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Il tuo campo ricoperto di cenere
Il dolore più intenso
fu quel mio piccolo olocausto.
Vittima di una mente impietosa
che non accettò la mia presenza fisica
e non concepì nemmeno l'idea
della mia semplice esistenza.
©crobiotermi
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Ton champ recouvert de cendres
La douleur la plus intense
Fut de mon petit holocauste.
Victime d’une pensée sans pitié
Qui n’accepta pas ma présence physique
Et ne conçut même pas l’idée
De ma simple existence.
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Your field covered with ashes
The deepest pain
- that was my small holocaust.
Victim of an unmerciful mind
that did not accept my physical presence
and didn't even conceive the idea
of my simple existence.
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Hamuval borított mezõd
A legerõsebb fájdalom
Saját kis holokausztomé volt.
Egy könyörtelen elme áldozata voltam
Mely nem fogadta el fizikai jelenlétem
S még csak nem is gondolta
Hogy én is létezhettem.
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Via kampo kovrita da cindro
La doloro pli granda
Estis tiu mia malgranda brulofero.
Viktimo de nekompatema menso
Kiu ne akceptis mian fisikan cxeeston
Kaj ne koncepti ecx la ideon
De mia simpla ekzisto.
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-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: Manuela Verbasi
-Supervisione: Paolo Rafficoni
-Autore della poesia: crobiotermini
-Traduzioni: E. de Zottis, Peter Patti, Dany duevitecolorate, ababarbra, Massimo Acciai, Livia Aversa, yuko kay, Rita Maggie Foldi
-Editing: Emy Coratti, Enrico de Zottis
-Staff di Frammenti
-tutti i diritti riservati agli autori, vietato l'utilizzo e la riproduzione di testi e foto se non autorizzati per iscritto
novemarzoduemilanove

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Fante o Regina
Sebbene vinto in mezzo alle figure sotto sopra
d’un dominatore che mi verga il didietro
Vedo (mi accorgo) che la vita, come sempre,
può essere scritta in un modo solo:
dal momento che tutto procede
e va avanti, e avanti, e avanti
e, troppo spesso, è sempre lo stesso.
Guardando dentro al tuo specchio
Spero tu sia un giacimento, non un bugiardo.
C’era una volta…
Sai, sono stata una vera regina.
Mi chiamavo Jaqueline.
Ora sono Jack.
Tutte le notti commuovo e mi nascondo (dietro una maschera)
Solo per perdonar(mi)e m’ invento più o meno come hai fatto
Tu con me che mi hai reso (dentro) sano/folle.
©ababarbra
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Valet ou Reine
Bien que vaincu entre les figures bouleversées
d’un dominateur qui me bat le derrière
Je vois (je m’aperçois) que la vie, comme toujours,
peut être écrite d’une seule façon:
étant donné que tout marche
et va en avant, et en avant, et en avant
et, trop souvent, est toujours le même.
En regardant dans ton miroir
j’espère que tu es un gisement, pas un menteur.
Il était une fois…
Tu sais, j’étais une vraie reine
Je m’appellais Jaqueline
Maintenant je suis Jack.
Toutes les nuits, je t'émue et je me cache (derrière un masque)
Seulement pour (me) pardonner et j’invente plus ou moins, comme tu as fait
Toi qui m’a rendu (à l’intérieur) sain/fou.
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Jack or Queen
Even though defeated among the upside down figures
of a Commander who whips my back
I can see (I realize) that life, as usual
can be written in just one way:
since everything keeps going
and goes on, and on, and on
and, too often, is always the same.
Looking into your mirror
I do hope you're a layer, and not a liar.
Once upon a time..
You know, truly a queen I've been.
Jaqueline was my name.
Jack am I now.
Every night I move and I hide (behind a mask)
Only to forgive(me) and I wonder more or less
how could you with me make (within) sane/crazy.
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Bube oder Königin
Obwohl geschlagen unter anderen Kartenfiguren
eines Herrschers, der meinen Hintern peitscht,
sehe ich (merke ich) dass, wie immer, das Leben
auf einer einzigen Art geschrieben werden kann -
weil alles sich nach vorne peitscht
und geht weiter und weiter und weiter
und ist oft dasselbe.
Ich schaue in deinen Spiegel und hoffe,
dass du eine Goldader bist und kein Lügner.
Es war einmal…
Weisst du, ich bin eine echte Königin gewesen.
Mein Name war Jaqueline.
Jetzt heisse ich Jack.
Jede Nacht bewege ich die Gemüter
und just zum Verzeihen (mich)
verstecke ich mich (hinter einer Maske)
und erfinde mich mehr oder weniger
wie du es gemacht hast,
du der mich (innerlich) heil/verrueckt gemacht hast.
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Szolga vagy királyno
Még, ha le is győzve, fejjel-lefelé álló figurák közt
Egy domináns ember veri hátsó felemet
Látom (észreveszem) hogy az életet, mint mindig
Csak egy féleképpen lehet megírni:
Mivel minden halad, s megy
Előre, előre, előre
És, túl sokszor, ugyanúgy.
Tükrödbe nézve
Szeretném, ha bánya lennél, s nem hazug.
Egyszer volt, hol nem volt…
Tudod, voltam én már igazi királynő.
Jaqueline-nak hívtak.
Most már Jack vagyok.
Minden este meghatlak s elbújok (egy álarc mögé)
Csak, hogy megbocsássak (magamnak), s feltálalom magam ùgy,
Ahogyan te tettél velem, te, ki éppé/bolonddá varázsoltál engem.
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-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: Manuela Verbasi
-Supervisione: Paolo Rafficoni
-Autore della poesia: ababarbra
-Traduzioni: E. de Zottis, Peter Patti, Dany duevitecolorate, ababarbra, Massimo Acciai, Livia Aversa, yuko kay, Rita Maggie Foldi
-Editing: Emy Coratti, Enrico de Zottis
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novemarzoduemilanove

