che Manuela è la classica, grande Amica che vorremmo tutti aver incontrato: la preziosità della stima, della considerazione e dell' amore che dona agli altri, sempre in modo discreto ma incisivo e costante, ci rimandano nitidamente il valore che una persona possiede, senza forzature o manipolazioni.
Tante parole, sono state spese per te, cara Manuela, ed io non farei altro che ripetermi e con minore capacità, non mi resta quindi che dirti a chiare lettere ciò che gli altri pensano ma che non ti hanno scritto: Ti voglio bene!
Ti auguro sempre e maggiori soddisfazioni dal tuo impegno letterario, affinchè tu possa abbondantemente raccogliere i frutti dei buoni sentimenti che ad altri hai donato.
Giulia Luigia Tatti
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"Aliti di vita"
Troviamo ancora tempo per l'amore, ai nostri giorni? Forse sì. Forse "fra due respiri" (come recita il titolo di una delle composizioni di questa raccolta).
Sarebbe facile limitarsi a parlare della sensualità che scaturisce dai versi di Venexiana. Anzitutto, l’amore - com’è qui inscenato o comunque riprodotto - non scade mai nella banalità, ma si snoda sulle frequenze su cui già cavalcarono gli immortali cantori del classicismo. Inoltre, causa e risultato di questi abbracci o, se si vuole, "avvinghiamenti", non sono calma e beatitudine, bensì attriti e scintille, "lampi e tuoni!".
L'impeto del cuore, razo di questo libro, trova spesso il suo compimento in alcove nemmeno troppo celate. E ci ritroviamo così tutti quanti voyeurs di scene di grande raffinatezza; una raffinatezza dalla matrice a tratti crudele. Ora i corpi si cercano tra musica ovattata, divani, tappeti preziosi, ori, velluti... una pagina dopo, essi sono soltanto l'ombra di se stessi - una macchia sull'iride di chi ha appena guardato un bel film -, e si sono lasciati dietro intonaci che "si sfaldano poi cadono" e "letti spettinati".
Che ci sia la luna piena sopra Venezia o ci ritroviamo a viaggiare oltreoceano, la macchina fotografica dell'anima è sempre presente. Con impareggiabile maestria, Venexiana lancia i suoi canti (vedi le smaliziate allitterazioni, quasi degli scoppiettii di sillabe che si rincorrono volendosi bene, come in "Amor foresto"), disegna vignette romanzesche (è il caso delle 'lettere d'amore', o 'letters of love': scritti brevi ma dalle caratteristiche di poesie in prosa ancor più che di epistole) e, con voce voluttuosa, riesce a far materializzare davanti ai nostri occhi lingerie da sogno e, poco più oltre, la silhouette di una donna che, avvolta dalle brume di un’alba senza tempo, percorre veloce e furtiva uno dei ponti della Serenissima.
Ovviamente, non si può che provare curiosità per i risvolti biografici della poetessa. Qualcosa della "vera" realtà sembra trasparire qua e là, soprattutto nelle già citate 'lettere' e nelle varie prose, che parlano di viaggi e di incontri en passant; ma si ignora quanto o quanto poco di personale sia in esse contenuto. E forse ciò è un bene: in tal modo, il fascino rimane inalterato. Già: seppure noi siamo individui ben radicati nell'oggi, e dunque avvezzi a razionalizzare e, soprattutto, quantificare, non sapremo mai in quale percentuale ha inciso la fantasia su queste narrazioni.
A volte, scorrendo i titoli, la sensazione è che l'Autrice abbia voluto riferirsi a un attributo anonimo, ma, addentrandocisi nelle singole composizioni, qualsivoglia dubbio viene dissipato: Venexiana sa l'amore, sa dell'amore.
L'armamentario simbologico è un'abile estrapolazione di immagini da favola che, rimodellate sul pentagramma della modernità, acquistano, nelle loro variazioni, un carattere originale che è di per sé un vero e proprio marchio di fabbrica. Venexiana ci rammenta che ci si può persino amare - perché no? - sotto un temporale ("Amanti avvolt’in musical frastuono"), ma raramente concede un'opportunità alla speranza del domani: la gioia è solo una sequenza di istanti fugaci.
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Ecco ad esempio che ci imbattiamo in due amanti umiliati che si leccano le ferite "ancora una volta / per non abbracciarci // Per non cedere / alle lusinghe / di un bacio in gola". O in due fantasmi che si amano al suono di un'ugualmente fantomatica musica all’interno della cornice di un Teatro della Fenice deserto, disertato. In quest‘ultimo caso può darsi che si tratti degli spiriti medesimi che, in "Occhi verdi", partecipano a un "muto banchetto".
Spesso l'amore riflette se stesso, come in "Eva". E sempre e ancora abbiamo meravigliosi scorci di una natura che rispecchia gli stati d'animo (in "Forse Autunno", la poetessa confessa di essere "stanca di verde": fotogramma assai suggestivo, come quello della "rugosa foglia" che "Ora, velluto giallo, è / Sposa di radici e sogni").
Il dolore dell'assenza non è mai chiamato per nome, ma viene rappresentato con l'uso sapiente di una tecnica che io oso definire "cinematografica". Non è una mera coincidenza che alcune "scene" mi abbiano riportato alla memoria i momenti più fumosi, più onirici, di Eyes Wide Shut, opera ultima - e ultimativa - di Stanley Kubrick.
Sogno... non smetterò mai (...)
("Letter of love")
Sono fantasie? Si tratta di desideri incompiuti o che urlano di essere ri-realizzati?
Se è vero che "Vida es sueño", come intonava il buon Calderon de la Barca, ciò vale ancor di più per questo sentimento che più di ogni altro entusiasma e - sì! - avvampa i nostri sensi. Certo, non è facile: non c’è tempo, innumerevoli e gravose sono le catene che vorrebbero trattenerci. Ma, in ogni caso, amare occorre. L’amore è la più convincente affermazione di vita. Amore anche "Nonostante noi" (titolo di un'altra di queste belle poesie).
Un discorso a parte merita la sezione Cose così. Qui le metafore si fanno addirittura sublimi. Il sentimento, l'attrazione magnetica (ma irrimediabilmente senza futuro) si rivestono di quei significati universali cari a tutti gli amanti; e, anche quando il tono diventa più sbarazzino, esso tradisce una sorridente esperienza ("Venere sorgente / Spia di complimento / Si fa shakerare / Per suo godimento" [in: "Cose Così (vodka limone)"]).
Oggi possiamo tranquillamente affermare di avere tutti molte cose in comune, pur conservando un 'io' ben distinto. Ci arrabbattiamo, spesso con il fucile in mano, tra i mille ostracismi del labirintico Tutti-i-Giorni, e getteremmo alle ortiche un bel po‘ del nostro bagaglio personale pur di riuscire ad andare avanti, per conquistare un pezzettino in più del territorio di guerra. Ma c'è qualcosa a cui non sapremmo mai dire di no: le nostre passioni, "aliti di vita / a cui non rinunciare".
|