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Fosforo cremisi [ita]
Cinque cappotti neri sfilavano sul sentiero immerso in un’infinità di neve, chiusi sotto il cupo cielo di dicembre. Stratificati veli di grigie nuvole uccidevano la luce del sole. Le colline, il cielo, la terra, tutto era pallido, vestito di purezza, ogni sfumatura dei non-colori assisteva alla cerimonia.
I cappotti camminavano vicini, aiutandosi a vicenda a non cadere, sostenendosi sottobraccio per non crollare lungo il tragitto dietro il maestoso cavallo nero che procedeva lento. L’avevano scelta bianca la bara, come la sua anima altruista che il Tempo aveva riconsegnato alle mani degli angeli troppo in fretta e che ora, troneggiava davanti a loro.
Accoglieva il mondo addosso, mentre il mondo la lasciava andare via.
Da lì, vedevo anche te, amore mio; celavi dietro ai tuoi occhiali scuri, occhi rossi corrosi dalle lacrime acide del tuo cuore nobile. Lacrime che insistentemente cadevano. Nonostante i tentativi non potevi nascondermele, le vedevo, le sentivo su di me. Tenevi per braccio sulla tua destra, un’esile figura femminile dai capelli castani corti e dagli occhi verdi, avvolta in un lungo mantello di lana corvina. Accanto a lei, un uomo dai capelli brizzolati, la mano destra nascosta nella tasca, stringeva a sé sua moglie con la mano rimasta libera. Mamma era calma, tutte quelle medicine che aveva ingurgitato avevano fatto effetto: il suo viso era quasi impassibile, gli occhi, persi nel vuoto del bianco onnipresente. Mi seguivate camminando piano sul morbido tappeto di foglie morte che scricchiolavano sotto i vostri pesanti passi.
Sulla bara, l’unica macchia di colore: novantanove rose rosse come un cuore, pulsavano. Le stesse rose che quel giorno d’estate, al mare, avevi promesso mi avresti regalato alle nostre nozze, ora invece erano lì, stupende, sprigionavano ciò che io salutavo: la vita.
Improvvisamente, il cavallo nitrì squarciando il greve silenzio della campagna, poi si arrestò. Così, anche i cinque cappotti rallentarono. Era l’ultima fermata per me, ero giunta al mio capolinea, e loro, al confine, oltre il quale non avrebbero più potuto seguirmi, la linea gialla che non era permesso loro varcare. La neve iniziò a cadere densa, i primi fiocchi posandosi dolcemente si scioglievano sul legno, confondendosi con il suo bianco non si distinguevano più. Bastarono pochi attimi ed una soffice coperta rivestì il mio letto. Un venticello si alzò e mosse le rose, un petalo volò via ed atterrò sulla tua scarpa. Lo raccogliesti e, per proteggerlo, lo racchiudesti tra le tue mani calde mormorando parole d’odio e d’amore, parole che c’eravamo detti e ripetuti da sempre, parole che non avevamo avuto tempo di dirci.
I cappotti, immobili, fissavano disperatamente la bianca bara che scendeva piano. Mio fratello evase lo sguardo, gettò via i pensieri nel panorama, cercando di arrivare il più lontano possibile; piangeva e le lacrime si ghiacciavano. Mi rivolse il suo ultimo pensiero, e mi salutò.
Ero quasi arrivata, quando improvvisamente ti buttasti a terra, quasi a volermi impedire il viaggio. Un viaggio che sarebbe iniziato solo allora. Inginocchiato nella neve, urlasti un “no” infinito che echeggiò nella campagna, tendendo le mani verso le rose: verso la tua Rosa, quella che sapevi, sarebbe sempre rimasta Tua. Il petalo che custodivi cadde e risalì con fatica, raccolto da mani anziane che si poggiarono sulla tua spalla e ti strinsero forte. La pioggia tempestosa cancellò la neve, cadeva cruda e fredda. Dopo l’ennesimo tuono, un unico abbagliante lampo fulminò l’albero solitario in cima alla collina, spezzandolo a metà: il mio segno per te.
Lentamente, i cinque cappotti si allontanarono, con una spada nel cuore, mentre nella lontananza, l’albero bruciava ancora…
©Rita Foldi
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Le phosphore écarlate [fra]
Cinq longs manteaux noirs défilaient le long du sentier perdu dans l’infinie neige, dominés par un triste ciel de décembre. Epais voiles de gris nuages assassinaient sans pitié la lumière du soleil. Les collines, le ciel et la terre, tout était pâle, vêtu de pureté ; chaque nuance des non-couleurs assistait à la cérémonie. Les manteaux marchaient les uns à coté des autres, bras dessus bras dessous, ils s’aidaient réciproquement à rester debout, ne pas tomber, non, ils ne pouvaient pas. Ils s’épaulaient pour ne pas chuter le long de l’interminable trajet à la suite du majestueux cheval noir. Ils l’avaient choisie blanche, blanche comme son âme généreuse que le temps avait remise entre les mains des anges trop tôt, et maintenant, elle trônait devant eux.
Elle accueillait le monde sur elle pendant que le monde la laissait partir.
Et de là, je te voyais aussi, mon amour; cachés derrière tes lunettes noires, deux gros yeux rouges corrodés par les larmes acides que ton cœur noble avait versé. Larmes qui coulaient encore, et nonobstant tes tentatives de les celer, je les voyais, les sentais. Tu soutenais une mince figure féminine sur ta droite, elle avait de courts cheveux châtains et des yeux d’un vert éteint. Un homme aux cheveux argentés la serrait sur sa droite avec sa main gauche, l’autre mise au chaud de la poche. Maman était calme, les médicaments qu’elle avait avalé ayant fait effet, son visage était presque impassible, ses yeux se perdaient dans l’immense étendue blanche. Vous me suiviez lentement sur le doux tapis de feuilles mortes qui craquaient sous vos pas lourds.
Sur le cercueil, l’unique tache de couleur: quatre-vingt-dix-neuf roses rouges pulsaient comme un cœur. Ces roses, les mêmes que tu m’avais promises pour notre mariage, étaient là, splendides et éclatantes de ce que moi à présent je saluais: la vie.
Soudainement, le cheval hennit brisant ainsi le silence sourd de la campagne, puis s’immobilisa. Ainsi firent également les cinq manteaux. C’était mon dernier arrêt, j’étais arrivée à mon terminus et vous vous trouviez à la frontière, la ligne jaune que vous ne pouviez plus dépasser, vous ne pouviez plus me suivre. La neige commença à tomber dense, et bien que les premiers flocons se fussent dissouts rapidement sur le bois, il suffit de quelques minutes pour qu’une douce couverture m’enveloppe, confondant et mélangeant les deux blancs. Un vent léger s’éleva et souffla sur les roses, un délicat pétale s’envola et atterrit sur ta chaussure. Tu te baissas pour le ramasser et renfermant entre tes mains la petite tache rouge sang, tu le tenais au chaud tout en susurrant d’infinis mots de haine et d’amour, mots que nous nous étions dits et répétés toujours, mots que nous n’avions pas eu le temps de nous dire.
Les manteaux, immobiles, fixaient désespérés la bière blanche qui descendait délicatement. Mon frère détourna le regard et refugia ses pensées dans le panorama le plus lointain possible; pleurant, ses larmes se gelèrent. Il me salua, en m’adressant une dernière pensée.
J’avais presque atteint le fond quand, à l’improviste tu jetas à terre étendant les bras, comme à vouloir empêcher mon voyage. Un voyage qui commençait seulement à cet instant-là. A genoux sur la neige, tu hurlas un «non» infini qui fit écho dans la campagne, toujours tendu vers ces roses, vers cette même rose : la tienne, qui, tu savais, t’aurait appartenu pour toujours. Le pétale que tu gardais précieusement tomba à terre et remonta avec fatigue, dans de vieilles mains qui s’appuyèrent sur ton épaule et te serrèrent fort. Une pluie vigoureuse effaça la neige, tombant cruelle et froide. Après de nombreux tonnerres, de plus en plus rapprochés, un unique et éblouissant éclair fulmina l’arbre solitaire qui ornait le haut de la colline, le brisant en deux : ce fut mon signe pour toi.
Lentement, les cinq manteaux s’en allèrent avec une épée enfoncée dans leurs cœurs, alors que, dans le lointain, l’arbre brulait encore…
©Rita Foldi
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-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: Manuela Verbasi
-Supervisione: Paolo Rafficoni
-Grafica di Alexis
-Racconto di ©Rita Foldi
-Traduzione di ©Rita Foldi
-Correzioni di Dani duevitecolorate
-Editing: Manuela Verbasi, Alexis
-Staff di Frammenti
-tutti i diritti riservati all' autore, vietato l'utilizzo e la riproduzione di testi e grafica se non autorizzati per iscritto
quindicifebbraioduemilanove 