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Cose Così [fiato corto]
Trapasso i sensi ed inseguo il tempo
immeritevole io d'un mondo d'ossa
che si diramano stanche e attorcigliano
nuvole nere nei giorni di burrasca.
Alle spalle nel deserto dei timori
lo sguardo s'addormenta all’alba
di grida acute in fondo agli occhi
sul profilo immobile del mio fiato corto
|

|
Cose Così [nostalgie orgogliose]
Sul tetto stelle delle mie prigioni
qua e là frammenti di luce bassa
macchie d'ali a mordermi le labbra
incollate a nostalgie orgogliose
rimbalza tra le costole la mia amarezza
ha piedi freddi la mia terra di smorfie
e sguardo scomodo di passi
Cose Così [a soffio di baci]
Duellare con il vento a soffio di baci dentro succhi più in fondo...
pressano i pensieri della voglia di te
e piegano e anch'io mi piego
sto per gridare contro il tuo ansimare all'improvviso...
|
Cose Così [blu cina]
Rosa antico valica specchi precari
indossa sorrisi a commentare il tempo
lasciandolo luccicare di parole blu cina
[portami via dal baratro dei tuoi desideri]
Eccitante il senso che sono i pensieri
in quel tempo d'amianto a togliere fiato
piegati all'odore pungente del mondo
[cerco ancor invano di tenere il respiro]
|

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Cose Così [ad occhi chiusi]
E’ un tempo interminabile questo che serpeggia sinuoso avanti a noi, un baratro in cui sprofonda la voglia nell’attesa e si fa eco e torna e ritorna a metà d’ogni respiro, nel centro esatto del cristallo rosso in pieno petto. Tu al centro di me, goccia di sangue e vena pulsante, musica nella mia gola… sorgente a cui m’abbevero obliando il presente.
Tu, voce nelle mie orecchie e morbidezza di baci fra i morsi; arancio ch’esplode nella bocca riempiendola di sapore… nei tempi assorti, dove i silenzi sono caramelle da succhiare, ti spoglio guardandoti ad occhi chiusi, attraversando sogni nati per caso, intrappolata da intrecci di baci francesi e mani sapienti che mi scartano piano.
|

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Cose Così [terra nuda]
Schiudo pensieri per te inebriata di sensi
srotolo visioni di sana lussuria
arpa tra le tue mani
confusa d'alito caldo
cielo di spalle sulla terra nuda
manto fertile che si veste d'amore.
Cose Così [ora vivo]
Splendi nei colori d'ogni tuo sorriso
e nell'anima mia presa dal sogno dolce
d'un amore da cui attingo vita
imperfetta e fugace
femmina ora vivo piena
e non conosco alternativa a te
|
Cose Così [brividi]
Ferma fra due respiri
in silente adorazione di te
tese le mie corde a serrarti.
Dentro me i tuoi brividi
aliti di vita
a cui non rinunciare.
Cose Così [lettere d’amore]
Conserverò tue lettere d’amore
Le terrò strette con un nastro di velluto
Nascoste che nessun possa sfiorarle
E poserò le labbra a trattenerle
Respirerò il profumo su di loro
Impresso fra i tuoi polsi e la camicia
Sospesa fra l’amore e le parole
Cercando fra i pensieri un tuo ricordo
|

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L'amor foresto
Calle celata ai distratti
Ricolma d’afrore pungente
Scorcio notturno, riposto
Gerani vivaci e piovasco
Frenesia d’amore foresto
Brama scarlatto sipario
Petali dischiusi, lamento
Respiro corto d'alito lento
Luna si fa altalena
Schiava d’amore in piedi
Arpeggio delizioso, dita
Flebile lanterna antica
|