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Ginestre
Stagni gelati, screpolati percorsi fragili
su cui cammino, e mi s' affaccia il ricordo
di pensieri, come esili figure in lontananza,
prosciugati da dettagli irrilevanti,
smarriti tra le fronde degli alberi,
inseguo, muta, sotto il velluto nero che la notte distende.
Scende sul volto, la grigia tristezza
delle vie fangose e desolate,
e gli occhi
non hanno più orizzonti in cui spaziare.
Vespertino già tinto di rosa
solcato da piccoli sciami di veloci insetti
che disegnano, in volo, vortici dorati
su radure di ginestre fiammeggianti.
Albeggia, ormai, e la terra
d' intorno si risveglia, e il suo respiro
attraversa le tenebre,
s' inerpica su per colline dolci,
mentre ultime trine di nebbia
svaniscono veloci verso il cielo.
©Ventidiguerra
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Genistas
Frozen ponds, frail cracked paths
on which i pace, and back on me falls the memory
of thoughts, weak figures in the distance,
all irrelevant details dried off,
lost among the leafy branches,
i chase, mute, under the dark velvet that night spreads.
Down on the face - leaden sorrow discends,
of the streets of mud and abandon,
and eyes
have no longer horizons where to wander.
Evening in pink already,
etched by quick insects in small swarms,
drawing in the air golden whirls
upon glades of blazing genistas.
Dawning, at last - and all around
the soil awakes, and its breath
across darkness,
runs up gentle hills,
as the last trails of mist
rapidly vanish towards the sky.
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Ginster
Gefrorene Weiher, rissige und brüchige Wege
worauf ich gehe, und wieder denke ich
an Gedanken wie dünne Figuren in der Ferne,
von unbedeutenden Details trockengelegt,
zwischen dem Laubwerk verloren;
stumm verfolge ich sie in der schwarzen samtigen Nacht.
Die graue Traurigkeit der schlammigen und verlassenen Straßen
bedeckt das Gesicht
und der Blick
findet keinen Horizont wo er schweifen könnte.
Rosaroter Abend,
wo Insektenschwärme dahinsausen,
ihr Flug ein goldener Strudel
über Waldlichtungen voller lodernder Ginstern.
Nun schon wird es Tag und die Erde
wacht gerade auf. Ihr Atem
durchdringt die Dunkelheit
und klettert die weichen Hügeln hinauf
während die letzten Nebelspitzen
schnell gen Himmel verschwinden.
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Genistroj
Strangaj glaciajoj, fendetoplenaj vojoj fragilaj
kiujn mi trairas, kaj elmontras sin la memorajo
de pensoj, kiel subtilaj bildoj malproksimaj,
sekigitaj far neglektindaj detaloj,
perditaj tra la frondoj de la arboj,
mi postkuras, muta, sub la nigra veluro kion la nokto etendas.
Descendas sur la vizago, la griza tristeco
de la fanga stratoj kaj senvivaj,
kaj la okuloj
ne havas pli horizontojn por svebi libere.
Vespero jam rozpentrita
sulkita far svarmetoj da rapidaj insektoj
kiuj desegnas, flugante, orajn kirlojn
sur senarbejoj da genistroj flamantaj.
Sunlevigas, jam nun, kaj la cirkaua tero
vekigas, kaj sia spiro
trairas la tenebrojn,
grimpas la dolcajn montetojn,
dum la lastaj puntoj da nebulo
malaperas rapide en la cielo.
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Genêts
Étangs glacés, craquelés parcours fragiles
où je marche et où se montre la mémoire
des pensées, comme des figures minces à la distance,
desséchez des minimes details,
perdus parmi les feuillages des arbres,
je cour, muet, sous le velours noir que la nuit épanouit.
Tombe sur le visage, le gris chagrin
des chemins boueux et désolés,
et les yeux
qui n’ont plus des horizon d’où espacer.
Vespertine habillé en rose
labourez des tous petit essaim d’insectes
qui dessines, en vol, tourbillons dorés
sur clairières des genêts flamboyantes.
Il fait jour, désormais, et la terre
d’autour se réveille, et son souffle
dépasse l’obscurité,
il grimpe sur des coteaux doux,
alors que les dernières trines de brume
s’evanouit vite aux ciel.
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Enishida
Tookute hosoi keijou no youni
tsumaranai shousai ni kasete,
jumoku no eda no aida ni nakushita
shikou ga omoidasarete,
yoru ni hirogarareta kuroi biroudo no shita ni,
shizuka ni,
tsumetai ike to kowareyasukute hibiwareta
aruite ite shinro wo
yoikakeru.
Wabishikute doromamireno gairo no
haiiro kanashimi ga
kao ni orite,
me ga mou chiheisen wo samayoenai.
Tonde iru, moeagaru you na
enishida no rikan no kusachi ni
kinmekki no uzumaki wo kaku
chiisakute hayai konchuu no taigun ha
mou pinkude somete iru yuugata wo watatte iru.
Ima deha mou yoru ga akete,
daichi ha mawari ni okite,
sore no iki ha yami wo wataru to,
saigo no reesu no kiri ga
sora no hou ni hayaku sugata wo kesunagara,
odayakana koyama ni yoji nobotte iru.
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Aranyeso
Befagyott tocsak, megrepedt s törékeny út
melyet követek, s elojon gondolatok emléke
mint vékony sablonok a távolban,
Minden jellegtelen részlettol megfosztva,br /> Lombok közt elveszve,
követem, némán, az éji fekete bársony alatt.
Leszáll az orcára a sáros és magányos utak,
szürke szomorúsága,
s a szemeknek
nincs már horizont melyen végigfutnának.
Vespertino-t, ki már rózsaszínben fest,
barázdálják gyors rovarrajok,
melyek arany karikákat rajzolnak reptükben.
Kel már a nap, s a föld
Körülötte ébredezik, s a lélegzete
Átszeli a sötétséget,
Felmászik puha dombokon,
Miközben a köd utolsó foltjai
Elszállnak gyorsan az ég felé…
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Genistas
Estanques helados, recorridos rotos y frágiles
En los que camino, y aflora el recuerdo
De pensamientos, como esbeltas figuras lejanas,
Vaciados por detalles irrelevantes,
Perdidos entre la fronda de los arboles,
Sigo, muda, debajo del terciopelo negro que la noche extiende.
Cae sobre el rostro la tristeza gris
De las calles embarradas y solitarias,
Y los ojos ya no tienen horizontes donde perderse.
Tardes ya teñidas de rosa
Surcadas por pequeños enjambres de rápidos insectos
Que dibujan en vuelo vórtices dorados
Sobre claros de genistas flamantes.
Amanece ya y la tierra
Alrededor despierta , y su aliento
Cruza las tinieblas,
Sube dulce colinas,
Mientras que encajes de niebla
Desaparecen rápidamente en el cielo.
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-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: P. Rafficoni
-Supervisione: Manuela Verbasi
-Autore della poesia: Ventidiguerra
-Traduzioni: E. de Zottis, Peter Patti, Dany duevitecolorate, ababarbra, Massimo Acciai, Livia Aversa
e yuko kay
-Editing: Emy Coratti,
-Staff di Frammenti
-tutti i diritti riservati agli autori, vietato l'utilizzo e la riproduzione di testi e foto se non autorizzati per iscritto
diecidicembreduemilaotto

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Notte di mille candele...
Notte a lenta veglia
in mille candele di luce
dal sapore disfatto di fiore lontano
e di sole che mischia fragranza,
non c'è uomo che non conosca
la sottile carezza di quell'acre ricordo
che non veda oltre il corpo disteso
a fiutare i capelli,
a lei piace giocare,
tremare al contatto
di due corpi spossati uno sull'altro.
©Mitosolare
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Night of a thousand candles ...
A slow night waking
in a thousand candles of light
lost flavour of the flower far away
and sun that mixes fragrance,
there is no man who does not know
the subtle caress of that baiting memory,
see beyond the lying body
smelling hair,
she likes to play,
and she quivers to the touch
of two bodies worn one over the other.
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Nacht von tausend Kerzen...
Langsame Nachtwache
bei tausend Kerzenlichtern
mit dem verwesten Duft einer fernen Blüte
und mit einer Sonne, die Wohlgeruch bringt,
jeder Mensch kennt sicher
das leichte Streicheln jener herben Erinnerung
und kann jenseits des liegenden Körpers sehen,
das Haar riechen,
sie mag spielen,
die zitternde Berührung zweier
aufeinander gedrückten müden Körper.
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Nuit de mille chandelles..
Nuit de lente veillée
entre mille lumières de chandelles
aux défait goût d'une fleur lointaine
et de soleil qui mélange fragrances,
il n'y a d'homme qui ne connaît pas
la fine caresse d'un âcre souvenir,
qui ne peux pas voir au-delà d'un corps étendu
en humant les cheveux,
elle aime jouer,
trembler au contact
de deux corps épuisés un sur l'autre.
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Kanmanna tetsuya
Kanmanna tetsuya wa
senhon rousoku no hikari no aida ni
houkou wo mazeru taiyou to
toi hana no otoroeta aji ga shimasu.
Hageshii kioku no usui aibu to
kami wo kaide
neta karada no mukou ni mieru koto ga shiranai
hitori mo imasen.
Kanojo wa asonde,
futatsu kasanette tsukareta karada no
sesshoku de furueru koto ga suki desu
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Nokto de mil kandeloj
Nokto je malrapida maldormo
En mil kandeloj da lumo
Je la gusto malfarita de malproksima floro
Kaj de suno kiu miksas bonodoron,
ne estas homo kiu ne konas
la subtilan kareson de tiu akra memoro
kiu ne vidas trans la kusxanta korpo
flarante la harojn,
al sxi placxas ludi,
tremi je la kontakto
de du korpoj lacegaj unu sur la alia.
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Noche de mil velas…
Noche de lento velar
entre la luz de mil velas
de deshecho sabor de flor lejano
y de sol que mezcla fragancia,
no hay hombre que no conozca
la sutil caricia de aquel acre recuerdo
que no vea más allá del cuerpo tendido
a oler los cabellos,
a ella le gusta jugar,
temblar al contacto
de dos cuerpos cansados uno sobre el otro.
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-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: P. Rafficoni
-Supervisione: Manuela Verbasi
-Autore della pesia: Mitosolare
-Traduzioni: E. de Zottis, Peter Patti, Dany duevitecolorate, ababarbra, Massimo Acciai, Livia Aversa
e yuko kay
-Editing: Emy Coratti
-Staff di Frammenti: Elenco Staff
-tutti i diritti riservati agli autori, vietato l'utilizzo e la riproduzione di testi e foto se non autorizzati per iscritto
DiciannoveNovembreDuemilaotto