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Forse Autunno 2
Capriole di carta,
Lasciva danza di scirocco,
Fibbia di fango a passeggio,
Involontaria recita
Su rovi di parole.
Stanca di verde, muta
Rugosa foglia esangue
Si lascia cadere piano.
Ora, velluto giallo, è
Sposa di radici e sogni.
Diluvio d'incessante cielo,
Scuri nembi di raso nero
Sommessamente, sono
Greve pianto autunnale,
E livide perle d’opale.
Scorrono via gocce,
Lentiggini di pioggia fina,
Malinconie irradiate,
Di ombrelli e di risate
Sentieri scarni di poesie bagnate
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Cose Così [gusto limone]
Dalla notte all’alba
Balla sul balcone
In mano un cocktail
Di vodka al limone
Venere sorgente
Spia di complimento
Si fa shakerare
Per suo godimento
Ora sole brilla
Tra cosce imbrattate
Notte s’è accanita
Su di lei e sull’estate
Eva
Notti sfumate di rumori.
Complici stanze vuote,
Chiusero gli occhi
Per rispettare, chi,
Fra un sospiro
E un fremito
Si amò
Così.
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Cose Così [radice strappata]
Scompare nel fruscio, il sospiro
seguendo la direzione del vento
dimentico dei respiri fumosi
d'una storia d'aria fresca
intensa ed improvvisa.
Finestra mai più aperta,
curva scintillante in sospensione tragica
fievole punto lontano immobile
nascosto d'orizzonte trasversale,
radice strappata a morsi dal cuore
|
E dentro le mie spalle mi ritrovo
Silenzio di parole da trovare
Tramestio di passi sotto pelle
Intonaci si sfaldano poi cadono
Non posso io cambiare la mia vita
Sul cuore rosso i palpiti attenuati
E dentro le mie spalle mi ritrovo
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Voyeur
Sottane svolazzanti
Colonne tornite da scalare
Paris, la Senna, gli Artisti
I nudi sulle tele
Sensualità raffinata
O solo voglia di scopare
Libri stropicciati
Su bancarelle confuse
Lasciate le librerie
Degli studenti svogliati
Dei professori francesi
Dagli sguardi invadenti
Dalle mani rugose
Odorose di vino
E di sesso divino
Fumo di sigarette
E triangoli di tessuto sottile
Pelo nero,
Odor di fica e di tiglio
Seni pesanti
Che le dita fan tremare
Cosce pallide sbocciano
Da nere calze a rete
Sul ferro di una bicicletta arrugginita
Sognanti Voyeur
Con la patta sbottonata
Si fan trasportare…
Sorridere di letti
Inumidendo labbra
Succhiando dita
Da far succhiare
Chiudete gli occhi...
Assecondando muti
Il baciarsi dei fianchi della notte...
Rumori di reti distrutte
In stanze spoglie
Con tende rubino
E letti spettinati.
Angeli imperfetti
ad espiar la colpa
d'essere liberi.
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Sussulto... lampo e tuono!
Un vecchio casolare ros' antico
si staglia dall'immagine campestre
estate gialla tutto s'è incupito
lavanda il cielo tinto e pur violetto
Di corsa a ripararsi dal maltempo
la pioggia infradiciati li ha parecchio
fra il fieno si può star qualche momento
e togliersi quei panni appiccicati
Si sente un vento forte poi fragore
tempesta è fiato corto poi l'amore
amanti avvolt'in musical frastuono
nel dondolio ondeggiante
sussulto... lampo e tuono!
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Occhi verdi
Giravolte di lingue in delirio
Disegnano arabeschi su pelle.
Scandaloso arpeggio di voci,
Petali sfogliati e disinganno.
Declivio di rosee dolcezze,
Muto banchetto d’ombre.
Profili di letti spogliati,
Stanze, occhi verdi e laghi.
Denudati battiti silenziosi,
Foglie, fiori, profumati specchi
Riflessi d’Amore, null’altro.
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Letters of love
Caro Amore,
stasera sento forte la tua stanchezza, il desiderio di abbracci si fa più forte... manchi.
E' perchè manchi che ho deciso di scriverti: non basta un messaggio, non basta una mail di dieci parole... non basta...
passo il tempo a fissare punti vuoti cercando te, il tuo sapore, nel ricordo della tua lingua invadente nella mia bocca a sbattere sui denti.
Un fremito, Amore mio solo a pensarci, il cuore si fa pesante e gronda di dolorosa assenza, grida la sanguinante mancanza del tuo avvolgermi di tenerezze e di passione.
Grande Amore, che cresce e si espande, ritrovo te, in ogni spazio di me...
Amore che lascia sospesa l'anima a strusciarsi di desiderio. Amore come fuoco ormai acceso inarrestabile.
Amore come te, come noi...che ritrovo in ogni canzone.
Amore... cuore di vetro soffiato color rubino, melodia a due voci e sospiri eccitati dentro la bocca di lingue succhiate...
Amore, di odori e sapori sulle tue dita, sguardi perduti che vorrebbero parlare di letti e lenzuola umide.
Echi di te, tatuati nella mente... nel cuore che ti regalo, adesso, eternamente e nel pensiero costante... con cui continuo ad abbracciarti.
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Nonostante Noi
Ironicamente soli
fra mille altre solitudini
vestite di colori e suoni
di carezze mai date
Umiliati, Noi
a leccarci ferite