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Lingue di fuoco a rischiarare
Grazie per il passaggio
puoi accostare qui barcaiolo
vicino alle mangrovie
mai sazie di quest’acqua
dagli occhi sul verde spalancati.
Non temere per la mia sorte
un sentiero di certo troverò
seguendo le tracce che lei
ha inciso in una notte di luna.
Torna al di là del fiume
prima che scendano le tenebre
cerca d’essere al tuo villaggio
quando attorno ad un falò
ti cercheranno per intonare
un canto che io già conosco.
© GRIZZLY47
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Feuerzungen aufhellen
Danke fü rs Mitnehmen
Bootsmann, jetzt kannst du
mich ans Land setzen
neben jenen Mangroven
die immer durstig sind
und das Grüne des Wassers
mit grossen Augen schauen.
Hab’ keine Angst um mich
ich werde den Pfad doch finden
die Spuren folgend die sie
während einer Mondnacht hinterlassen hat.
Geh zurück über den Fluss
bevor die Dunkelheit sich senkt
versuche dein Dorf zu erreichen
wo um ein Lagerfeuer
deine Leute auf dich warten
und zu einem Gesang anheben,
den ich schon so gut kenne.
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Thank you for the lift
you can stop here on this bank, boatman
near the mangroves
never sated with this water
with eyes wide open on the green.
Do not fear for my fate
a path I shall certainly find
following the traces
she etched in a moonlit night.
Row back to the other side
before darkness descends
try to be back to your village
when in circle around a bonfire
they shall look for you – to raise
a song I already know.
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Langues de feu à éclairer
Merci pour ton passage
Tu peux approcher ici batelier
Près des mangroves
Jamais rassasiées de cette eau
aux yeux sur le vert grands ouverts.
Ne crains rien pour mon destin
Un sentier certainement je trouverai
En suivant les traces qu’elle
A incisé dans une nuit de lune.
Reviens au delà du fleuve
Avant que descendent les ténèbres
Tâche d’être chez ton village
Quand autour d’un feu de bois
On te chercherait pour entonner
Un chant que je connais dejà.
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-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: P. Rafficoni
-Supervisione: Manuela Verbasi
-Autore della pesia: GRIZZLY47
-Traduzioni: E. de Zottis, Peter Patti, Dany duevitecolorate, ababarbra, Massimo Acciai
-Editing: Alessandro Pittoni, Emy Coratti
-Staff: E. Braune - M.Verbasi - G. Tatti - A. Pittoni - P. Sprega - E. Coratti
-tutti i diritti riservati agli autori, vietato l'utilizzo e la riproduzione di testi e foto se non autorizzati per iscritto
DiciannoveNovembreDuemilaotto

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Forse
Forse
mi perderò
nei tuoi occhi da bambino
nell'ora in cui la luce
accende i tuoi capelli dorati.
Forse
andrò a cercar gli ultimi lampi
della tua anima
divisa tra migliaia di occhi
e mani e piedi e sorrisi
e corpi ebbri in stato di festa.
Forse
il mio sangue si ucciderà
nella nebbia dell'oblio
aspettando l'arrivo
del tuo passo fermo,
portatore di una giovane promessa.
Forse
queste illusioni si incontreranno,
sogno nel sogno,
in un attimo di vita
che solo è delirio.
© silverdeer
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It might be
I might
get lost
within your childish eyes
by the time the light
inflames thy golden hair.
I might
go and seek the ultimate lightnings
of your soul
- split among eyes in thousands
and hands and feet and smiles
and bodies rejoicing in feast.
My blood might
destroy itself
within the mist that numbs
longing for the arrival
of your still foot,
bringer of a promise in bloom.
These illusions might
gather,
dream within the dream,
in a sparkle of life
just a raving - that's all.
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Vielleicht
Vielleicht
werde ich mich in deinen
Kinderaugen verirren
just als das Licht
deine goldene Haare entflammt.
Vielleicht
werde ich die letzten Blitze
deiner Seele suchen
die sich in tausend Augen spiegelt
und in Hände und Füsse und Lächeln
und in die von dem Fest berauschten Körper.
Vielleicht
wird sich mein Blut im Nebel
der Vergessenheit töten
auf die Ankunft
deines festen Schrittes wartend,
Träger eines jungen Versprechens.
Vielleicht
werden diese Täuschungen sich treffen,
Traum im Traum,
in einem Lebensaugenblick
der nur Wahn ist.
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Talán
Talán
El fogok veszni
Gyermekszemeidben
Mikor a fény
Megvilágítja arany hajadat.
Talán
Elmegyek majd megkeresni, ezer szem
Közt elosztott lelked
utolsó villámát
s kezek és lábak és mosolyok
És szórakozó részeg testek.
Talán
A vérem fog megölni
A feledés ködjében
Várva lassú léped
Érkezését.
Mely fiatal ígéretet hoz.
Talán
Ezek az illúziók összefutnak majd,
Alom az alomban,
Az élet egy pillanatában
Mely nem más, mint delírium.
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Peut-être
Je me perdrai
peut- ệtre
dans tes yeux d’enfant
quand la lumière
illumine tes cheveux dorés.
J’irai peut- ệtre chercher
les derniers éclairs
de ton âme
divisée entre milliers d’yeux
et mains et pieds et sourires
et ivres corps joyeux.
Mon sang se tue
peut- ệtre
dans le brouillard de l’oubli
en attendant l’arrivée
de ton pas sûr,
qui porte un jeune espoir.
Ces illusions se rencontreront
peut-ệtre
rêve dans le rêve,
dans un instant de vie
qui est seulement délire.
|

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Eble
Eble
Mi perdigxos
En viaj infanaj okuloj
Kiam la lumo
Ekbluligas viajn orajn harojn
Eble
Mi iros sercxi la lastajn fulmojn
De via animo
Dividita je miloj da okuloj
Kaj manoj kaj piedoj kaj ridetoj
Kaj korpoj ebriaj dum festoj
Eble
Mia sango sin mortigis
En la nebulo de la forgeso
Atendante la alveno
De via firma pasxo,
kiu portas junan promison
eble
cxi tiuj iluzioj renkontigxos,
dum momento da vivo
kiu nur estas freneco.
|
-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: P. Rafficoni
-Supervisione: Manuela Verbasi
-Autore della pesia: Silverdeer
-Traduzioni: E. de Zottis, Peter Patti, Dany duevitecolorate, ababarbra, Massimo Acciai, Livia Aversa,
yuko kay, Rita Maggie Foldi
-Editing: Emy Coratti, Manuela Verbasi
-Staff di Frammenti
-tutti i diritti riservati agli autori, vietato l'utilizzo e la riproduzione di testi e foto se non autorizzati per iscritto
DiciannoveNovembreDuemilaotto

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E' come quando...
E' come quando un raggio di sole
ad Aprile, rompe le nuvole
e sembra già estate
davvero, ricordo e non ricordo
quando nell'inverno dei sensi
tendevo l'orecchio al silenzio.
E' stato facile,
stranamente facile, è bastato
il tuo sorriso, la prima volta,
intravisto, e già non c'era piu traccia
del tempo dell'esilio.
Paolo Rafficoni
© Mitosolare
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C’est comme quand...
C’est comme quand un rayon de soleil
En avril, perce les nuages
Et on dirait déjà l’été
Vraiment, je rappelle et je ne rappelle pas
Quand dans l’hiver des sens
Je tendrais l’ oreille au silence.
Il a été facile,
Curieusement facile, il a suffi
Ton sourire, la première fois,
Entrevu, et il n’y avait plus trace
Du temps de l’exil.
|

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Just like when..
It's just like when
an April sun ray breaks the clouds,
and it really seems to be summer
already, I remember and yet I don't
when in the winter of senses
i would hold out my ear to silence.
It was simple,
strangely simple, it only took
your smile, the first time,
barely seen, and suddenly no longer was there trace
of the time of exile.
|

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Es ist, als wenn...
Es ist, als wenn ein Sonnenstrahl
im April die Wolken aufreisst
und es sieht wie Sommer aus -
echt, da ist eine vage Erinnerung
an den Winter der Sinne,
als ich das Schweigen horchte.
Es ist einfach gewesen,
unheimlich einfach: Dein Lächeln
war genug, obwohl das erste Mal nur vage
gesehen, und schon gab’s keine Spur mehr
der Zeit der Verbannung.
|