ancora una volta
per non abbracciarci
Per non cedere
alle lusinghe
di un bacio in gola
A mezz'ora
di silenzi e sguardi
o ad una vita
di passione fortissima
Amore impossibile
vivrai sottovoce
in pensieri dolcissimi
dolcezze e battiti
nodi in gola e lacrime
Nonostante Noi
stupidi
orgogliosi
cuori vaganti
in cammino
verso Te
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La Fenice
Silenzio strano di un teatro vuoto
tra velluti e penombre in
luogo misterioso...
tende rosse di velluto pesante
fra ori e rossi...solo noi.
Atmosfera sensuale e frizzante
nella penombra ricca di chiaroscuri
in uno storico teatro venexiano
appartati fra i tendaggi noi
complici amanti dell'amore.
In un loggione al quarto piano
quelli della nostra età si volano addosso
si stringono più forte per non perdersi
e la magia della musica si sente
pur nell'ovattato silenzio.
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Modigliani -Donna sdraiata in rosso-
©Paolo Sprega
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Cose Così (Fragole e panna)
Lento poi più svelto poi di nuovo lento
Saliva un pò cola su labbra gonfie
irrorate da sospiri di fragole e panna...
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Cose Così (mirtilli e more)
Indomita attrattiva
il nostro amore,
ha occhi di luna
e odora di bosco.
Fra felci sinuose
assetato, l'amore,
si riempie la gola
di mirtilli e more.
Toccando la pelle
rugiada si sveste,
tessendo per noi
pensieri amaranto.
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Cose Così (fragole e melone)
Sono lì tra le parole e gli spazi
umida meraviglia nei suoi vuoti
sublimi prospettive selvagge,
delizie all’orizzonte rivolte.
Abbagliano sorrisi per me
nei nobili discorsi della mente
incomprensibile poetico gioco
quando disarmante amore arriva.
Sovrano staziona l'odore di sesso,
un sotterraneo variegato torrente
di polpa piena come melone
e liquorose fragole a cascata.
Tremano sicure le mani
fra milioni di sguardi disattenti.
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Cose Così (uva bianca)
Suadenti movenze e nivee dune
fra soffi di ciglia ed aliti caldi
piedi scalzi nei tini di grappoli odorosi
alte le sottane in danza settembrina.
Diadema d’uva bianca e bionda chioma
intesa e giovinezza sanno fare
in angolo di cielo un po' nascosto
vita che vive umori e odor di mosto.
Ringrazia il dio del vino mentre trema
fra le sue bianche cosce all’imbrunire
la schiena inarca e può morir d’amore
gemendo di passione e d’abbandono.
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Cose Così (uva nera)
Passeggiate di bocche
umide pressioni
e fiati su declivi.
Morbidezze squisite
levigati dolci seni
di frutta e sensi.
Acquerelli e saliva
grappoli d’uva nera
setosi riti magici
di deliziose coppe.
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Cose Così (ginepro, mirto e pesco)
Bacche di ginepro, mirto in gocce
su rosso sangue e nera pece
a rincuorare inebriando ogni vena
dentro braccia d'albero di pesco.
Capriccio velluto da spolpare
a morsi di tenerezza respirando
dichiarazioni d'amore a passeggio
sul greto dei versi dai colori estivi.
Concedi orme velate svelando
carezze di labbra e di baci vernice
in parole d'acqua verde immerso
Senti d'essere voluttuoso mare
e, del mare,
conchiglia d’argenteo pallore
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Cose Così (cedro e datteri)
Dentro la tua bocca
nell’alito dolciastro
tra l’allegria dei denti
nei fondi del respiro
acquieto l’impazienza.
Gli abbracci mogano
si aprono un varco
tra erosi solchi,
brune terre di cedro
e datteri dolci.
Gira intorno alla lingua
il concentrico sfibrarsi
riarde fino a consumarmi
mi hai aperto le braccia
ed io ti sono grata.
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Cose Così [porpora]
il mio cuore tela di cotone
s'apre alle tue dita di parole
collo bocca collo tu scendi
giocando d'allusive illusioni
seta ai miei margini porpora
velluto la lingua tra riflessi raso
m'indulge il nostro tempo nero
di iridi azzurroverdeazzurro
avorio di musica il respirare
l'attesa
d'una notte distesa fra te e me
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Cose Così [Preludio]
Sgrano desideri uno ad uno
schiusa all'umido disegno
preludio d'estasi
il piacere tuo
nel mio si eterna
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Cose Così [ametista]
Mi [s] vesti di sorrisi tra baci ametista
intrecci dei raggi i mandorli in fiore
leggi le impronte date dalle labbra
su vortici profondi e insenature
che dalla voce al collo al cuore [tuo]
si fan respiro e nelle vene, sangue
scorre come fiume e [mi] porta al mare
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Cose Così [parole nude]
Nella rissa delle braccia
dialoga la pelle,
beve dalla tua bocca
dissetando parole nude.
Inebriano nel leccarsi i polsi
illusioni d'amore,
s'imprimono tremanti
di questo nostro niente.
|
pagine 1 - 2 - 3

-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Redazione
-Direttore di Frammenti: P. Rafficoni
-Supervisione Manuela Verbasi
-Autore di Rosso Venexiano ©Venexiana [Anake]
-Selezione Opere: Ignazia Trudu e Venexiana
-Editing Manuela Verbasi, Emy Coratti
-Immagine grafica: Paolo Sprega su opera di Modigliani -Donna sdraiata in rosso-
-Staff di Frammenti
dodicigennaioduemilanove



Modigliani -Donna sdraiata in rosso-
©Paolo Sprega
|

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Cose Così (miriprendolaluna 2)
Graffiti in fondo alle mie anche
stremate foglie distratte dove banchetta la tua bocca
impaziente affogare di lei
di brividi annusando dilatante stupore
nel respiro serrato.
Meraviglia di un gemito trattenuto da un morso unico
gemito a richiamo
tra natiche morbide rosa malva
rosa come rosa e bocciolo ammorbidito
nel paradiso infernale osando.
Mi prendi
e ti riprendo cera sciolta.
Mi perdo,
ora mi perdi.
Sfida di sguardi di amati istanti,
distanti.
Cera che c'era ed era
striscia di vento sul viso appeso d'azzurro
vuoto di un cielo così vuoto di cielo.
Luna da lunapark fra altre luci
gialla come ferita di neon
aspro incantesimo nei giorni limone
nei tratti eccitati del viso
dove parlavano i silenzi
di non ritorno e di spalle sfocate
quando mi voltavo.
|

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Cose Così (di sesso, credo)
Sono insonne levigata pietra
sorriso tagliente, a guisa di falce
l'angolo della bocca assetata
di sesso, credo
D'essere consumata pretendo
punta di lingua acuminata e golosa
come del vento lo sciabolare sferzante
Quadro traditore salmastro
quale un canto di cicale stordisce
nel buio intemperante d'estate
Rosario fittizio sgranato senz'occhi
sfrusciare di sospiri odorosi tra aghi di pino
nel primitivismo d'una terra verde scuro
confusione compulsa e fusione
S'apre un sorriso sottile
con un solo morso m'atterrisce
risale il bosco segandomi il ventre
Ora non resta che mordergli il cuore
|

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Cose Così... piacevoli
Mi spolpi di baci
affondi il volto sul seno
respirandomi di sguardi
Umidità fra le vesti estive
amante in viaggio tra sorsi
sull'autostrada delle gambe
Cosce scoperte, aperte
bevi di me scostando
un leggero velo nero
Vaporoso concerto di fiati
nella penombra dei sussurri
trappole calde e oscenità
Muoio solo un attimo
tremando d'amore e di te
poi, mi arrampico e rido
|

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Cose Così (rossetto e labbra)
Troppe mani a dividere ciocche rosse
a incendiare di rossetto ferite labbra.
Dentro ho solo vento e occhi inumiditi,
è notte nei vuoti sempre più distanti.
Dormirei confusa fra pensieri di carta
abbracciando di te ogni carezza ora.
Respirandoti pelle svestita sulla mia
se potessi distesa non pensarti triste.
|

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Cose Così (rame antico)
Occhi di bosco, riflessi della mia vita
il colore del rame antico in ogni ciocca
io, nel centro esatto del mio labirinto
straziandomi la mente brindo con il sangue
levo il calice, solitaria ed ebbra
confondendo di follia quest’amore
espio il peccato dell’ultimo amplesso
senza dover forzare il passaggio
finché la sete non si calmerà un poco
|