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Olyan, mint…
Olyan, mint amikor egy napsugár
Áprilisban áttör a felhokön
Es maris mintha nyár lenne.
Valóban, emlékszem s nem emlékszem
Mikor a tél érzékeiben
Fülemet a csöndhez nyújtottam.
Könnyu volt,
Különösen könnyu, elég volt
A mosolyod, elso alkalommal,
Megpillantani, s már nyoma sem volt
A számuzetés idejének.
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Tio estas kiel kiam…
Tio estas kiel kiam sunradio
Aprile, ropas la nubojn
Kaj sxajnas jam somere
Vere, mi memoras kaj ne memoras
Kiam dum la vintro de la sentoj
Mi orelis la silenton.
Tio facilis,
strange facilis, suficxis
via rideto, dum la unua fojo,
ekvidita, kaj jam ne plu estis postsignoj
de la ekzila tempo.
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-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: P. Rafficoni
-Supervisione: Manuela Verbasi
-Autore della pesia: Mitosolare
-Traduzioni: E. de Zottis, Peter Patti, Dany duevitecolorate,ababarbra, Massimo Acciai
-Editing: Alessandro Pittoni, Emy Coratti
-Staff di Frammenti
-tutti i diritti riservati agli autori, vietato l'utilizzo e la riproduzione di testi e foto se non autorizzati per iscritto
QuindiciNovembreDuemilaotto

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Brividi
Ora che guardi
gareggiare nelle tue mani
i miei capelli,
mi dici
quanto la vita
sia meravigliosa.
La tua ruvida dolcezza è sorda
e ha il dono
di restare fra le tue dita
che si allargano
riempiendo [di me]
le tue mani.
© Spettinata
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Frissons
Maintenant que tu regarde
rivaliser dans tes mains
mes cheveux,
tu me dis
comme la vie
soit merveilleuse.
Ta rude douceur est sord
et a le don
de rester entre tes doigts
qui s’élargissent
en remplissant (de moi )
tes mains.
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Miburui
ima, te no naka ni
kyosou shite iru watashi no kami wo
mite irunara,
anataga seinui wa nanto ookuno subarashiida
to iimasu.
Zarazarashita amasa wa musei da to
sazukarimono wo motteru,
hirogeru
anata no yubino aidani todomatte,
te ni [watashi wo]
tsumekomimasu.
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Shivers
You see now
my hair running
through your hands,
and you tell me
how wonderful
life is.
So deaf your rough sweetness is
and it was given the gift
to float among your fingers
- unwinding
and filling your hands
with me.
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Schauern
Jetzt wo du
meine Haare mit deinen Händen
wetteifern siehst,
sagst du mir,
dass das Leben
wunderbar sei.
Deine grobe Zaertlichkeit ist taub
und hat die Gabe,
zwischen deinen Fingern zu bleiben,
und deine Finger breiten sich aus
und füllen [mit mir]
deine Hände an.
|

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Remegések
Most, hogy versengeni
nézed kezeid közt
a hajamat,
azt mondod,
mennyire szép
az élet.
Nyers édességed süket
Es képes
Az ujjaid közt maradni
Melyek széttárnak
És telítik [belolem]
Kezeidet.
|

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Ektremoj
Dum vi regardas
Konkuri en viaj manoj
Miajn harojn,
vi diras al mi
kiom la vivo
estas mirega.
Via malglata dolcxeco estas surda
Kaj gxi havas la donon
Resti inter la fingroj
Kiuj largxigxas
Plenumante [da mi]
Viajn manojn
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-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
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-Supervisione: Manuela Verbasi
-Autore della pesia: Spettinata
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-Staff: E. Braune - M.Verbasi - G. Tatti - C. Desogus - A. Pittoni - P. Sprega - E. Coratti
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QuindiciNovembreDuemilaotto

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Fecondami di stelle
semina l’infinito nelle viscere striate
del tessuto molle dei sogni
Ora che di te
ho l’istinto sorprendente di un sorriso
ho quasi paura che a rubarlo
svanisca come polvere di sole.
Ostentami pure l’amaro in bocca
mischiato agli umori della notte
riconducimi vergine
consapevole amante di un anelito ultimo
che aleggia su ogni battito di carne.
© DF
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Star seeds
Seed me with stars
seed with infinity the striped bowels
which dreams' soft cloth is made of.
Now of you
of a smile the astounding instinct i have
i nearly fear to steal it
- for it may fade as sun dust.
Force me to such bitter taste, if you wish to,
melted with flavours of the night
bring me back - a vergin
aware lover of one last longing
which lingers upon every pulse of the flesh.
|

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Sternensamen
Befruchte mich mit Sterne
saat' die Unendlichkeit bis zum innersten
von Träumen weichgemachtem Gewebe
Jetzt wo ich deinen
erstaunlichen Anflug eines Lächelns besitze
fürchte ich, dass wenn ich ihn wegstehle
er wie Sonnenstaub verschwinden könnte.
Betone ruhig das Saures im Mund
das mit den Säften der Nacht vermischt ist
Führe mich jungfräulich zurück
als bewusste Liebhaberin einer letzten Sehnsucht
die über jeden Fleischschlag flattert.
|

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Graines d’étoiles
Féconde-moi d’étoiles
seme l’infini dans les entrailles rayées
du tissu mou des rêves.
Maintenant que de toi
J’ai l’instinct surprenant d’un sourire
J’ai presque peur que à le voler
disparaisse comme poussière de soleil.
Affiche-moi bien un goût amer dans la bouche
melangé aux humeurs de la nuit
ramène- moi vierge
amant conscient du dernier souffle
qui flotte sur chaque battement des chairs.
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Semoj de steloj
Fekundigu min per steloj
semu la senfinon en la striita viscero
da mola sonĝa teksaĵo
nun mi havas
vian instinkton mirigan de rideto
mi kvazaŭ timas ke stelante ĝin
tio malaperus kiel suna polvo.
Ostentu eĉ la amarecon en la buŝo
miksita al la humoro de la nokto
rekonduku min virga
konscia amanto de lasta anhelo
kio flugadas sur ĉiuj batoj de karno.
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Sporoi asterion
Sporoi asterion
Gemise me me asteria
Spyire to simpan
sta splaxna ton oneiron
tora pou exo apo sena
ena ekplhktiko xarogelo
exedon fobamai oti
an to klefo ta
exafanisth san skonh hliou
deixe mou akomh kai
thn pikra sto stoma
nekatefetyn me thn nyikta
xanaferemai parfena
gnosth eromenh
mias teleutaias pnohs
pou saleuh pano
apo kate sfhgmo
tou kreatos.
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Csillagpor
Porozz be csillagokkal
Vesd el a végtelent az álmok belsőségeinek
csíkos puha anyagába.
Most, hogy rólad
Ösztönösen egy mosoly lep meg
Majdnem félek, ha ellopnám
Eltünne, mint napfénypor.
Füzz keserü ízt a számba
Mely az éj nedvességével keveredik
Válts vissza szüzzé
Utolsó sóhaj tudatos szeretője
Mely minden hús dobogásban van.
|
-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
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QuindiciNovembreDuemilaotto
Rosso Venexiano International 2

L’amplificatore
Involontariamente
una goccia che cade
e tocca terra
invade
come un’esplosione
la mia caverna.
Diffusore d’onde
d’emozione
con un sorriso amaro,
grido dell’anima rock.
Nel sonno
uno sparo.
Dax82

The amplifier
Unwillingly
a drop that falls
and fails to ground
invades
like explosions
my cave.
I spread the waves
of emotion
with a poison smile
- a shout from a rocker soul
and in the sleeping bowl
a shot of gun.
Dax82

|
*Con l’insolenza dei miei diciottanni
Nel caldo del primo pomeriggio
odoroso di zagara e gelsomino
con l’insolenza dei miei diciottanni
nuda sotto il vestito
di corsa salivo fino all’ombrosa stanza
al grande letto sfatto
dove ridendo mi lasciavo cadere
sopra di te
che impaziente attendevi.
L’aspro odore del nostro desiderio
mitigato dall’essenza tenace dei fiori
tra le persiane socchiuse saliva agli dei
-noi sacerdoti di un rito pagano-
Entravi in me con dolcezza
ed io ti accoglievo curiosa
in attesa del piacere improvviso
che togliendomi i sensi
mi riempiva di te
lasciandomi sazia
le palpebre pese di sonno.
Ma un attimo dopo
rapida mi rivestivo
e a passo veloce
cantando
scendevo le scale
mentre l’incerta domanda
- mi ami?-
restava lì
prigioniera per sempre
dei miei diciottanni
insolenti.
m0rgause
|

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Con la insolencia de mis dieciocho años
En el calor de mediatarde
perfume de azahar y de jazmín.
Con la insolencia de mis dieciocho años,
desnuda debajo de mi vestido,
subía corriendo al cuarto en sombras,
hasta la gran cama deshecha
donde, riendo, me dejaba caer sobre tu cuerpo
que impaciente esperaba.
El áspero aroma del deseo,
mitigado por la esencia tenaz de las flores,
que entre las persianas casi cerradas subía hacia los dioses
-nosotros sacerdotes de un rito pagano-
Entrabas en mí con dulzura
y yo te acogía curiosa
esperando el placer inesperado
que privándome de sentidos
me llenaba de ti
dejándome saciada,
los párpados pesados por el sueño.
Un instante después
volvía a vestirme deprisa
y a paso ligero, cantando,
bajaba por las escaleras
mientras tu muda pregunta: ¿me amas?
se quedaba allí prisionera,
en la blanca estancia olorosa,
y nunca tendría respuesta.
m0rgause
traduzione in spagnolo di
Laura di pennadoca.net
|
E' come quando...
E' come quando un raggio di sole
ad Aprile, rompe le nuvole
e sembra già estate
davvero, ricordo e non ricordo
quando nell'inverno dei sensi
tendevo l'orecchio al silenzio.
E' stato facile,
stranamente facile, è bastato
il tuo sorriso, la prima volta,
intravisto, e già non c'era piu traccia
del tempo dell'esilio.