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Cose Così (gigli di velluto rosso)
Sudano le mani
rapite dai tocchi
s'invola il sospiro
nello spasimo
Ammaina
in sfolgoranti gigli
di velluto rosso
e di pelle
Aromi acri
iridi bagnate
enigmi di cuore
o di carne
Tentenna
nei silenzi accorti
dei giochi vergini
ascolto il fruscio delle carezze
fazzoletti rossi sotto scarpe basse
affondo ogni desiderio che percuote
di risveglio lento l'alma fugace
quando sei canto di pelle e di mani
impossibili sogni attraverso i sensi
sei discesa d'un volo stanco d'ali
lungo i fianchi e ancora più giù
|

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Cose Così (onanismo)
Scivola fremente
vita che sfoglio
mentre mi spoglio
Benefico sfregolio
di mela e schiuma
fra aghi di pioggia
Mareggiare di rugiada
s'infrange sugli scogli
dentro al tuo riflesso
Assaporo gli spazi
e placo la fame
fino al tuo ritorno
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Cose così (cannella)
Ho braccia avvolgenti
e pelle che odora di cannella
e di te
sulla bocca gonfia di baci
il gusto della tua saliva.
Ansimano dondolanti respiri
negli occhi persi
in queste notti senza lenzuola
di luna e di nudo
fra le tue voglie ritrovo le mie.
|

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Cose Così (tè nero ai petali di rosa)
Luna di linee bagnate
spigoli sospinti
inganno da torcere
in crepuscoli di saliva lucida.
Oh le tue labbra!
tatuaggi di stupore,
tenere more selvatiche,
tè nero ai petali di rosa.
Scalpita folle d'attesa
fuori e dentro te il desiderio
nel gusto beffardo
del mio bacio nudo.
|
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Cose Così (fico)
La notte è respiro scuro, scorre,
prepotente solitudine tra muri silenti
su labbra ai sogni consegnate
Bacio urlante, frastuono
d'ombre confuse, speranze,
toccarmi il collo e sentirti
scricchiolando teneramente
in memoria d'un cielo porpora
Di chiaro ancora sciolgo
il rosa carnicino, l'orizzonte
dandoti le spalle, ora,
lontana, vestendomi di nulla
Nello stesso istante
catturata da un respiro, sospiro,
sperando di trovarti, rivederti,
ape ebbra tra i fiori bianchi del fico
Parlarmi con la saliva,
schiavo d'amore nel delirio dei baci
|

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Cose Così (mango e papaja)
Merito d’avvolgermi a te
striando le piume,
confusa del tutto
dai tuoi desideri
sincerità veloce dei battiti
nell'aria calda di questo giorno
odoroso d’estate
e di slanci perpetui
di mani, di dita,
di labbra di vita
di lingua su cosce
di mango e papaja
|
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-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Redazione
-Direttore di Frammenti: P. Rafficoni
-Supervisione Manuela Verbasi
-Autore di Rosso Venexiano ©Venexiana [Anake]
-Selezione Opere: Ignazia Trudu
-Editing Manuela Verbasi, Emy Coratti
-Immagine grafica: Paolo Sprega su opera di Modigliani -Donna sdraiata in rosso-
-Staff di Frammenti
dodicigennaioduemilanove



Modigliani -Donna sdraiata in rosso-
©Paolo Sprega
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Hors d'oeuvre
Immagine furtiva in giostra di lampi,
parabola di parole psichedeliche
sesso variegato da traiettorie velluto
Terra fertile tra le tue braccia oceano
paradiso ospitale ad arco di dolcezza
gelosia bruciante dissonanza d'infinito
Dentro un paradosso d'ancora riflessa
tocco d'oscurità tra percorsi scoperti
annusando gocce di sconvolti lamenti
Hors d'oeuvre sul tavolo è nuda cena
sanguinante fremito leccato gemendo
di lei lussuriosa e vera, come immaginavi
|