Einai san mia ...
Einai san mia aktina ilou
Ton Aprilio, pou spaei ta synnefa
Ke fainetai san kalokairi
Kiolas, tymamai kai den timamai
Otan ston keimona ton aistision
Akouga tin sioYy
Itan eukolo,
Paraxena eukolo, itan arkito
To hamoielosou, ti proti forà,
molis to eida,
ke amesos ten ypyrhie iknos
tou kairou tis exorias.
Paolo Rafficoni
traduzione in greco di Gil Valentini - ondanuova
-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-redazione
-Direttore di Frammenti Francesco Melis
-Poesie degli Autori di Rosso Venexiano Dax82, m0rgause,Paolo Rafficoni,
-traduzioni a cura di] , [greco] Gil Valentini, [spagnolo]Laura di pennadoca per la poesia di M0rgause [inglese] Dax82
-Foto ©mitosolare [Paolo Rafficoni]
-Editing e supervisione Manuela Verbasi e Paolo Rafficoni
-Segreteria Eddy Braune
tutti i diritti riservati agli autori, vietato l'utilizzo e la riproduzione di testi e foto se non autorizzati per iscritto
VentiLuglioDuemilaotto
Lucia alias Soylu
Se della mente mia potessi fare a meno...
certo mi staccherei da terra senza ali
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"... Mani strette a trattenere la vita Mani aperte a restituire tutto quello che la vita mi ha dato. Occhi che non si saziano di rubare..."
E' Lu, a descriversi con queste parole.
Seguiamo i suoi passi e lei, ci conduce per mano, a riscoprire quanto non percepiamo più, quanto non vediamo più assorbiti da mille pensieri, mille impegni mentre, abituati a seguire la sequenzialità del nostro incedere restiamo insofferenti e indifferenti a quanto ci circonda.
"perchè a Milano si cammina senza guardare come se qui il cielo non esistesse! Eppure c'è..."
Ti sarà capitato di incontrarla: ai Navigli, nei Parchi, mentre va a trovare i suoi amici clochard alla Stazione. Immancabilmente accompagnata dalla sua macchina fotografica con cui ha dato vita a centinaia e centinaia di immagini. I tramonti rosseggianti della sua Milano, le albe livide di smog della sua Milano, le giornate di sole della sua Milano.
Non è solo la sua città ad offrirle lo spunto per gli scatti splendidi, da vera professionista, ma i momenti che precedono il sonno, quelli che riesce a dedicare a sé stessa dopo giornate intense, da vivere ogni secondo con gioia, caparbietà, entusiasmo. Aspettando il susseguire delle stagioni, nel seguire i propri ragazzi andare incontro alla vita e, come lei stessa scrive: con tante cose per la testa e ancora tanti sogni stretti al cuore. Curiosa e golosa di sensazioni nuove, guerriera orgogliosa di tante battaglie di ieri, gambe ancora salde per il domani, mani ancora aperte per accogliere e trattenere amore e amicizie vecchie e nuove, bocca generosa di sorrisi e di parole, orecchie che riscoprono il piacere dell'ascolto, occhi che non si stancano di rubare al mondo...
... luci, colori, suoni, immagini, respiri, profumi, attimi dimenticati o mai considerati da riscoprire e apprezzare.
Ritroviamo in lei la mamma premurosa e attenta che guida i passi dei propri cuccioli, riscopriamo in lei la dolce fermezza della mamma che sostiene, nel dubbio, e infonde amore, gioia, sicurezza e teneramente esorta:
"Ti parlerò...appena i miei silenzi si ripopoleranno di parole...ti parlerò! Per raccontarti del buio che in questi lunghi mesi ha abitato la mia mente, che nessuna luce è riuscita a cancellare anche se a momenti sembrava di sì, ma poi svaniva perchè non mia...perchè apparteneva ad altri di cui ho approfittato per stare meglio!
Ti parlerò della poca voglia di vivere che mi è stata compagna, in momenti di apatia assoluta, quando la possibilità di lasciarmi tutto alle spalle mi sembrava l'unica soluzione per non sentirmi così inadatta! Ti dirò di strade facili e ripide salite, di cammini consumati con grandi personaggi, di questo mio sentire così lontano dalla consuetudine e della difficoltà del crescere e divenire...del mio invecchiamento che ancora non accetti... perchè la mamma , o meglio la sua età, non si ferma ad aspettare la tua crescita ma ti accompagna... e vorrei rispondere alle domande che ancora tieni dentro perchè temi le risposte!
Ti parlerò, tesoro, io ti parlerò..."
Lucia vive, affronta, combatte la sua battaglia con il tempo, con la dignità e la forza che le sono consone, bagaglio di una grande capacità introspettiva e di una accentuata sensibilità.
Soffre per la percezione di quanta poca allegria intravveda nello sguardo di chi incontra, e che incede con stanca, pacata rassegnazione.
Non resta inerte, in attesa, nella sala d'aspetto che è la vita, nel palcoscenico sul quale ognuno è chiamato a recitare la propria parte, di quel treno che non si sa quando e come arriverà... Per lei, è importante donare un sorriso, una parola, un gesto d' amore a chi, con lei e come lei calca le scene della vita stessa. Mai da soli, dice Lucia, ma sempre guidati da mani esperte che devono sapere ricostruire le tue parti ribaltate, maltrattate e messe a nudo! Mai da soli, ma con chi ti muove accanto alla ricerca, come te, di quel sorriso e di quella tenerezza di cui, tutti, siamo più o meno consapevolmente in attesa.
Operare su noi stessi una crescita continua, su percorsi dolorosi, gioiosi, senza mai soccombere ai sensi di inadeguatezza, alle situazioni in cui la vita tenda a disgregare le certezze, a demolire l' autostima, a smorzare sorrisi che nascerebbero spontanei se un tarlo, un maledetto tarlo non ti sussurrasse che nulla valga la pena per cui spendere un sorriso.
Piccola, Grande Donna, Lucia! Ti leggo con ammirazione e grande stima, mi arricchisco delle tue parole, dei tuoi pensieri, delle tue riflessioni. Le tue poesie riaccendono soli spenti, le tue foto squarciano cieli bigi e fumosi, l' acqua di quel mare che ami tanto, per la sua forza burrascosa trasmette un senso di invincibilità, le acque dolci rinvigoriscono pensieri avvizziti.
Ti sono profondamente grata, insieme a tutta la Redazione, gli Autori, i simpatizzanti del nostro Salotto Culturale Rosso Venexiano, per quanto ci doni, per la preziosità e la bellezza dei tuoi testi e dei tuoi interventi, per le lezioni di vita che sai trasmettere.
Ti abbracciamo con calore e con sincero affetto e verso te, ma proprio tutto per te, si leva il nostro...
Siamo con te, Lucia. Ti vogliamo bene!
Giulia Luigia Tatti,
e la Redazione di Rosso Venexiano.
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Il cielo a volte... va proprio fotografato perchè a raccontarlo non ci son parole e mentre il treno mi riportava in luoghi felici, io questo ritratto gliel'ho fatto! |
Mi perdo...i colori del cielo mi catturano...e mi perdo! |
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Anche milano ha questi colori...e quando la signora indossa questi abiti io non posso fare a meno di fotografarla!
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Il cielo a volte... si trucca di un blu esagerato che tutto il resto perde di colore e di interesse
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Grande artista la pioggia!!! Si ritira lasciando regali per tutti... perché non approfittarne? La "piccolina" ce l'ho sempre in tasca, pronta a rubare e restituire emozioni!
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Acqua calda a rinfrancare il corpo
Che lo spirito piano piano abbandona.
S’è fatto guscio troppo fragile la materia
Cede al conflitto con il tempo
E lo spirito combatte per liberarsi
Per fuggire lontano
A cercare nuovi respiri
Nuovi corpi da accompagnare e consumare….
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Stasera
Pensieri impalpabili
Come bolle di sapone sospinti da un alito di vento
Muoiono al primo ostacolo
Calano una goccia
Come lacrima
Per la brevità della loro vita.
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Fortunato è chi, vestito di sogni, dalla vita non si fa spogliare...ma grande è chi dei sogni nella vita si spoglia per donarli agli altri!
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Il cielo stasera
E' proprio con il caldo di questi giorni che i vapori, i gas e le luci di Milano danno al cielo delle colorazioni "strane", ne sono convinta! Visti gli orari e il fatto che il resto del cielo fosse perfettamente normale, a parte questo spicchio, non trovo altra giustificazione a questo dipinto della natura...l'ho fotografato!!! Per lasciarvi un saluto, ecco, solo per salutare e per ringraziarvi della compagnia...
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Come il vento
Ti rimarrò dentro
Come questo vento
Che spazza i giardini e scompiglia i capelli
Strappando insieme alle foglie
L’anima.
Ti rimarrò dentro
Come questo freddo invernale
Che t’avvolge le spalle e t’arriva alle ossa,
Come questo tramonto
Che sembra fuggir con lui
Ma s’impiglia fra le tue ciglia
E ti fa chiudere gli occhi
Per far sbocciare la mia immagine
Solo per un attimo
Per ritornare a tratti quando meno te lo aspetti
Proprio come fa il vento.
Foto ©Soylu, poesia ©Laura D’Amico
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Il blog di Soylu è qui
Le sue splendide foto sono qui
Soylu su Rosso Venexiano è qui
-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore Francesco Melis
-Redazione
-Foto e testi copyright ©Soylu
-Poesia in chiusura di pagina di ©Laura D’Amico
-Recensione a cura di ©Giulia Luigia Tatti
-Supervisione, scelta testi e foto, Manuela Verbasi
-Editing, Manuela Verbasi & Giulia Luigia Tatti
tutti i diritti riservati agli autori, vietato l'utilizzo e la riproduzione di testi, foto ed immagini grafiche se non autorizzati per iscritto
TrentaLuglioDuemilaotto