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Voyeur
Sottane svolazzanti
colonne tornite da scalare
Paris, la Senna, gli Artisti
i nudi sulle tele
sensualità raffinata
o solo voglia di scopare
Libri stropicciati
su bancarelle confuse
lasciate le librerie
degli studenti svogliati
dei professori francesi
dagli sguardi invadenti
dalle mani rugose
odorose di vino
e di sesso divino
Fumo di sigarette
e triangoli di tessuto sottile
pelo nero,
odor di fica e di tiglio
seni pesanti
che le dita fan tremare
Cosce pallide sbocciano
da nere calze a rete
sul ferro di una bicicletta arrugginita
sognanti Voyeur
con la patta sbottonata
si fan trasportare…
Sorridere di letti
inumidendo labbra
succhiando dita
da far succhiare
Chiudete gli occhi...
assecondando muti
il baciarsi dei fianchi della notte...
Rumori di reti distrutte
in stanze spoglie
con tende rubino
e letti spettinati.
Angeli imperfetti
ad espiar la colpa
d'essere liberi
|

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L'Amore (o altro)
Sprofonda in me
colmandosi ovunque
di morbide fattezze.
Incolla parole,
profumate d' umidità
tra chicchi bianchi
affacciati alle labbra.
Nel lago sinuoso
ormeggia adagio,
affamato, audace,
tracciandomi di cielo.
|

|
Ti sento respirare
Occhi nei miei occhi
dentro una camicetta
un cuore accanito.
La pelle, la carne
quello che c'è dentro,
quello che c'è sotto
è da strappare via.
Desiderio, e di più
questa morsa dentro
simile alla fame.
Vertigine di baci
a ridosso d'un baratro,
è salto nel vuoto
un attimo prima
della pena e della pace.
Farfalla leggera,
lingua briosa
sulle punte dei seni.
Bacio lucido di saliva,
lento vero, intenso... nostro
morbido di labbra e di lingua
agli angoli della tua bocca
respirando il tuo calore
leccando i tuoi denti.
Mentre le dita cercano pelle,
adorando sentire la tua pelle.
Fiorire d'un corpo pieno
di papaveri e margherite
che senti acquerellarsi
sul palmo della mano.
|

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Non so dove
Il rumore blu di ogni petalo
profuma lo scoglio di salsedine
tormenta i sensi superandomi
Prepotente immagine che affresca
incidendo di morsi
pelle chiara alla volta del seno
Strappata ti raggiungo ferita
sogno rosso, marea su di te
bocca vorace d'inguine e follia
calze a rete, attacco di tacco e vado
non so dove
|

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Mi riprendo la luna
Graffiti lungo le anche
torsione di sinuate foglie
banchetto per una bocca
impaziente affogare di lui,
di lei, tra brividi annusando
stupore nel respiro serrato
cerchio di morsi, amnistia
ammainante incantesimo
trance de vie o imbroglio?
Che importa...
mi riprendo la luna.
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Sigillo
Duellò tra i pensieri
d'una donna ribelle
fiorirono i seni
sotto le sue mani
fremette la vita distesa
la lingua trattenne
intrecciata alla sua
l'anima setacciando
ne udì il vasto fiato
e dentro l’inferno
che i giorni avran dato
il suo sigillo pose.
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Prendimi così
Prendimi così
smembrata eco
flagellami nel rantolo ovattato
d'un' ultima notte
Ancorato al sogno
l'astratto coraggio
ensamble d'esasperato eterno
d'una ferita a morte
Lo sguardo di una sera
defilé nel viso di cera sfatta,
sigillo d'incerto franare
nel tuo via vai
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Sono mela
Rossa sodità dal gusto liquido
spicchi maliziosi da mordere
nata da fiori candidi
sciolta nella bocca lucida
vivo di zuccheri e succhi di frutta
e di te nettare aspro
fino al torsolo di labbra in gola...
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|
Supplica
Parlami specchio di baci invadenti
tra sussurri di carezze insinuate
Su labbra abbandonate supplica
sbriciolato il cuore nella voglia
Muore di desiderio fame di sguardi
scivola nell'amarsi per rifiorire di te
sulle rovine d'un ricordo sottovoce.
|

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Cose Così [fragranza]
Freme di te la bocca
un chiaroscuro di pelle
danza passi legati
odora di me il tuo fiato
dal gemito domato
all'umida fragranza
[null'amo più che amarti]
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-Staff di Frammenti
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