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Occhi bassi
è Dio, che cìgola
come una porta
aperta per bisogno,
ma sono io,
che zoppico parole
senza previo appuntamento,
occhi bassi, berretto nelle mani,
nè frastuoni di luce, nè rivoluzioni.
© Cino720
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Low eyes
It is God, who is sneaking
just like a door
that has to be kept open,
but it is me,
limping on words
with no previous dating,
low eyes, hands holding the hat,
neither noise nor light, nor revolution.
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Die Augen nieder
Es ist Gott, der quietscht:
wie eine Tuer die offen ist,
fuer alle Menschen in Not;
ich dagegen bin derjenige,
der Worte hinkt
ohne vorheriger Verabredung,
die Augen nieder, den Hut in den Händen,
kein Getöse von Licht, keine Revolutionen.
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Yeux Bas
C’est Dieu qui grince
Comme une porte
Ouverte au bèsoin,
mais c’est moi
qui boites paroles
sans préalable rendez-vous,
les yeux bas, bonnet à la main,
ni rumeurs de lumières, ni revolution.
|
-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: P. Rafficoni
-Supervisione: Manuela Verbasi
-Autore della pesia: Enrico De Zottis
-Traduzioni: E. de Zottis, Peter Patti, Dany duevitecolorate,ababarbra
-Editing: Emy Coratti, Manuela Verbasi
-Staff: E. Braune - M.Verbasi - G. Tatti - C. Desogus - A. Pittoni - P. Sprega - E. Coratti
-tutti i diritti riservati agli autori, vietato l'utilizzo e la riproduzione di testi e foto se non autorizzati per iscritto
SetteNovembreDuemilaotto

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Punti di vita...*
A volte capitano convinzioni così
come fiori secchi e
una veranda in legno,
cappelli di paglia e
vecchie porte con l'edera.
Ma dov'è finito tutto questo?
O piuttosto da dove viene?
Quella è casa...
©enricodezottis
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Points of life..
They sometimes happen – such convinctions
as dry flowers and
a wooden porch,
hats made with straw and
old doors with ivy.
But – where has this all gone?
Or where does it rather come from?
That's home..
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Lebensansichten...
Manchmal hat man Überzeugungen
die wie trockene Blumen
und eine Holzveranda,
wie Strohhüte und
alte Türe voller Efeu sind.
Aber wo ist das alles hin?
Oder vielmehr, wo kommt das her?
Dort ist das Haus...
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Points de vie…
Parfois se présentent convictions
Comme des fleurs séchées et
Une véranda en bois,
Chapeaux de chaume et
Vieilles portes de lierre.
Mais où est fini tout ça?
Ou plutôt, d’où vient-il ?
C’est la maison...
|
-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: P. Rafficoni
-Supervisione: Manuela Verbasi
-Autore della pesia: Enrico De Zottis
-Traduzioni: E. de Zottis, Peter Patti, Dany duevitecolorate,ababarbra
-Editing: Emy Coratti, Manuela Verbasi
-Staff: E. Braune - M.Verbasi - G. Tatti - C. Desogus - A. Pittoni - P. Sprega - E. Coratti
-tutti i diritti riservati agli autori, vietato l'utilizzo e la riproduzione di testi e foto se non autorizzati per iscritto
SetteNovembreDuemilaotto

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Troppo presto
Mi sveglio troppo presto.
La luce penetra dalla finestra
scendendo larga come una ragnatela.
Ti ho detto che ti avrei tenuto dentro
senza ritornare nel luogo in cui ero stata,
non sapevi che con quella promessa
stavo spezzando le mie pareti di marmo
_e su queste parole hai giocato.
Ho imparato ad odiare il sapore del cibo
le lettere che scrivo e che non so spedirti
e non mi ricordo di accendere le sigarette
mentre penso a cosa possa occorrere
per terminare la carneficina del cuore.
[Mi chiedi di parlarti e poi non ascolti.
Non mi cerchi ed io non smetto di cercarti.
Mi commissioni l’amore e m’impedisci la consegna.
Sei una droga, ti assumo ogni volta che mi dimentichi]
©parolabuia
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Too soon
I wake up too soon.
Light penetrates through the window
coming down as wide as a spider web.
I told you I would have kept you inside
not going back to the place I had been to,
you didn't know with that promise
I was breaking my marble walls
_and on these words you played.
I learned to hate the taste of food
the letters I write and have no will to send you
and I forget to light up the cigarettes
as I think what it might take
to end the slaughtering of the heart.
[You ask me to talk to you and then you don't listen.
You don't look for me and I don't stop looking for you.
You ask for love and you impede me to bring it on.
You are a drug, I fetch you every time you forget about me.]
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Zu früh
Ich wache zu früh auf.
Durch das Fenster scheint ein Licht
so breit wie ein Spinnenweben.
Ich sagte dir, ich würde dich drinnen lassen
und nicht dort zurückgehen, wo ich gerade gewesen war.
Du wusstest nicht, dass mit diesem Versprechen
ich meine Marmorwände kaputtschlug
_und hast mit meinen Worten gespielt.
Ich habe gelernt, den Geschmack des Essens
und die nie geschickten Briefe fuer dich zu hassen,
und vergesse immer, die Zigarette anzuzünden
weil ich immer überlegen muss,
wie dieses Herzgemetzel zu beenden sei.
[Du verlangst von mir, dass ich spreche, aber hören tutst du nie.
Du suchst nicht nach mir und ich höre auf, dich zu suchen.
Du gibst mir Liebe in Auftrag, aber dann verhinderst du die Lieferung.
Du bist eine Droge die ich immer dann nehme, wenn du mich vergisst]
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Trop tôt
Je me reveille de bonne heure
La lueur pénètre dans la fenêtre
Et descends comme une toile d’araignée.
Je t’ai dit que je te tiendrai en moi-même
Sans retourner au lieu où j’ai été,
Tu ne savais pas que par celle promesse
Moi je cassais mes parois de marbre
Et sur ces paroles tu as joué..
J’ai appris à haïr le goût de la nourriture
Les lettres que j’écris et que je ne sais pas expédier.
Et je ne me rappelle pas d’ allumer les sigarettes
Alors que je pense à ce qu’il faut
Pour terminer le carnage du coeur.
Tu veux que je te parle et aprés tu ne m’écoutes pas
Tu ne me cherches pas et je ne cesse de te chercher..
Tu me commendes l’amour et tu m’empêches la remise.
Tu es une drogue, je te prends quand tu m’oublies.
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-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: P. Rafficoni
-Supervisione: Manuela Verbasi
-Autore della pesia:Monica Ferretti [parolabuia]
-Traduzioni: E. de Zottis, Peter Patti, Dany duevitecolorate,ababarbra
-Editing: Emy Coratti, Manuela Verbasi
-Staff: E. Braune - M.Verbasi - G. Tatti - C. Desogus - A. Pittoni - P. Sprega - E. Coratti
-tutti i diritti riservati agli autori, vietato l'utilizzo e la riproduzione di testi e foto se non autorizzati per iscritto
SetteNovembreDuemilaotto

I have the pleasure to introduce Renato Orsini's on-line exhibition – a dear friend and a very talented photographer, whom we are honoured to host on our pages.
His pictures tell about fascinating and introvert worlds: exploring his works always means exploring places and moments of uncommon intensity.
Renato, tells through images his very way of being and seeing the world around him, careful to details and situations, with his “third” eye never fails to hit and capture the observer's attention.
. Masterly – such are his shots in black and white, a typology which the Artist particularly loves, and such is the strength they transmit that they immediately conquer you. I personally appreciate this pictures, since they are among the best ones I have seen on the web so far.
Now I shall leave you to his works' exhibition, which witnesses in fact their distinguishing uniqueness and peculiarity, way more than my words could say. I am thankful towards the Artist for making his works of art available.
Paolo Rafficoni

Renato Orsini was born in 1956. He both lives and works in Naples. He has been photographing for about twenty years, prefers b/w photography believing that the story often does not need colour. He offers very narratively incisive shortcuts of everyday life, with deep bonds with his native city and its suburbs. His shots are characterized by human presences, constant and undeniable subject of the surrounding contest, by which his artistic sensitivity is inspired. Orsini participates in several collective exhibitions, as recently done in Naples. In 2007 he exposes his work at the literary Café Intramoenia, with “Il tempo, il Luogo e l'Amore” (“The time, the Place and the Love”). During the same year, in November, in the city of Avellino, he exposes at Oltrefrontiera “I volti nascosti dell'abitudine, brevi avventure sui percorsi quotidiani” (“The hidden faces of habit, short adventures along the daily paths”). In 2006 he publishes a short but significant pictures collection called: “Stromboli. Mare Terra e Fuoco” (“Stromboli. Sea Earth and Fire”).
(Per visionare la foto a schermo intero cliccare sulla stessa)
What can you know? - Naples

I shall dream of you each night, happiness
among paths of amaranth poetry
sprout of an indulging kiss
on the blooming of a whisper – shadowed
poison of inveterate loneliness.
Without you – Agropolis

Barely does the sky open to the rays, strong at heart.
Within the veils unfurled by your wind the warm singing
of mermaids, tired arms and tight ropes.
Life is beautiful – Lisbon

Wind butterflies loosening fair hair locks
smelling of white lemon and cedar.
Flights of white hands wounding the sky.
Tammurriata – Pagani

Goblet of promises on the border of a silhouette
among corollas of hyachints and never ending eyes.
Fragments – S.Anastasia

The irregular beat is obsession, the sense
of a heart on fire... is dismay.
My wounded world within the world
suffered with bitterness and profuse martyrdom.
You are in the soul

Thrilling I pray for smiles, the love of yours
waiting for flesh to mark with kisses.
Impoverished, covered with dust, and proud
among shady leafy branches of melancholy prisons
I remove needles thrusted by hand.
In my secret life - Napoli

Does my bitterness bounce between the ribs
confused among memories of words smile
cold feet has my land of faces
and troubled look of steps.
Feeling – Agropoli

As the wind blew
on the sea of opal glass
shining in sparks of night
moments of eternal ecstasy.
Velvety kisses
on unfolded lips.
Together towards the unknown – Vesuvio

Under the sole of your shoes, the snow
on my look, rain, sighing you once again.
Us and them - Lisbona

Within the infinite remains a morning of hands
to open with caresses on your absent face.
I rip off torment in the hair and asphalt
and I die of irrepressible love madness.
The truth - Londra

Behind the desert of fears
the look falls asleep at dawn
litany of sharp screams far within the eyes
still silhouette of my short breath.
Rota rota - Pagani

So it runs towards other sunsets
life lying down drying with dawn
the trace sinking into playful cries.
In hell is quiet and proud pain
shattering with rain under a father sky
again wrinkles at the sides of the eyes.
Moments – San Leucio

With no mooring I violate the unknown blue
I leave behind beams of uncertain silences
on the wharf of good hands, it's evening already.
The artist and his essence – Sorrento

No longer open window,
shining curves suspended
faint distant point, sacrificed
in corners of trasversal horizon,
root ripped off the heart with bites.
The days – Lisbon

They keep passing by – the colours of my years
in the winter of tomorrow thick as well
Time changes direction to the echo of
held moments among whispers and dreams within imperfect nights.
Mirror of my wishes – Monreale

On the roof stars of my prisons
here and there wak light in fragments
stains of wings biting my lips
glued to proud nostalgias.
Life flows

A winter wound in these red eyes
in the wind the northern cold
swallows saliva among tongue bites, ash,
dismembered echo, my despair.
Sine verbis

I survive while I die lacerating
among memories crucified in the room and I tremble.
There's no noise in my still heart
no voice, none I can hear.

Introduction: Paolo Rafficoni.
Pictures by Renato Orsini.
Verses by Manuela Verbasi.
Translation by Enrico De Zottis.
Editing by Alessandro Pittoni, Paolo Rafficoni.
Di sguardi e di orizzonti in italiano è su Rosso Foto di Rosso Venexiano clikka qui
Recensione e biografia di Manuela Verbasi clikkando qui

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Cose così (nostalgia)
Sul tetto stelle delle mie prigioni
qua e là frammenti di luce bassa
macchie d'ali a mordermi le labbra
incollate a nostalgie orgogliose.
Rimbalza tra le costole la mia amarezza
ha piedi freddi la mia terra di smorfie
e sguardo scomodo di passi.
©Manuela Verbasi
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Things like these (nostalgia)
Up on the roof stars of my prisons
here and there low light scattered in fragments
stains of wings – biting my lips
stuck to proud nostalgias.
My own bitterness bounces among the ribs
cold feet has my land of faces
and a footsteps troubled look.
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Winzigkeiten
Über dem Dach sind Sterne meines Gefängnis
hie und da Fragmente eines schwachen Lichtes
befleckte Flügel die meine Lippen beissen
Lippen die an stolze Nostalgien kleben.
Meine Bitterkeit prallt gegen die Rippen
meine Fratzenland hat kalte Füsse
und einen beschwerlichen Blick von Schritten.
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Choses comme ça… [nostalgies]
Sur le toit, étoiles de mes prisons
Ici e là fragments d’une faible lumière
Taches d’ailes à mordre mes lèvres
Collées sur nostalgies orgueilleuses.
Rebondit entre les côtes mon amertume
Sont froids les pieds de ma terre de grimaces
Et son regard inconfortable de pas.
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Ilyen dolgok…
A tetőn, börtöneim csillagai
Itt s ott gyenge fény darabjai
Szárnyak foltjai harapják ajkaimat
Melyek büszke nosztalgiákhoz ragadtak.
Visszapattan a bordákon a keserüségem
Grimaszos földem lábai hidegek
és pillantása kényelmetlen lépések.
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Cose Così
Sur la tegmento steloj de miaj prizonoj
Tie kaj cxi tie fragmentoj da malalta lumo
Makuloj de flugiloj mordas miajn lipojn
Gluitaj al malhumilaj nostalgioj.
Resaltas tra la ripoj mia malgxojo
havas malvarmajn piedojn mia tero da grimacoj
kaj regardo malkomforta da pasxoj.
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Cosas así (nostalgias)
Sobre el techo estrellas de mis prisiones
Aquí y allá fragmentos de luz baja
Manchas de alas a morderme los labios
Pegadas a orgullosas nostalgias
Rebota entre las costillas mi amargura
Tiene pies fríos mi tierra de muecas
Y mirada incomoda de pasos
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-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttori di Frammenti: P. Rafficoni
-Supervisione: Manuela Verbasi
-Autore di Rosso Venexiano:Manuela Verbasi
-Traduzioni: E. de Zottis, Peter Patti, Dany duevitecolorate, ababarbra, Rita Maggie Foldi
-Editing: Emy Coratti
-Staff di Frammenti
-tutti i diritti riservati agli autori, vietato l'utilizzo e la riproduzione di testi e foto se non autorizzati per iscritto
Quattronovembreduemilaotto
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